A tentoni nel buio di Paolo Polvani |Uno scarabocchio su un pezzo di carta è il nostro indizio (note di lettura a Fragili consonanze, di Max Mazzoli, puntoacapo editrice 2024)

 

Nella lingua italiana non esiste una parola che designa lo scrittore di racconti, esiste novelliere, che conserva però un sapore antico, ed è in effetti una parola desueta. In spagnolo esiste “cuentista” per indicare l’autore di racconti. Eppure si tratta di una antica tradizione letteraria in cui si sono cimentati monumenti della letteratura, Pirandello e Dannunzio, Buzzati, Landolfi e Gadda, solo per citarne alcuni. Si tratta di un genere poco frequentato, soprattutto dai lettori, sebbene negli ultimi anni siano nate case editrici che pubblicano esclusivamente libri di racconti.

Nella raccolta di saggi Il fuoco e il racconto, Giorgio Agamben dichiara: ”Scrivere significa: contemplare la lingua, e chi non vede e ama la sua lingua, chi non sa compitarne la tenue elegia né percepirne l’inno sommesso, non è uno scrittore”. Ho sempre trovato utilissima questa riflessione ai fini di un possibile discrimine tra poesia e tentativo di poesia, tra scrittura di valore letterario e puro sfogo esistenziale. Ora qui, in questi racconti di Max Mazzoli assistiamo alla pura contemplazione della lingua; ci sono, come è giusto che ci siano in una raccolta di racconti, i personaggi, le ambientazioni, le trame e gli sviluppi, ma al fondo di tutto si avverte una sconfinata attenzione per la lingua, una tensione costante che porta in sé un atteggiamento di investigazione, una continua sfilza di domande, alcune delle quali sottintese, implicite nel testo, altre invece esplicite, le quali riguardano principalmente la letteratura, per esempio questa, contenuta nella Lettura 3 / I convergenti sentieri della separazione: ”Che cos’è la letteratura, dopo tutto, se non un tentativo di dare un senso al mondo, il nostro modo di costruire un significato?”. A volte invece l’autore riflette sul possibile significato da attribuire ad aspetti significativi dell’attività umana, come per esempio in questo brano: “In definitiva, la scrittura è determinante nel processo di trasmissione, condivisione e comprensione dei sentimenti umani. Ma possono, le parole, essere ingannevoli a volte?”.

Il fascino di questi racconti è il rumore della contemporaneità che affiora in ogni testo, in primo luogo nelle diverse ambientazioni, che spesso attengono al viaggio, autostrade, aeroporti, persino il mare aperto in un caso di naufragio, camere di albergo, e così aerei, navi mercantili: “La notte in cui abbiamo lasciato Honolulu diretti a Tahiti il cielo era sereno”.

Anche i luoghi attengono alla contemporaneità, sono sintomatici di realtà significative: Madrid, Parigi, Londra, Pechino, in una rincorsa che richiama il movimento perpetuo cui sono soggetti i nostri tempi.

Vi entrano anche avvenimenti che hanno segnato la storia del pianeta, l’11 settembre del 2001 con l’attentato alle torri gemelle, e le vicende legate alla piazza Tien an men, La porta della pace celeste.

In questi racconti sono gettati lì, come piccole perle, alcune frasi che compendiano bene lo spirito del libro: “Uno scarabocchio su un pezzo di carta è il nostro indizio, una destinazione sconosciuta”. Nello specifico racconto un tassista cerca affannosamente, a lungo, l’indirizzo di un albergo scarabocchiato su di un pezzo di carta, e viene spontaneo il riferimento alla situazione esistenziale di ognuno di noi: “Siamo autista e passeggero, trasportati nella notte alla ricerca di un rifugio, di un luogo di pellegrinaggio”. Si respira continuamente l’atmosfera dell’attesa, come in un prolungamento della fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari: “Sentiamo la profondità della solitudine, la paura dell’abbandono, i dolori pungenti delle perdite, l’angosciosa liturgia del lutto”.

Ogni racconto si snoda lungo una trama sempre avvincente e ricca di significati, e si susseguono lampi di piccole, deliziose illuminazioni: “Ipotizzo che forse Dio è nel linguaggio, potrebbe essere la lingua stessa”, oppure questa successione: “Ciò che realmente sappiamo del mondo è semplicemente troppo limitato. Siamo costretti a immaginare, speculare, sperare e credere. Non ci rimane che immaginare e inventare le nostre storie ed esplorare varie possibilità”.

Quando ho iniziato a leggere il libro l’unica perplessità si è presentata al cospetto della parola consonanze: per chi è un minimo avvezzo alla poesia risulta usurata, insieme a sua cugina risonanza. Ricordo la poesia di un’autrice che iniziava così: magnetiche risonanze, e a me venne spontaneo osservare: questa è moglie di un medico! e infatti non mi sbagliavo. Se ci sono parole già graffiate in partenza, logore, che mostrano i segni del tempo, perché usarle? solo un uso parodistico può legittimarle. Con questo libro non siamo propriamente in territorio di poesia, sebbene l’autore lasci intendere quanto labili siano i confini che separano la poesia dalla prosa.

Il libro è ripartito in quattro sezioni: Listening – Ascolto; Speaking – Parlato; Reading – Lettura; Writing – Scrittura; ed è soltanto nella titolazione delle sezioni che fa la sua apparizione la lingua inglese; ho letto diversi libri di Max, raccolte di poesia, in cui le due lingue, inglese e italiana, si presentavano fianco a fianco, rincorrendosi a volte o sovrapponendosi, come in una felice sequenza di lotte infantili.

Leggendo la nota finale dell’autore mi devo ricredere, si tratta di un titolo che allude a una veduta molto ampia, e mi piace trascriverne qui una parte significativa: ”Le trame e gli accadimenti partono sempre da un pretesto che nasce dagli elementi primordiali della lingua e del suo divenire: l’ascolto, il parlato, la lettura e la scrittura, esposti qui in quattro sezioni che seguono esattamente l’ordine in cui tali competenze si apprendono sin dall’infanzia e si sviluppano attraverso il nostro modo naturale di misurarci con il linguaggio e tutti i suoi infiniti modi di manifestarsi”. E infine, per quanto attiene al titolo: “L’elemento centrale di questa raccolta è la meta-narrazione. Le storie qui contenute cercano di intessere un insieme di Fragili consonanze che non raccontano solo di morte, di vita, amore, speranza, conflitto, memoria e riscatto, ma anche, e soprattutto, parlano di letteratura nella letteratura e dell’infinito dono della parola”.

Dico davvero, uno dei libri di racconti più belli che mi sia capitato di incontrare.

 

 

 

Max Mazzoli è nato in Italia nel 1963. Si è laureato a Londra (University College London) in Linguistica e Letteratura Italiana. Ha in seguito conseguito un Master per l’abilitazione all’insegnamento all’Institute of Education di Londra. Poi a Cambridge ha ottenuto un Master in Cultura Latino-americana con una tesi su Pablo Neruda. Per quasi trenta anni ha insegnato Lingua e Letteratura Italiana, Lingua e Letteratura Inglese, Critical Thinking, Filosofia, e English for Academic Purposes a Londra e a Cambridge, in scuole secondarie superiori, all’università e in corsi Pre – Masters. Ha al suo attivo nove raccolte di poesie pubblicate da Book Editore, Ladolfi Editore, e Edizioni Diabasis, di cui cinque sono in versione bilingue (italiano e inglese). Alcuni suoi versi sono stati letti su Rai Uno nel programma Zapping.