Note Psicopoetiche di Valeria Bianchi Mian | Medicamenta – Scrittura Trasformativa

 

Medicamenta nasce nel 2015 come progetto creativo dedicato alla scrittura delle donne. Sulla rivista Poetry Therapy Italia, l’intreccio di versi in arazzo e produzione di antologie poetiche è così descritto, a partire da un laboratorio condotto presso la sede monzese della Scuola di Poesia:

Il progetto di due donne, una psicoterapeuta e un’insegnante, che, grazie all’utilizzo di poesie, narrazioni, drammatizzazioni, e con l’ausilio dell’origami, permettono ad altre donne adulte, adolescenti, anziane, italiane o straniere migranti di narrare e ridefinire il dolore, o qualsiasi altro sentimento. Un laboratorio che è luogo di cura e al contempo luogo della memoria e dell’incontro, in cui le storie riscritte e narrate sono consegnate… allo sguardo di chi le ascolta e decide se farle proprie o meno, identificandosi in esse, prestando loro una voce altra che le rinnovi e le tenga in vita.

E ancora:

Il tronco del progetto affonda nella terra fertile delle differenti formazioni che caratterizzano il mio lavoro come Psicoterapeuta e Psicodrammatista di orientamento junghiano (Valeria Bianchi Mian), e mette in relazione questo substrato professionale alla Poesia nel dialogo con Silvia Rosa, Pedagogista e Docente. Due scrittrici e due percorsi di vita e di narrazione in collaborazione con un obiettivo psico-pedagogico condiviso. Obiettivo articolato in poesia, scrittura di racconti e drammatizzazione e in piccoli manufatti di carta. L’elemento espressivo accompagna il livello terapeutico e trasformativo del nostro operare in cura. Cura delle emozioni e dei vissuti di chi partecipa agli incontri: la parola prende forma nella dinamica del gruppo, e che questo sia composto da donne o da uomini capaci di prendere in carico la propria anima, la dinamica risultante è un tessuto pulsante che va a realizzare l’incontro tra l’Io e l’Altro. 

Nel 2024, Medicamenta – lingua di donna e altre scritture cambia nome e logo per aprirsi alla sostanza, per estrarre la Pietra Filosofale del suo essere: diventa Medicamenta, Scrittura Trasformativa

D’altronde, lo si diceva sin dagli albori: 

La poesia diventa così da un lato il luogo della cura, in cui narrare e ridefinire il dolore, o qualsiasi altro sentimento, in cui provare a mettere insieme tutti gli elementi della realtà creando una composizione inedita, una nuova prospettiva, una differente interpretazione degli stessi, un mondo distinto che non è mera evasione, ma capovolgimento salvifico e illuminante; dall’altro lato diventa anche il luogo della memoria e dell’incontro, in cui le storie così riscritte e narrate sono consegnate, durante la restituzione che conclude l’incontro, allo sguardo di chi le ascolta e decide se farle proprie o meno, identificandosi in esse, prestando loro una voce altra che le rinnovi e le tenga in vita. Nel racconto trasformato in poesia, i contenuti emotivi non restano fissati sulla carta, non inchiodano il sentire, piuttosto lo liberano, perché tutto in poesia assume un’esistenza autonoma, misteriosa, e si mischia alle infinite declinazioni del dire e del dirsi, diventa una narrazione corale, condivisa, universale.
Terapeutico è accogliere l’elemento privato, la memoria del trauma che emerge dai racconti, ma quando non è elaborabile nel tempo-spazio a nostra disposizione, è la parola poetica a creare la magia, ad alleggerire oppure a rimandare ad altri successivi sviluppi.
Lasciamo tracce, seminiamo fiori. 

Ed ecco, dopo un periodo di pausa riflessiva, il primo laboratorio, un webinar terapeutico di due incontri, esperienza di una vera e propria sinfonia Psicopoetica, qui, nelle mie Note.