Redes de música anchas como el cielo di Claudia Zironi | La controra – anteprima. Intervista al musicista Mario Cardona / La controra – preestreno. Entrevista al músico Mario Cardona (ITA / ESP)

 

   

VER.ITA (in coda VER. ESP)

 

Cuerdas Trio

Mario Cardona è musicista e compositore, tra i pionieri in Italia nell’esplorazione del charango oltre i confini della tradizione andina. Con questo piccolo strumento a corde ha costruito negli anni un percorso musicale capace di attraversare geografie e linguaggi diversi, dalle Ande al Mediterraneo, dando vita a progetti come Cantolibre e contribuendo alla diffusione dello strumento anche attraverso la fondazione della Società Italiana del Charango.
Nel suo lavoro la musica si muove spesso come un viaggio: un intreccio di tradizioni, incontri e paesaggi culturali che trovano nuove forme nel dialogo tra strumenti e sensibilità diverse. Questa vocazione all’attraversamento dei confini musicali continua oggi anche nell’esperienza del Cuerdas Trio, insieme al chitarrista peruviano David Beltran Soto Chero e a Giorgio Scarano, musicisti provenienti da percorsi differenti ma uniti da una comune ricerca timbrica.
L’occasione di questa conversazione è l’anteprima di un nuovo progetto discografico: un album dal titolo La controra che raccoglie composizioni originali per chitarra firmate da Cardona e interpretate dal Cuerdas Trio, accanto a due brani di Soto Chero. Un lavoro che sembra aprire un nuovo capitolo nel suo percorso creativo, mantenendo viva quella tensione verso l’incontro tra culture che da sempre attraversa la sua musica.

 

Benvenuto, Mario Cardona

Un piacere incontrarvi e grazie per questo spazio che mi dedicate

 

Entriamo subito nel vivo dell’intervista.

Questo album nasce come il tuo primo lavoro di composizioni originali per chitarra. Che cosa ti ha spinto a scrivere per questo strumento dopo tanti anni in cui il charango è stato il centro della tua ricerca?

Il charango è stato il mio primo e unico strumento. Sono completamente immerso nel suo mondo e nelle sue sonorità. Con la chitarra invece ho sempre avuto un rapporto difficile perché la amo molto, ma non sono mai riuscito a suonarla decentemente, ad accarezzarla dal verso giusto. Ovviamente dopo aver imparato a suonare il charango, anche per esigenze di gruppo, per suonare con altre persone o per avvicinarmi a repertori diversi, un po’ ho imparato a suonarla, ma sempre con risultati modesti. A casa mia, comunque, la chitarra c’è sempre e la uso molto anche per comporre musica. Così avendo la fortuna di suonare con due chitarristi bravissimi, ho deciso di riunire composizioni per chitarra sola scritte in tempi diversi e di sottoporle al Cuerdas Trio. I ragazzi hanno accettato di interpretare i brani e così è nato il secondo CD del Cuerdas Trio. Un CD un po’ atipico perché è dedicato ad uno strumento solo, ma è un lavoro collettivo del Trio.

 

Nei titoli dei brani compaiono spesso luoghi o coordinate geografiche. In “Te espero en Callao y Corrientes”, ad esempio, due città sembrano incontrarsi nello stesso punto. Che tipo di viaggio immaginavi mentre scrivevi questo pezzo?

Callao e Corrientes sono due importanti arterie di Buenos Aires che si incrociano. Per un periodo della mia vita sono stato molto spesso a Buenos Aires, una città che amo profondamente. Ho ricordi bellissimi di quei tempi e delle tante belle persone che ho incontrato. Una volta avevo un appuntamento all’incrocio tra queste due strade e aspettando mi è venuto in mente un tema per chitarra che poi successivamente ho sviluppato ed è diventato, appunto, Te espero en Callao y Corrientes (Ti aspetto all’incrocio tra Callao e Corrientes).

 

Molti tuoi titoli hanno una qualità quasi narrativa. “Estudio para un domingo (si llueve)” sembra già raccontare una piccola scena. Quando componi pensi anche a situazioni, atmosfere o momenti della giornata?

Penso di scrivere una musica abbastanza evocativa o narrativa, però dipende, ogni pezzo ha una storia a sé. A volte il titolo viene dopo, a partire da cosa mi ricorda la musica che mi è venuta in mente, a volte la musica si sviluppa invece sulla suggestione delle parole.

 

“Grietas y alcaparras” è un titolo molto suggestivo: mette insieme qualcosa di ruvido e qualcosa di domestico, quotidiano. La bellezza del fiore di cappero che nasce nelle crepe della pietra. Ti interessa creare nella musica contrasti simili a quelli che si trovano nella poesia o nella letteratura?

In realtà i capperi mi piacciono moltissimo e nella mia cucina sono sempre presenti. Li metterei ovunque. Ho provato anche a far crescere una pianta di capperi in casa, ma a parte un bellissimo fiore, i capperi non sono arrivati. Inoltre, amo il paesaggio mediterraneo e la pianta di cappero ne è un simbolo. Così mentre scrivevo il pezzo, che mi pareva, appunto, evocativo di un paesaggio mediterraneo ci ho messo i capperi anche lì.

 

Al centro del disco c’è “La controra Suite”. Anche in questo caso, come per il cappero, viene evocato il Sud Italia: la controra è un tempo sospeso, quasi irreale, quando tutto sembra fermarsi. Come è nata l’idea di costruire un’intera suite intorno a questo momento della giornata?

Io sono nato a Venezia, ma da molti anni insegno all’università di Bari. Così ho imparato a conoscere il Sud Italia, le sue bellezze, la sua gente, le sue contraddizioni e anche tante parole nuove che venendo da lontano non avevo ancora incontrato. Vero il 2018 o 2019, mi pare, avevo composto una serie di frammenti, di idee musicali, di frasi musicali sparse che si richiamavano tra loro, ma non trovavano un senso per stare assieme. Un giorno d’estate particolarmente caldo e afoso, mi ricordo molto bene, ero nel mio studio e mi telefonò un collega nelle prime ore caldissime del pomeriggio, così esordì la telefonata dicendomi «Mario scusami se ti chiamo così, alla controra». “Controra” mi sembrò una parola bellissima! Come se racchiudesse la rappresentazione di un mondo antico. Nella tradizione è un momento immobile, sospeso, in cui possono apparire presenze e spiriti… contra hora dicevano i latini, l’ora opposta, l’ora contro. Questa parola ha avuto in un momento la capacità di riunire tutti i miei frammenti musicali che non sapevano dove andare, era nata l’idea della suite La controra. Mesi dopo è scoppiata la pandemia del Covid-19 e durante tutto il periodo di confinamento a casa mi sono dedicato a sviluppare tutte le sei parti della suite che oggi dà il titolo al CD dei Cuerdas.

 

I movimenti della suite – “Canzone del Sud”, “La ola y el caracol”, fino a “Preambolum e Exodus” – sembrano disegnare una specie di percorso o racconto musicale. Possiamo ascoltarla come una piccola storia?

Penso di sì, però forse è un po’ una forma di scrittura creativa, uno ascolta la suite e ci immagina la storia che la musica gli suggerisce. Io ho la mia versione…

 

“La ola y el caracol” evoca immagini marine molto precise. Quanto il paesaggio naturale entra nel tuo modo di pensare la musica?

Sicuramente molto, perché amo e rispetto la natura. Però alle volte tutto nasce da momenti precisi forse anche banali. Una volta ero triste per una delusione e seduto su un sasso vicino al mare ho osservato a lungo una conchiglia vuota sul bagnasciuga che sembrava spostarsi ad ogni onda, ma poi restava lì, finché un’onda più forte se l’è portata via. E così è nato il pezzo La ola y el caracol (L’onda e la conchiglia)

 

Se dovessi descrivere questo disco a qualcuno che non l’ha ancora ascoltato usando un’immagine o un paesaggio, quale sarebbe?

Francamente non saprei proprio. È un percorso di ascolto che mi è difficile definire. D’altronde uno scrive la musica in un certo momento, ma poi lei viaggia per conto suo ed è di tutti quelli che la incontrano e vogliono ascoltarla, a qualcuno dice qualcosa ad altri nulla, a qualcuno piace ad altri proprio no, è la sua vita. Posso solo consigliare di ascoltare questo disco con calma, prendendosi un po’ di tempo per lasciarsi ascoltare. Magari con un buon vino rosso a temperatura ambiente. Ecco, forse il consiglio che mi sento di dare è di ascoltare il CD a temperatura ambiente…

 

In questo album le tue composizioni prendono vita attraverso le chitarre di David Beltran Soto Chero e Giorgio Scarano. Quando scrivi pensi già alle persone che suoneranno la musica?

No. Quando ho proposto i brani a David e Giorgio se li sono divisi loro, a parte Estudio para un domingo (si llueve) che ho scritto per David tanti anni fa quando suonavamo in duo.

 

I due musicisti hanno percorsi molto diversi -tra tradizione sudamericana, formazione classica e altre influenze. In che modo le loro personalità hanno trasformato i tuoi brani durante il lavoro insieme?

Ci conosciamo da tanto tempo e ci vogliamo bene. Suoniamo assieme e dunque condividiamo un certo modo di fare musica e abbiamo delle sensibilità comuni. Abbiamo discusso assieme le partiture, le abbiamo sistemate perché fossero adeguate chitarristicamente e grazie alle loro conoscenze musicali le abbiamo migliorate nella struttura correggendo a volte la mia spontaneità compositiva intervenendo su alcune soluzioni armoniche. Poi ognuno ha suonato i brani interpretandoli secondo la propria sensibilità.

 

Il repertorio del Cuerdas Trio attraversa mondi diversi: musica popolare latinoamericana, musica colta, ricerca timbrica. Ti interessa ancora parlare di “generi musicali”, oppure preferisci pensare alla musica come a uno spazio più libero?

Penso sia uno spazio libero in cui riuniamo i nostri mondi musicali con totale libertà espressiva, ma con grande rispetto per le tradizioni musicali che attraversano il nostro repertorio

 

David Beltran Soto Chero

Nel disco compaiono anche due composizioni di Soto Chero, “Canción de cuna” e “Scugnizza”. Che tipo di dialogo si crea tra la sua scrittura e la tua all’interno dello stesso album?

David è un musicista a tutto tondo. È un eccellente chitarrista e un musicista completo con una sensibilità musicale straordinaria. Sono orgoglioso che abbia voluto inserire due composizioni sue accanto alle mie. E ci stanno benissimo!

 

Sei stato tra i pionieri dell’uso del charango in Italia fuori dai confini della tradizione andina. Quanto quella esperienza continua a influenzare il tuo modo di pensare la musica, anche quando scrivi per altri strumenti?

Sono e sarò sempre un eterno innamorato del charango e del suo mondo. Mi sono avvicinato alla musica per amore di questo strumento che rimane al centro del mio orizzonte musicale. La controra è una divagazione sulla chitarra che ha trovato modo di realizzarsi grazie all’affetto e all’aiuto dei miei compagni e amici del Trio. La mia prospettiva resta quella di studiare e sviluppare il mio repertorio e le mie conoscenze sul charango.

 

Cantolibre

Guardando al tuo percorso -da Cantolibre fino ai progetti più recenti- senti che questo album rappresenta una nuova direzione nella tua esperienza compositiva?

Sai, qui bisogna chiarire il significato della parola “compositore”. Se intendiamo alla lettera “colui che compone”, in effetti posso ritrovarmici, perché nel corso della mia esperienza musicale ho sempre avuto la necessità di scrivere musica mia, e devo dire, per fortuna, che di idee musicali me ne vengono molte e in continuazione. Se invece per compositore intendiamo un musicista che ha dedicato la sua vita allo studio della composizione, che conosce profondamente l’armonia, il contrappunto e gli stili compositivi, allora il discorso cambia. Io ho fatto una carriera universitaria dedicandomi alle scienze del linguaggio e la mia formazione musicale è una formazione parallela, prevalentemente da autodidatta, con conoscenze acquisite nel tempo senza aver seguito studi regolari e aver conseguito alcun diploma in ambito musicale, anche se ho seguito alcuni corsi. Parlare dunque nel mio caso di esperienza compositiva o di possibili direzioni di un mio stile compositivo è francamente esagerato. Io mi alzo la mattina e la musica e il charango si svegliano con me. Ho bisogno di suonare e scrivere musica perché fa parte del mio modo di stare al mondo. Certo cerco di migliorarmi e di studiare più che posso, ma poi se quello che scrivo ha un senso, una direzione, una poetica, uno stile, lo lascio dire agli altri. Io scrivo musica perché mi fa stare bene.

 

Ringraziamo e ci accomiatiamo da Mario Cardona con un’ultima, importante domanda: per quando è prevista l’uscita del CD?

Non so dirlo al momento. Sicuramente lo pubblica la Visage che è l’etichetta discografica che promuove il Cuerdas Trio, però non so quando uscirà, forse in autunno.

   

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VER. ESP

  

Cuerdas Trio

Mario Cardona es músico y compositor, entre los pioneros en Italia en la exploración del charango más allá de los límites de la tradición andina. Con este pequeño instrumento de cuerdas ha construido a lo largo de los años un recorrido musical capaz de atravesar geografías y lenguajes diversos, desde los Andes hasta el Mediterráneo, dando vida a proyectos como Cantolibre y contribuyendo a la difusión del instrumento también a través de la fundación de la Società Italiana del Charango.
En su trabajo, la música se mueve a menudo como un viaje: un entrelazamiento de tradiciones, encuentros y paisajes culturales que encuentran nuevas formas en el diálogo entre instrumentos y sensibilidades distintas. Esta vocación de atravesar fronteras musicales continúa hoy también en la experiencia del Cuerdas Trío, junto al guitarrista peruano David Beltrán Soto Chero y a Giorgio Scarano, músicos provenientes de trayectorias diferentes pero unidos por una búsqueda tímbrica común.
La ocasión de esta conversación es el preestreno de un nuevo proyecto discográfico: un álbum titulado La controra, que reúne composiciones originales para guitarra firmadas por Cardona e interpretadas por el Cuerdas Trío, junto a dos piezas de Soto Chero. Un trabajo que parece abrir un nuevo capítulo en su recorrido creativo, manteniendo viva esa tensión hacia el encuentro entre culturas que desde siempre atraviesa su música.

 

Bienvenido, Mario Cardona.

Es un placer encontrarles y gracias por este espacio que me dedican.

 

Entremos de lleno en la entrevista.

Este álbum nace como tu primer trabajo de composiciones originales para guitarra. ¿Qué te impulsó a escribir para este instrumento después de tantos años en los que el charango ha sido el centro de tu investigación?

El charango ha sido mi primer y único instrumento. Estoy completamente inmerso en su mundo y en sus sonoridades. Con la guitarra, en cambio, siempre he tenido una relación difícil porque la amo mucho, pero nunca he logrado tocarla decentemente, acariciarla en la dirección adecuada. Obviamente, después de haber aprendido a tocar el charango, también por necesidades de grupo, para tocar con otras personas o acercarme a repertorios diferentes, algo he aprendido a tocarla, pero siempre con resultados modestos. En mi casa, de todos modos, la guitarra siempre ha estado presente y la utilizo mucho también para componer música. Así, teniendo la suerte de tocar con dos guitarristas extraordinarios, decidí reunir composiciones para guitarra sola escritas en distintos momentos y proponerlas al Cuerdas Trío. Los chicos aceptaron interpretar las piezas y así nació el segundo CD del Cuerdas Trío. Un CD un poco atípico porque está dedicado a un solo instrumento, pero es un trabajo colectivo del trío.

 

En los títulos de las piezas aparecen a menudo lugares o coordenadas geográficas. En “Te espero en Callao y Corrientes”, por ejemplo, dos ciudades parecen encontrarse en un mismo punto. ¿Qué tipo de viaje imaginabas mientras escribías esta pieza?

Callao y Corrientes son dos importantes avenidas de Buenos Aires que se cruzan. Durante un período de mi vida estuve muy a menudo en Buenos Aires, una ciudad que amo profundamente. Tengo recuerdos hermosos de esos tiempos y de las muchas personas maravillosas que conocí. Una vez tenía una cita en el cruce de estas dos calles y, mientras esperaba, se me ocurrió un tema para guitarra que luego desarrollé y se convirtió, justamente, en Te espero en Callao y Corrientes (Te espero en el cruce entre Callao y Corrientes).

 

Muchos de tus títulos tienen una cualidad casi narrativa. “Estudio para un domingo (si llueve)” ya parece contar una pequeña escena. ¿Cuando compones piensas también en situaciones, atmósferas o momentos del día?

Creo que escribo una música bastante evocadora o narrativa, pero depende, cada pieza tiene su propia historia. A veces el título llega después, a partir de lo que me recuerda la música que se me ha ocurrido; otras veces, en cambio, la música se desarrolla a partir de la sugerencia de las palabras.

  

“Grietas y alcaparras” es un título muy sugerente: reúne algo áspero y algo doméstico, cotidiano. La belleza de la flor del alcaparro que nace en las grietas de la piedra. ¿Te interesa crear en la música contrastes similares a los que se encuentran en la poesía o la literatura?

En realidad, me encantan las alcaparras y en mi cocina siempre están presentes. Las pondría en todas partes. También intenté cultivar una planta de alcaparras en casa, pero aparte de una flor bellísima, las alcaparras no llegaron. Además, amo el paisaje mediterráneo y la planta de alcaparra es un símbolo de él. Así que, mientras escribía la pieza, que me parecía precisamente evocadora de un paisaje mediterráneo, también puse las alcaparras allí.

   

En el centro del disco está “La controra Suite”. También en este caso, como con la alcaparra, se evoca el sur de Italia: la controra es un tiempo suspendido, casi irreal, cuando todo parece detenerse. ¿Cómo nació la idea de construir toda una suite alrededor de este momento del día?

Yo nací en Venecia, pero desde hace muchos años enseño en la universidad de Bari. Así he aprendido a conocer el sur de Italia, sus bellezas, su gente, sus contradicciones y también muchas palabras nuevas que, viniendo de lejos, aún no había encontrado. Hacia 2018 o 2019, creo, había compuesto una serie de fragmentos, ideas musicales, frases dispersas que se relacionaban entre sí pero no encontraban un sentido para estar juntas. Un día de verano particularmente caluroso y húmedo —lo recuerdo muy bien— estaba en mi estudio cuando me llamó un colega en las primeras horas tórridas de la tarde y comenzó la llamada diciendo: “Mario, perdóname si te llamo así, a la controra”. “Controra” me pareció una palabra hermosísima, como si encerrara la representación de un mundo antiguo. En la tradición es un momento inmóvil, suspendido, en el que pueden aparecer presencias y espíritus… contra hora, decían los latinos, la hora opuesta, la hora en contra. Esa palabra tuvo la capacidad de reunir todos mis fragmentos musicales que no sabían hacia dónde ir: había nacido la idea de la suite La controra. Meses después estalló la pandemia de Covid-19 y durante todo el periodo de confinamiento en casa me dediqué a desarrollar las seis partes de la suite que hoy da título al CD del Cuerdas.

  

Los movimientos de la suite -“Canción del Sur”, “La ola y el caracol”, hasta “Preambolum y Exodus”- parecen dibujar una especie de recorrido o relato musical. ¿Podemos escucharla como una pequeña historia?

Creo que sí, pero quizás es una forma de escritura creativa: cada uno escucha la suite e imagina la historia que la música le sugiere. Yo tengo mi propia versión…

   

“La ola y el caracol” evoca imágenes marinas muy precisas. ¿Cuánto influye el paisaje natural en tu manera de pensar la música?

Seguramente mucho, porque amo y respeto la naturaleza. Pero a veces todo nace de momentos concretos, quizás también banales. Una vez estaba triste por una decepción y, sentado sobre una roca junto al mar, observé durante mucho tiempo una concha vacía en la orilla que parecía moverse con cada ola, pero luego permanecía allí, hasta que una ola más fuerte se la llevó. Y así nació la pieza La ola y el caracol.

   

Si tuvieras que describir este disco a alguien que aún no lo ha escuchado usando una imagen o un paisaje, ¿cuál sería?

Sinceramente no sabría. Es un recorrido de escucha difícil de definir. Al fin y al cabo, uno escribe la música en un momento determinado, pero luego ella viaja por su cuenta y pertenece a todos los que la encuentran y quieren escucharla: a algunos les dice algo, a otros nada; a algunos les gusta, a otros no en absoluto, es su vida. Solo puedo aconsejar escuchar este disco con calma, tomándose un poco de tiempo para dejarse escuchar. Quizás con un buen vino tinto a temperatura ambiente. Tal vez el consejo que me siento de dar es escuchar el CD a temperatura ambiente…

   

Duo Coro

En este álbum tus composiciones cobran vida a través de las guitarras de David Beltrán Soto Chero y Giorgio Scarano. Cuando escribes, ¿piensas ya en las personas que interpretarán la música?

No. Cuando propuse las piezas a David y Giorgio, ellos mismos se las repartieron, salvo Estudio para un domingo (si llueve), que escribí para David hace muchos años cuando tocábamos en dúo.

   

Los dos músicos tienen trayectorias muy diferentes —entre tradición sudamericana, formación clásica y otras influencias—. ¿De qué manera sus personalidades transformaron tus piezas durante el trabajo conjunto?

Nos conocemos desde hace mucho tiempo y nos tenemos cariño. Tocamos juntos y compartimos una cierta manera de hacer música y sensibilidades comunes. Hemos discutido juntos las partituras, las hemos ajustado para que fueran adecuadas para la guitarra y, gracias a sus conocimientos musicales, las hemos mejorado estructuralmente, corrigiendo a veces mi espontaneidad compositiva interviniendo en algunas soluciones armónicas. Luego cada uno interpretó las piezas según su propia sensibilidad.

   

El repertorio del Cuerdas Trío atraviesa mundos diferentes: música popular latinoamericana, música culta, investigación tímbrica. ¿Te interesa todavía hablar de “géneros musicales” o prefieres pensar la música como un espacio más libre?

Pienso que es un espacio libre en el que reunimos nuestros mundos musicales con total libertad expresiva, pero con gran respeto por las tradiciones musicales que atraviesan nuestro repertorio.

    

En el disco aparecen también dos composiciones de Soto Chero, “Canción de cuna” y “Scugnizza”. ¿Qué tipo de diálogo se crea entre su escritura y la tuya dentro del mismo álbum?

David es un músico completo. Es un excelente guitarrista y posee una sensibilidad musical extraordinaria. Estoy orgulloso de que haya querido incluir dos composiciones suyas junto a las mías. ¡Y encajan perfectamente!

   

Has sido uno de los pioneros en el uso del charango en Italia fuera de los límites de la tradición andina. ¿Cuánto sigue influyendo esa experiencia en tu manera de pensar la música, incluso cuando escribes para otros instrumentos?

Soy y seré siempre un enamorado eterno del charango y de su mundo. Me acerqué a la música por amor a este instrumento, que sigue siendo el centro de mi horizonte musical. La controra es una digresión sobre la guitarra que ha encontrado forma gracias al afecto y la ayuda de mis compañeros y amigos del trío. Mi perspectiva sigue siendo estudiar y desarrollar mi repertorio y mis conocimientos sobre el charango.

   

Cuerdas Trio in concerto

Mirando tu trayectoria -desde Cantolibre hasta los proyectos más recientes-, ¿sientes que este álbum representa una nueva dirección en tu experiencia compositiva?

Aquí hay que aclarar el significado de la palabra “compositor”. Si la entendemos literalmente como “quien compone”, en efecto puedo reconocerme en ella, porque a lo largo de mi experiencia musical siempre he tenido la necesidad de escribir mi propia música, y debo decir, por suerte, que las ideas musicales me vienen muchas y constantemente. Si, en cambio, entendemos por compositor a un músico que ha dedicado su vida al estudio de la composición, que conoce profundamente la armonía, el contrapunto y los estilos compositivos, entonces la cuestión cambia. Yo he desarrollado una carrera universitaria dedicada a las ciencias del lenguaje y mi formación musical es paralela, principalmente autodidacta, con conocimientos adquiridos con el tiempo sin haber seguido estudios regulares ni obtenido ningún diploma en el ámbito musical, aunque sí he realizado algunos cursos. Hablar, por tanto, en mi caso de experiencia compositiva o de posibles direcciones de un estilo compositivo es francamente exagerado. Yo me levanto por la mañana y la música y el charango se despiertan conmigo. Necesito tocar y escribir música porque forma parte de mi manera de estar en el mundo. Intento mejorar y estudiar todo lo que puedo, pero si lo que escribo tiene sentido, dirección, poética o estilo, prefiero que lo digan otros. Yo escribo música porque me hace sentir bien.

 

Agradecemos y nos despedimos de Mario Cardona con una última, importante pregunta: ¿para cuándo está prevista la salida del CD?

No sabría decirlo en este momento. Seguramente lo publicará Visage, el sello discográfico que promueve el Cuerdas Trío, pero no sé cuándo saldrá, quizá en otoño.

   


 

Mario Cardona

 

Ho iniziato a suonare il charango da autodidatta verso la fine degli anni Settanta. Mi sono dedicato a studiare ed interpretare il repertorio tradizionale dello strumento, ma anche ad utilizzarlo in contesti musicali diversi che trascendono l’orizzonte andino e latinoamericano verso una totale libertà compositiva.
Nel corso della mia attività di charanghista ho potuto incontrare grandi maestri come Jaime Torres, Donato Espinoza, Horacio Duran e Ricardo Garcia che sono stati importanti per la mia formazione. Ho partecipato al “Taller internacional de charango norte potosino” tenuto dal maestro Bonny Alberto Terán (Roma, 2001).
Sono membro fondatore dal 1978 del gruppo Cantolibre con il quale ho inciso il LP Mediterraneo (1983) e il CD Similatitudini (2000). Come solista ho inciso il CD Altrocharango (2011, ed. RAItrade) e il CD Charango ida y vuelta (2014), assieme al charanghista boliviano René Alinas Sanchez. Ho formato assieme al Maestro chitarrista David Beltran Soto Chero, il Duo Coro, con cui ho inciso nel 2015 il CD De viaje y contrapunto. Dal 2023 assieme ai Maestri David Beltran Soto Chero e Giorgio Scarano formo il Cuerdas Trio con il quale svolgo attività concertistica.
Sono membro fondatore della Società Italiana del Charango, nata nel 2024 in convenzione con la Società Boliviana del Charango.

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Empecé a tocar el charango como autodidacta hacia finales de los años setenta. Me he dedicado a estudiar e interpretar el repertorio tradicional del instrumento, pero también a utilizarlo en contextos musicales diferentes que trascienden el horizonte andino y latinoamericano hacia una total libertad compositiva.
A lo largo de mi actividad como charanguista he podido encontrarme con grandes maestros como Jaime Torres, Donato Espinoza, Horacio Duran y Ricardo García, que han sido importantes para mi formación. Participé en el “Taller internacional de charango norte potosino” impartido por el maestro Bonny Alberto Terán (Roma, 2001).
Soy miembro fundador desde 1978 del grupo Cantolibre, con el cual grabé el LP Mediterráneo (1983) y el CD Similatitudini (2000).
Como solista he grabado el CD Altrocharango (2011, ed. RAItrade) y el CD Charango ida y vuelta (2014), junto al charanguista boliviano René Alinas Sánchez. Formé, junto con el maestro guitarrista David Beltrán Soto Chero, el Dúo Coro, con el que grabé en 2015 el CD De viaje y contrapunto.
Desde 2023, junto con los maestros David Beltrán Soto Chero y Giorgio Scarano, formo el Cuerdas Trío, con el que realizo actividad concertística.
Soy miembro fundador de la Società Italiana del Charango, creada en 2024 en convenio con la Sociedad Boliviana del Charango.

   

Link a album “Gentile”: https://open.spotify.com/intl-it/album/7vdSSohI8JwMixRqSdCHa1?si=16zqOjE5TZiwNIdR40xlWg