A tentoni nel buio di Paolo Polvani  / Piove contro il sole ed è bellissimo (note di lettura a Parachrom, di Sergio D’Amaro, DiFelice Edizioni 2024)

 

Un libro di poesia nasce da esperienze diverse, da sensibilità, scelte stilistiche, predisposizioni diverse, e il mio primo tentativo di connettermi con una visione diversa, estranea, è cercare di individuare i possibili punti di contatto, un varco che mi consenta di entrare nello spirito del libro e farne una temporanea dimora, un luogo dove trascorrere del tempo proficuo in termini di riflessione, piacere estetico, possibilità di ritrovare qualcosa di me e di mio, e anche qualcosa di completamente estraneo a me.

In questa raccolta di Sergio D’Amaro non devo faticare molto, uno dei primi testi, il Frammento 3, ha un attacco stupefacente e in sintonia perfetta col mio sentire: “Piove contro il sole ed è bellissimo”, e si evidenzia un esito di forze, un ricordo che rimane inciso nella carne, “quasi epigrafe d’una parola irraggiungibile”. Tutta la poesia merita più di una lettura, e potrebbe sembrare che rileggere sia un attardarsi, un rimandare, e invece è motivo di approfondimento, di allargamento degli orizzonti. Scopro infatti che esiste una precisa categoria di persone che amano la pioggia, i pluviofili, e su di loro sono stati fatti studi interessanti.

Scopro che il dottor Matt Killingsworth, ricercatore, ha fatto un sondaggio su Track Your Happiness, un’app in cui le persone segnalano il loro livello di felicità durante attività specifiche in tempo reale.  Studiandone i risultati ha elaborato una possibile relazione tra personalità e approccio con la pioggia. Ne deriva che i pluviofili sarebbero persone tutt’altro che introverse, chiuse, solitarie: sarebbero anzi persone tendenzialmente serene, ottimiste, risolte e con grande autostima, ben disposte verso i cambiamenti, resilienti, che vivono la vita senza farsi scoraggiare.

E subito dopo, al Frammento 5, scopro un’altra bellissima sintonia: “Lascia che il mare regni sul suo impero”, una poesia sul mare meritevole di più letture, di grande profondità e bellezza:

Sai che il più sta nel subacqueo fondo

che ciò che vedi è la pelle del mistero.

Tutto il seguito del libro è la scoperta di una felice sintonia con il sentire dell’autore, col rivestire di parole, che esprimono una vocazione all’esattezza, le sue esperienze, le sue riflessioni, i suoi ricordi. Si tratta infatti di una raccolta in cui la memoria gioca un ruolo fondamentale, ma, si badi bene, non è un’operazione nostalgia; come sottolinea acutamente Vincenzo Guarracino nella prefazione: “ancorché madeleines della memoria utili e necessarie”; e più avanti:” infine, la presenza simbolica del Fato, per dare uno sfondo mitico al grande tema del mistero dell’esistenza individuale, per sottrarla, questo sì, all’insensatezza del suo effimero flusso eracliteo”.

Scopro così che Parachrom del titolo è una spirale, inventata dalla Rolex, detta il guardiano del tempo che, attraverso la regolarità delle proprie oscillazioni, determina la precisione di un orologio. Illustra bene l’autore nella “Premessa in forma di ricarica”: “Ora so che il tempo è separazione, distacco, rottura; invece di essere una rassicurante successione di ore, è un campo bombardato di macerie, di brandelli, di relitti”. Frase che richiama alla memoria un verso di Rilke delle Elegie duinesi: “così viviamo per dire sempre addio”. Ancora Sergio D’Amaro a proposito dei singoli brandelli di memoria: “Ogni frammento di tempo scava così un piccolo fossato con gli altri frammenti di tempo e il risultato è un insieme di particelle autonome che finiscono per assomigliarsi solo superficialmente”. Questo modo di intendere la memoria e di procedere nel ridare luce a ogni singolo brandello che riaffiora trova riscontro nella scelta dei titoli dei capitoli di cui il libro si compone: Frammenti, Scampoli, Epoche.

foto di Robert Doisneau

Nella felice connessione all’atmosfera che si respira nella raccolta gioca la coincidenza anagrafica, avendo anche io vissuto adolescenza e giovinezza tra gli anni sessanta e settanta, epoca tra le più interessanti e vivaci del secolo scorso, nella prospettiva politica, sociale, artistica, così emerge dai versi tutta la spumeggiante vitalità di quegli anni, ci si ritrova nelle canzoni di Lucio Battisti: “C’era Battisti, la sua “Anna”, / un abbraccio recente dell’estate passata / e la memoria che contava ancora i suoi baci”; si ritrova in Imagine di John Lennon: “Imagine, John, quanto mondo è scorso / quante ne ha fatte l’uomo di rivolte”, e l’inverno del ’78, gli alberi sparsi di Villa Opicina, dove molti ragazzi del sud hanno prestato il servizio militare, e l’America, un’America diversa da quella delle incredibili notizie attuali, dove tutto quello che aveva contribuito a farne un mito viene ribaltato: “Il nostro mito fu l’America con le sue braccia lunghissime e il seno smisurato”, e nei versi si affacciano Bob Dylan, e Easy rider, le moto lucide, potenti, dirette al sole dell’ovest, e i Ray-Ban, e le carovane dei pionieri lungo i sentieri polverosi dell’Arizona rossa di tantissimi film western, “La nostra America fu il mito dei nostri muscoli / della nostra giovinezza impertinente e faustiana”.

Nei versi si possono riconoscere gli entusiasmi che caratterizzarono quegli anni, l’aspirazione al cambiamento e una vivacità intellettuale e artistica mai più ritrovata. I testi si dispiegano sovente in forma di ballata, con ricorso all’anafora per rimarcare il ritmo, e un verso che naturalmente si allunga a segnare una vocazione al racconto. Credo che nessuno sfugga al richiamo degli anni della giovinezza, ricchissima miniera di esperienze, di sentimenti, di quel bellissimo gioco che è la scoperta del mondo, gioco al quale abbiamo detto addio e che possiamo recuperare soltanto inscrivendolo all’interno del flusso della poesia.

 

 

Robert Doisneau Lezione di bicicletta

 

 

Frammento 3

 

Piove contro il sole ed è bellissimo.

Acqua e luce insieme nell’astrale fuoco

ed occhi che si accecano stupiti

senza più primavere di rimpianti.

È un tutto pieno, un esito di forze

in cosmico abbraccio tempestoso.

E dire che marzo ancora sferza

che ancora astuto l’inverno si nasconde

seduce mandorli con loro bianca veste.

 

Piove contro il sole ed è bellissimo.

Cade sulla terra un muro d’acqua

travolge rami e una carta sporca

pareggia il conto con la sete d’anni.

Il giorno è spento ed il senso tace

ulula il vento e non ha pace

increspa onde e raschia gole

fino a disseccarne la mucosa

a negarne il grido ammutolito.

 

Piove contro il sole ed è bellissimo.

Come il ricordo che ora ne rimane

quasi pietra incisa nella carne

quasi epigrafe d’una parola irraggiungibile.

 

 

°     °     °     °     °

 

 

Frammento 5

 

Lascia che il mare regni sul suo impero

mentre tu a stento domini il tuo sguardo

e lo nascondi nella fuga delle onde.

 

Lascia un varco tra limite ed illimite

tra miliardi di granelli e il gorgo immenso

prima dell’infinita lingua di quell’acqua.

Non sei più che un transito

sul lido abbandonato dai bagnanti.

 

Lascia che quel tronco ammutolito

dal sale che lo imbianca

scocchi il suo frinire di legno

la sua impossibile parola.

 

Lascia che il tappeto di conchiglie

ti ferisca il passo liminare

che scivola tra queste entità elementari.

E non temere l’audacia del gabbiano

il testardo suo cacciare

il suo volo che supera il tuo sguardo.

Sai che il più sta nel subacqueo fondo

che ciò che vedi è la pelle del mistero.

 

Lascia che la risacca t’accarezzi

che ti dica quanto è stretto il nesso

tra visibile e mai visto

tra libera andatura e buio tentacolo.

 

Lascia che il vento ti parli

che dica le parole d’un popolo diverso

idee e affetti, colori e occhi

di una terra con la mente volta a est.

 

 

°     °     °     °     °

 

 

Fine secolo

 

La pellicola colorata che scorre leggera

sullo schermo di bianche carezze di immagini

e se ne va su una ruota raggiante di bicicletta

attorno alla fontana che zampilla in allegre goccioline

non si ferma più neanche a questa fine di secolo.

Strade, treni, guerre

poveri tetti che hanno respirato

verso un cielo di libecci sferzanti

o di tramonti impastati di polvere estiva

colti nel fotogramma di una pietà

che come una farfalla si posa sul fiore

e ne indovina il moto che va di senso in senso…

La pellicola che si svolge almeno dal 1951

e che interroga l’altra metà

si rompe alle tensioni di questo film sincopato

ruota che si incastra ai dentelli di questa mia speranza

di ritrovare gli altri frammenti

l’altra difficile faccia della luna

che si nasconde agli occhi terrestri.

Sconto così la permanenza illusoria del tempo

la continuità catenaria delle stagioni

e il moto incessante di quel mare

che mio fu per sempre in pieno luglio

e mi consolò con le sue acque inspiegabili.

Sento così la voce di questo secolo

anno per anno svolto come un libro intimo

che si scrive già letto, si legge già detto

e non so dire quanto durerà il nuovo

quante immagini, buie, attendono di sciogliersi

nella loro circolare provvisoria luce.

Non c’è logica non una sola ragione

che raccolga in un unico filo questi sparsi destini

chiusi nel loro sonno di celluloide

e ignoti alla platea che nell’ombra

è pronta allo spettacolo.

Un caminetto e un presepe, come sempre,

sublimano l’angoscia del passaggio

resta la povertà del vangelo

la zampogna belante del pastore

che riporta il nostro cielo

alla sofferenza eterna della terra.

 

 

°      °     °     °     °

 

Sergio D’Amaro ha pubblicato numerosi libri, tra cui si segnalano Beatles (Caramanica, 2004), Terra dei passati destini (Manni, 2005), L’allegro destino della signora Mariù (Besa-Muci, 2018), Romanzo meridionale (ivi, 2023) e Il pane della sera (ivi, 2024). Presso la casa editrice statunitense Gradiva Publications (New York) è uscita nel 2021 la traduzione inglese del suo libro di poesie Il ponte di Heidelberg / The Bridge of Heidelberg (trad. di C. Siani).  È co-autore, insieme a Gigliola De Donato, della biografia di Carlo Levi Un torinese del sud (Baldini & Castoldi, 2001; seconda edizione pocket Baldini Castoldi Dalai, 2005), delle cui opere ha realizzato molteplici curatele e su cui ha organizzato alcuni convegni di studio. Collabora ad alcune testate tra cui “Il Ponre” e “La Gazzetta del Mezzogiorno”. È responsabile del Centro Studi “J. Tusiani” di San Marco in Lamis, per il quale dirige la rivista “Frontiere”. Tra i riconoscimenti ricevuti il “Lerici-Golfo dei Poeti” (opera prima) e il Regium Julii”.