Angoli di poesia di Luca Ariano | Natalia A. Stepanova, La compagnia delle oche (Edizioni Ensemble, 2024) di Eliza Macadan

 

Natalia A. Stepanova, con La compagnia delle oche, ci consegna un’opera densa, stratificata e vibrante, un viaggio poetico che intreccia il sacro e il profano, la bellezza e la fragilità della condizione umana. Il titolo, ironico e suggestivo, evoca un microcosmo simbolico: le “oche” come portatrici di sogni, mitologie e fragilità, capaci di salvare e di testimoniare.

Le poesie di Stepanova si distinguono per una forte componente spirituale e contemplativa, con una tensione verso l’assoluto che pervade l’intera raccolta. Motivi naturali come il giardino, gli alberi, le rose e il vento si intrecciano con immagini divine e apocalittiche, creando una narrazione fluida tra il quotidiano e l’eterno.

Il ritmo del testo, pur rispettando una struttura apparentemente libera, è calibrato con cura. Ogni verso sembra risuonare come una preghiera o un lamento, con un sapiente uso di anafore e ripetizioni che amplificano la forza emotiva. La lingua, diretta e intrisa di metafore, alterna toni intimi e solenni, lasciando spazio alla riflessione personale.

Un tema centrale della raccolta è quello della clausura, intesa sia come isolamento fisico dovuto alla pandemia, sia come riflessione interiore. Nei versi, spesso emerge una tensione tra la libertà dello spirito e le restrizioni imposte dalla realtà. In testi come “La passeggiata” e “Non accompagnatevi ai pavidi,” l’autrice denuncia il soffocamento delle anime e la paura come strumento di controllo sociale. Stepanova trasforma il giardino, leitmotiv della raccolta, in uno spazio di resistenza e rinascita, simbolo di un microcosmo in cui il corpo e l’anima si rifugiano per sfuggire all’assedio della modernità.

Leggere questa raccolta è come camminare in un giardino al crepuscolo: ogni immagine è un fiore che sboccia lentamente, rivelando fragranze di dolore, memoria e speranza. In “Io da sempre vi prego, non uccidete la bellezza,” l’autrice implora di proteggere ciò che è sacro, elevando la bellezza a un principio salvifico, inviolabile.

Allo stesso tempo, La compagnia delle oche è un’opera di protesta. La clausura forzata diventa una lente per osservare il mondo e i suoi fallimenti, un invito a riflettere sul ruolo dell’arte come forma di resistenza. Nei versi di “Aspettando la neve” e “La via dei fiori,” Stepanova dipinge un’umanità spogliata delle sue libertà più basilari, ma capace di riscoprire l’essenziale nella natura e nella fede.

La sua poesia non è solo contemplativa, ma spesso denuncia. In testi come “La ballata delle nane,” il linguaggio si fa tagliente e sarcastico, mettendo in luce le ipocrisie e le meschinità della società. Ma è nella tensione verso Dio e la fede che Stepanova trova il suo baricentro: “Io sono una creatura di Dio, il mio corpo è materia sacra.”

La compagnia delle oche è un’opera che invita a fermarsi, ad ascoltare il soffio del vento tra le righe e a confrontarsi con le domande ultime: che cos’è la bellezza? Come si resiste al dolore? Qual è il nostro legame con il divino? Natalia A. Stepanova ci regala una poesia senza compromessi, radicata nella terra e proiettata verso il cielo, capace di scuotere e confortare. Scritta in un tempo di chiusura e incertezza, questa raccolta si erge come un canto di libertà e speranza, un monito a non lasciarsi sopraffare dalla paura, ma a coltivare ciò che ci rende umani.

Eliza Macadan