
Mi dice che gli manca che gli manca il mio corpo di prima gli manca il mio corpo quello di prima,
dieci inediti di Valentina Casadei
1.
mi dice che gli manca che gli manca il mio corpo di prima
gli manca il mio corpo quello di prima gli chiedo se può
spegnere la luce è dal suo lato del letto spegnere la luce
per non vedere i suoi occhi che mi guardano quando mi
dice che gli manca che gli manca il mio corpo di prima
che in certe posizioni il piacere si ritrae che la presenza
nella pancia dà i brividi che gli manca il mio corpo quello
di prima ora a luce spenta vuole parlare comunque
parlare sempre parlare parlare io voglio dormire per
dimenticare dimenticare la frase il sedere pieno tondo
bucato dimenticare il grasso quello sotto al mento nelle
braccia nelle cosce sono la versione più lontana da me
stessa quella con il seno grosso quella pesante
abominevole irriconoscibile allo specchio un mostro
lento nello spazio ora a luce spenta voglio solo dormire
lui vuole parlare c’è il dolore ma non ci sono le lacrime il
vento respinge la colomba il corpo sprofonda oltre il
materasso più in basso dell’inferno nel paese che mi
assomiglia
mi sentirò davvero madre quando mi chiamerai maman?
la parola maman suona per me come pioggia sapone
attaccapanni alberi trapunta usignolo intimidire discarica
emorroidi avventura ginocchia precipitarsi maman non
scalda come madre non mi fa niente non scalda non sa
scaldare calzettini occhiali luna vicissitudini è come
chiamarmi con un nome non mio Valentine al posto di
Valentina e quando mi parlerai nella lingua di questo
paese che odio e che amo questo paese che non è il mio
ma che sarà il tuo cosa proverò? ancora non lo so e come
ladro di ore come ladro disperato appartenere a un
passato mai abbandonato lontanissimo da qui abitare un
presente in sospensione e davanti a sé come sola
prospettiva la formica che opera il cuore
3.
all’ospedale un metro di vena difficile da pungere un
metro di vena che mi viene svuotata provette d’orrore
urinare nel vasetto fare centro fare centro per il campione
da analizzare sono il campione che ha fatto centro
davanti il sorriso dell’ostetrica dietro solo ferite antiche
4.
non preoccuparti per i calci che mi dai sono carezze per
me sei tu che scalci al posto mio quando io non ci riesco
cresciuta nel mio silenzio nelle notti in cui resto ferma a
tenerti stretta senza braccia a pensare al corpo che non
diventa mai casa nelle notti in cui resto ferma a pensare
al corpo all’abbraccio alla casa tu non preoccuparti per i
calci che mi dai e chi l’avrebbe mai detto che un calcio
potesse lenirmi
5.
dos d’âne! come si traduce in italiano? mi chiede Kat al
picnic gli amici il compagno che aspettano in cerchio dos
d’âne in italiano è schiena d’asino abbiamo dovuto
rallentare perché c’era una schiena d’asino pericolosa
sulla strada nessuno parla italiano non ricordo come si
dica non me lo ricordo faccio finta di niente la schiena
d’asino che facilita il deflusso dell’acqua piovana tutti
riprendono a parlare a parlare a bocca piena a ripetere
schiena d’asino con accento francese il mio sorriso che
nasconde il terrore di dimenticare di dimenticarmi di
Alberta la maestra dei temi in bella copia dei temi in una
sola colonna sul foglio piegato a metà di Irene mia nonna
la regina delle filastrocche dirindèna dirindèna pan e mufet
cullata sulle sue ginocchia mentre parla di pane
ammuffito in romagnolo dirindèna dirindèna pan e mufet
pim pe pom in ti fasul mentre parla di pane ammuffito e di
fagioli allontanarmi un attimo dire a tutti che mi chiama
mia madre il compagno con lo sguardo che osserva che
mi allunga la mano la mano per tirarmi su da terra
allontanarmi dietro l’albero sul cellulare cercare dos d’âne
cercare dos d’âne in italiano nascosta dietro l’albero trovare
dosso: abbiamo dovuto rallentare perché c’era un dosso
pericoloso sulla strada ho dovuto rallentare perché c’era
un dosso pericoloso sulla strada dietro l’albero ho dovuto
aspettare perché c’era un peso pericoloso sul cuore
6.
ho sognato l’aborto di mia madre il suo corpo vestito di
bianco in un bagno di sangue ho sognato l’aborto
l’aborto di mia madre la non-sorella uccisa a colpi di
forchetta la non-sorella in un bagno di sangue l’aborto di
mia madre durante una giornata zoppa irreparabile ho
visto gli occhi che avrei baciato se mi avessero guardata
se solo mi avessero guardata li avrei baciati quegli occhi
di bambina eppure è mia madre la mia madre-bambina la
mia dolce madre-bambina quella nata per qualcuno c’è
sempre quel brivido davanti a ciò che potrebbe
inghiottirci
7.
svegliarsi presto col buio sono le cinque e mezza le
cinque e mezza del mattino il compagno che dorme che
sogna mugugni incomprensibili ma appassionati
mugugni che mi escludono e ne gioisco non so nulla della
notte ma la notte sembra conoscermi bene me ne rendo
conto quando vago per la stanza al buio quando vago
senza accendere la luce pensare alle dita nei ranuncoli a
come avrai gli occhi al tuo odore di pane fresco chiedermi
se anche tu un giorno sul foglietto illustrativo familiare
leggerai: subire per evitare il rifiuto
8.
il singhiozzo di mia madre il giorno della mia nascita un
solo unico pensiero doloroso eccoci qua è nata e morirà
è nata e allora? un giorno morirà la mia anima di leone
apre gli occhi
9.
sul massiccio del Gran Paradiso passaggio glaciale
chiamato Schiena d’Asino ripido costone di ghiaccio e di
neve che gli alpinisti devono superare per raggiungere la
vetta superare il costone per arrivare in cima schiena
d’asino come ostacolo ostacolo che fa balbettare pim pe
pom in ti fasul sento scalciare nella pancia
10.
trasportata a occhi chiusi sul dorso dell’asino incurvarmi
addormentarmi invecchiare incurvata addormentata
ormai invecchiata calma come una candela trasportata dai
pascoli ai mercati dai pascoli ai mercati sul dorso
dell’asino il raglio della bestia al posto della filastrocca il
feto inesistente e l’utero che non tiranneggia più gli
organi una leggerezza nuova

Valentina Casadei (Ravenna, 1993) è una poetessa, sceneggiatrice e regista italiana residente a Parigi. È autrice di sette raccolte di poesia pubblicate in Italia e in Francia, tra cui Uno più uno fa uno (Edizioni Ensemble, 2020), Abitare la ferita (I Quaderni del Bardo, 2024), Plainte contre A (Maintien de la Reine, 2024), Cuore maestro (Edizioni Ensemble, 2025) e Sans toit ni toi (Nouvelles Traces, 2026). Per Uno più uno fa uno ha ricevuto il Premio Carver ed è stata finalista al Premio Polverini; per Cuore maestro ha vinto il Premio Lucini. Nel 2025 ha ottenuto una borsa di creazione letteraria dal Centre national du livre (CNL) per lo sviluppo di Sans toit ni toi.
Conduce atelier di poesia presso la Casa delle Donne di Parigi e nel carcere di Cergy. Laureata in Storia del Cinema al DAMS di Bologna e in Regia e Sceneggiatura a Parigi, insegna sceneggiatura, collabora con ARTE come lettrice ed è autrice e regista di cortometraggi selezionati e premiati in festival nazionali e internazionali.



















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