Osservatorio Poetico di Sonia Caporossi | Mirko Boncaldo

*

generazione crisalide:
sotto il peso del mondo
posti i piedi scalzi
come radici sulla terra drenata
hai suturato le ali – sogni troppo vividi –
e hai librato le crisi.

Nessuno poteva dirti cosa fossi,
ritorta, simile a un a bottiglia di Klein.

La secca salma scesa ovattata
all’entomologo era passata per esca:
non censita.

*

con le punta di dita, rorida
come brina sulle sgretolate screpolature
vieni
e sobilli atavici sedimenti
di fiori sconosciuti e incandescenti
incredule ombre
che l’acqua non regna, lontana
che bagna:

suffragetta, partigiana, femme.

*

rivoli i tuoi capelli grondano
a prendere il mare
tremitanti il gemito su conchiglie

goccia sulle dita il brusio
d’onda fluente ardita
e nel dosso della schiena
la lingua di vanadio scivola
sinuosa rossa
come una pellicola
di cera sciolta sullo Schiele
snida esegesi
di sudore dolce di notti raminghe

*

come fonte sgorga quest’allegria
di labbra cremisi,
di calici, di crateri
ferita sull’algido colmo.

appesa appena domina intravista,
fanciulla nera, materna gigantessa,
bellezza oscena, la tua colonna di fumo
sciamina arilli e
ci fa traballare le gambe,
ci fa tornare alla modestia.

Mirko Boncaldo è nato nel paese di Emilio Isgrò, ha sempre 25 anni, ha studiato Lettere Moderne e Semiotica, vive a Bologna ed organizza viaggi nel futuro. E’ autore della silloge Senza Titoli. Sovversi (2022), Transeuropa Edizioni, finalista al Premio Nabokov, e lavora attualmente alla sua nuova raccolta Senzanome. Suoi versi sono stati pubblicati nell’antologia “Una poesia al giorno” (2023) Giulio Perrone Editore, marchio Affiori, sulle riviste letterarie International Poetry Review, Italian Poetry Review, Il Segnale, Articoli liberi, Recours au poème, Distruttori di Terre, CedroMag, L’Equivoco e sui blog letterari, L’Estroverso, Carte Sensibili, Zibaldoni e altre meraviglie, Radura Poetica, L’Incendiario, L’Altrove – Appunti di Poesia, Hook Literary Magazine, Poesia Ultraconemporanea e altri. Sue poesie sono state tradotte in francese e inglese.

Nella biografia inserita all’interno dell’opera prima Senza Titoli. Sovversi, edita nel 2022 da Transeuropa Edizioni, da cui sono tratti i testi qui offerti in lettura, è scritto che Mirko Boncaldo “vive a Bologna dove ha studiato Lettere Moderne e Semiotica: qui si occupa di comunicazione e viaggi nel futuro con SolarMoving. I suoi interessi si rivolgono in particolare alle tematiche di genere e della tutela ambientale”. Queste quattro informazioni ci offrono spunti interessanti per l’indagine critica: l’interesse dell’autore per la semiotica, innanzitutto, con la consapevolezza derivativa di un dato di fatto: che comunque si compia la connessione tra il sistema segnico e la significazione, essa reca con sé un portato di senso, una dimensione simbolica irriducibilmente presente in qualsiasi atto non dico artistico, ma linguistico; poi, l’invischiamento nella comunicazione e nelle nuove tecnologie, che sottintende un’attitudine sperimentale e di ricerca la quale evita le soluzioni facili, bypassando la pura e semplice tradizione; quindi, l’attenzione alle tematiche di genere, a sua volta diffusamente sparsa nella tramatura contenutistica e formale dei testi. Questo elemento è di tale avvolgente pervasività che, dalla nebbia iridescente del sub-limen, emerge in questi testi una figura bellissima e terribile, subliminale appunto, non inquadrabile in una contestualizzazione immediata di genere seppure dichiaratamente femminile e femminina: das Ewig-Weibliche di goethiana memoria? Sia pur detto, ma senza alcun crisma classicistico né tantomeno Stürmer; ciononostante, è una figura combattiva, nera, faustiana, in qualsiasi modo sovraordinaria, a partire dall’atto metamorfico della sua nascita al mondo come crisalide o, meglio, bottiglia di Klein, superficie non orientabile nella sua crassa indecidibilità, per poi trapassare nello stato della materia terrestre, terracquea, acquatica, infuocata, metallica (il vanadio è elemento duro, infiammabile, ma anche estremamente affascinante nelle forme in cui si offre, se è vero che prende nome da Vanadis, dea norrena della bellezza); figura che infine torna in fumo scomparendo nella metexis, nel passaggio di stato e di condizione, nella malleabile essenza della trasformazione. L’impressione che questi versi lasciano al lettore varia dallo straniamento alla fascinazione emozionale assoluta: siamo di fronte a un vero e proprio speleologo del linguaggio poetico (come definire altrimenti chi sa mettere insieme il verbo “sciaminare” e la nozione botanica dell'”arillo” tramite una conclamata attitudine alla superfetazione della parola?) che seguiremo da vicino nel prossimo futuro.