Angoli di poesia di Luca Ariano | Marco Mittica, Le Leggi dei Padri (RP, 2023)

 

Marco Mittica, piemontese di nascita, ma originario di Montemurro (paese di origine anche di Sinisgalli), con la raccolta Le Leggi dei Padri editata da RP nel 2023 (segnalazione al Premio Lorenzo Montano 2023 nella sezione Raccolta inedita), ci dona un libro interessante e originale. Il volume è diviso in cinque sezioni: I Barbari, La Chiesa, Stupor Mundi, Alma Mater Studiorum, Tre tempi ingiusti per un totale di 39 poesie. Come si evince dai titoli, la Storia attraversa tutta la raccolta e, mediante essa, l’autore descrive la situazione contemporanea; sullo sfondo, le vicende autobiografiche del poeta sempre presentate con un lieve tocco ironico ed un linguaggio misurato. La prima sezione che rievoca la celebre poesia di Kavafis, mette in luce il disfacimento contemporaneo attraverso le invasioni barbariche che portarono alla fine dell’Impero romano e alla civiltà dell’epoca. Ci troviamo dinanzi ad un’altra fine di civiltà come teorizzato oltre un secolo fa da Spengler: “I porti non portano più / stoffa, ma esperti di anarchia / che sanno cosa fare in questo nulla.” In questi versi si nota la catastrofe che potrebbe essere accomunata alla guerra fisica e commerciale di oggi che ci riporta ai versi di una celebre canzone di Guccini, Bisanzio, che vede la caduta di un altro impero. La Chiesa e la sua lunga storia sono lo sfondo ideale per annunciare la perdita di valori come in Historia Longobardorum (titolo preso da Paolo Diacono): “Autari ci mise in guardia / dal divenire uroboro. / Imprudenti sentimmo / lo smarrimento dei conquistati / come nostro: l’incauto / convito d’agape ci stordì, / falò di mores.” I barbari, in questo caso i longobardi, sono ancora presenti ed emergono le dinamiche dopo una conquista, nel trapasso da un periodo storico ad un altro, lo smarrimento dei vinti come accade anche oggi quando sono in corso altre guerre e rivoluzioni. Stupor mundi dedicata a Federico II, spicca per l’acume storico delle vicende del sovrano che divengono sempre metafora del contemporaneo, ma anche una riflessione sulla storia e sul destino: “Non sento più i cani / le scarpe il cancello / le chiavi non / danno latrato / non starnazzano / quelli lontani / non si lamenta / il nuovo arrivato / Manfredi in Lucania / i cani sono muti.” (Sub flore). Alma Mater studiorum, chiaro riferimento a Bologna e alla cultura giuridica medioevale, si apre con la poesia che dà il titolo alla raccolta: “Quanto ancora dovremo / aspettare per rimandare / al mittente il perfetto / parallelismo che ci trattiene / in assenza di segnali / fatico a trasmettere / la mia fatica / costretto a parlare / per chiedere silenzio.” Forse la poesia più autobiografica del libro che si chiude con uno squarcio lirico: “E se maggio non ti potrà vedere / tu apri le braccia a quest’aprile / di caldo improvviso di origano / e basilico precoce di voce / da alzare nell’anno / in cui nessuno ti potrà scalare.” Questo finale ci riporta alla migliore tradizione della poesia meridionale, dal già citato Leonardo Sinisgalli, passando per Alfonso Gatto e Libero De Libero. L’ultima sezione consta di tre poesie molto differenti. Le prime due Colòn e Capoccio torna a Spina Aurea si occupano di due personaggi storici come Cristoforo Colombo e Giovanni Capoccio da Tagliacozzo, mentre L’assurdo è il testo più breve di tutto il libro e pare una riflessione filosofica-esistenziale sulla vita o forse sulla poesia: “Una dignità imbarazzante / è quella foglia che / paga il passaggio al vento.” Le leggi dei Padri è un libro che si presta a svariate interpretazioni e che si cala nel filone di poesia e poeti che, attraverso la storia, ci hanno raccontato la contemporaneità come Kavafis o il poeta contemporaneo Alessandro Rivali e come sottolinea Antonio Bux nella sua prefazione: “La “novità” di questa poesia è dunque quella di far convergere insieme sia il reale che il nonsense, sia la natura più arcaica dell’uomo che la sua modernissima dissoluzione, plasmando una voce “giullaresca”, “cortigiana”, che però si rende attualissima grazie all’abilità del Mittica di non appesantire il dettato con pedanteria, semmai arricchendo il suo scorrere tra queste pagine di una carica eversiva e continuamente “battesimale” […]” Il libro vede inoltre una postfazione molto accurata di Biagio Russo che analizza numerosi testi.

Luca Ariano

 


Marco Mittica (1982) vive e lavora in provincia di Torino. Collabora con alcune realtà culturali nazionali ed è socio benemerito della Fondazione Leonardo Sinisgalli di Montemurro. Premiato in vari concorsi letterari, alcuni suoi inediti sono presenti in antologie, riviste e lit-blog. Ha pubblicato, in poesia: Le Leggi dei Padri (Rp libri, 2023). Questa sua raccolta d’esordio ha ricevuto una segnalazione, nella sezione “Raccolta inedita”, all’ultima edizione del premio Lorenzo Montano.