A tentoni nel buio di Paolo Polvani | Chioma che si irradia (note di lettura a Nelle isole dei rami, di Marina Agostinacchio, illustrazioni di Paola Munari, Idea Press, Florida Usa 2023)

 

Il filosofo Vito Mancuso propone di passare da una visione antropocentrica a una visione albero-centrica, riportando la natura al centro dell’attenzione e facendone un modello che ispiri i comportamenti, invece che oggetto di dominio e di sperpero:

“La mia terapia consiste nell’indicare la natura quale criterio decisivo per tornare a parlare con legittimità di bene e di male. La mia tesi consiste cioè nel sostenere che oggi è precisamente l’albero, simbolo per eccellenza della natura, il soggetto che ci può far tornare a conoscere il bene e il male nella loro oggettività. Intendo dire che ai nostri giorni l’etica in quanto scienza del bene e del male può ritrovare nella natura il suo punto di riferimento condiviso.
Dobbiamo passare dall’antropo-centrismo all’albero-centrismo: dalla visione che sottomette all’uomo tutte le cose, a quella che intende servire l’equilibrio naturale simboleggiato dall’albero.

Si tratta più precisamente di convertire l’antropocentrismo passando dalla visione che sottomette all’uomo tutte le cose, a quella che intende porre il suo innegabile primato cognitivo a servizio dell’equilibrio naturale”.

La funzione vitale dell’albero non è mai stata così presente nelle persone che hanno a cuore la sopravvivenza del pianeta. Una nuova, grande quantità di alberi è in grado di contrastare i danni e gli scempi causati dall’uomo, e tendere a una nuova forma di equilibrio.

Ma esiste anche una funzione estetica legata alle piante e agli alberi in particolare, così, a partire da immagini relative a questa meravigliosa presenza, a questo prezioso compagno di viaggio, Marina Agostinacchio ha dedicato agli alberi versi di grande eleganza e partecipazione emotiva. In apertura del libro “Nelle isole dei rami” è scritto:

“I versi di questo libro nascono da una folgorazione ottica suscitata dai dipinti sugli alberi di Paola Munari. L’artista li ritrae con uno sguardo attento al particolare e al contempo capace di trasfigurarne la materia e lo spirito, secondo una prospettiva contemplativa ed onirica. La parola vive nelle forme e nelle sfumature cromatiche degli acquerelli, diviene linea, screpolatura, intimo dissidio, interrogativo, ricordo umano. La scrittura è però anche testimonianza della metamorfosi del corpo che diviene la voce degli alberi. Essa racconta i loro segreti, gli apparenti silenzi, i paesaggi, le magiche astrazioni”.

I versi restituiscono la bellezza delle immagini prestando le parole agli alberi, in un intreccio delicato ma potente, infatti gli acquerelli di Paola Munari risultano di grande fascino e non è difficile immaginarli come forte fonte di ispirazione per una poetessa sensibile e insieme fattiva come Marina Agostinacchio.

I testi sono riportati in italiano e in inglese, con la traduzione della stessa autrice.

Cosa raccontano dunque degli alberi? ne sottolineano l’esasperata bellezza la solitudine del tronco, l’argento che si irradia, ci raccontano, meravigliosamente, del “conflitto di quei morbidi azzurri”, e ancora: “Proprio in quel punto ho scelto di essere / me stessa, / replicata nelle isole dei rami”.

Si tratta dunque di un’operazione esteticamente ineccepibile e di sicuro fascino e impatto; inoltre mettere al centro la figura degli alberi ha anche il significato di tenere accesa l’attenzione sul discorso ecologista, sulla rilevanza fondamentale che hanno queste nobili creature in direzione di un riallineamento delle condizioni vitali del pianeta.

 

 

Erano davvero gli avamposti

 o gli ultimi rimasti

 per un piacere insano.

 Mi dico: Perché mi hanno portata

 qui, così sola nel conflitto

 di morbidi azzurri? Infilarmi dritta,

 lo sguardo di civetta, vago,

 estraneo nel reticolo accennato…

 Forse parole a indicare ogni movenza d’astro.

 

 

°   °   °   °   °

 

 

Ruvide contro un ruvido. Ad armi pari

combattiamo. Io, le mie piccole schegge

che si innalzano forti anche in assenza

di vento. Gemo perché non ho più

le flessuose movenze dello squarcio

assoluto. Ora salgo e scendo scale

lungo il mio corpo e cerco invano gli occhi.

 

 

°   °   °   °   °

 

 

Non conosco nessuno,

 se non questo ricadere di ciuffi.

 Anche una volta ho assistito allo strazio

 di fieri capelli ripiegati

 che ancora proteggevano l’arcano

 groviglio di un corpo.

 Arreso e risorto. Triplico

 il gomito e il ginocchio.

                                            E ascolto.

 

 

°   °   °   °   °

 

 

Questo inchinarsi a un tondo, l’umano

 che si triplica obbediente,

 con l’orbita spalancata,

 un occhio che si spende in palpebre

 di bosco —

 chioma che si irradia —

 Mettersi dentro un codice, alfabeto

 né più mio, né tuo. Un dapprincipio

 dov’era adagiato il vuoto.

 

 


MARINA AGOSTINACCHIO vive a Padova, dove è nata nel 1957. Si è laureata con una tesi sugli scritti letterari di Antonio Banfi. Ha insegnato Lettere nella scuola dal 1983 al 2020. Nel 2002 è stata tra i vincitori del premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito. Sul n. 178 di “Poesia”, la rivista di Nicola Crocetti, è uscito, nel dicembre del 2003, Elegia, un poemetto dedicato al padre. Ha pubblicato le seguenti raccolte:  Porticati,  Ro Ferrarese (FE), Book Editore, 2006; Azzurro, il melograno, Pasturana (AL), Puntoacapo Editrice, 2009; Lo sguardo, la gioia, Narcissus Self Publishing, 2012; Tra ponte e selciato, con illustrazioni di Paola Munari, Ve – nezia, Centro Internazionale della Grafica, 2014; Statue d’acqua, corredato da illustrazioni e incisioni dell’artista Elena Candeo, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 2015; Bab el gherib (La porta del vento), con illustrazioni di Graziella Giacobbe, Sesto San Giovanni (MI), Mimesis Edizioni, 2018; Trittico berlinese, con illustrazioni di Elena Candeo e Paola Munari, New York, Idea Press 2021; Dialogo con Albertine, con illustrazioni di Elena Can – deo, Caravaggio (BG), Divinafollia, 2022

 

 

PAOLA MUNARI: è nata a Este e vive a Padova. Ha insegnato arte e lettere nella scuola. Tra le Esposizioni personali si annoverano: “Colori di danze”, Montegrotto Terme, Villa Draghi, 2008; “Armonie”, Monselice, Complesso monumentale San Paolo, 2009; “Era. Sfumature di un tempo ritrovato”, Este, Circolo culturale La Medusa, 2012; “Sequenzialità’, Padova, 2014; “Il popolo in piedi”, Padova, Arte – misia, 2017. Ha illustrato l’antologia di poesie e racconti Base per altezza diviso… tre, Pa – dova, La Chiave, 2003 e la raccolta di poesia di Marina Agostinacchio, Tra ponte e selciato, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 2014. Sue illustrazioni sono apparse in diverse riviste e libri.