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“Poesia italiana attuale – antologia di 14 poeti”, a cura e traduzione di Daniel Filoni / “Poesía italiana actual – antología de 14 poetas”, edición y traducción de Daniel Filoni (Buenos Aires Poetry, 2026) – ITA/ESP

     

VER.ITA (in coda VER. ESP)
 

Ci sono antologie che raccolgono poeti e antologie che costruiscono ponti. Poesía italiana actual / Poesia italiana attuale, pubblicata nel 2026 da Buenos Aires Poetry nella collana Abracadabra, appartiene alla seconda categoria. Non è soltanto una selezione di quattordici voci della poesia italiana contemporanea, ma un progetto di trasferimento culturale pensato fin dall’origine per un destinatario preciso: il lettore argentino e, più specificamente, il lettore dell’area rioplatense.

Daniel Filoni

A curare, tradurre e introdurre il volume è Daniel Filoni, che nella nota iniziale dichiara senza ambiguità la natura del progetto: non una ricognizione astrattamente accademica, ma il tentativo di mettere in comunicazione due tradizioni poetiche che, nonostante la distanza geografica, possiedono una familiarità profonda. Filoni individua nel radicamento della cultura italiana in Argentina una delle ragioni fondamentali dell’impresa e parla della sensibilità argentina come di una sensibilità particolarmente permeabile alla lirica italiana. La letteratura italiana, in questo contesto, non arriverebbe dunque come una voce completamente straniera, ma come qualcosa che può essere riconosciuto, accolto e fatto proprio.

È un’intuizione particolarmente felice in un Paese come l’Argentina, la cui storia moderna è stata profondamente segnata dall’immigrazione italiana. Il rapporto tra i due Paesi non è quindi quello, piuttosto astratto, fra una cultura esportatrice e una cultura ricevente: è il rapporto fra due mondi che hanno già condiviso famiglie, parole, gesti, cognomi, memorie, paesaggi interiori. L’Italia che arriva in queste pagine non è necessariamente l’Italia degli stereotipi, ma un’Italia letteraria che può incontrare nell’Argentina una memoria di origine e, insieme, una nuova possibilità di lettura.

  

La struttura dell’antologia è significativa. Filoni non pretende di offrire una rappresentazione statistica della poesia italiana degli ultimi decenni, ma dichiara di aver cercato autori capaci di mantenere nel tempo una forte coerenza tematica e un rigoroso rapporto con il linguaggio poetico. La selezione attraversa generazioni diverse: da Maurizio Cucchi e Patrizia Cavalli fino a Maria Borio e Alberto Fraccacreta, passando per Milo De Angelis, Tiziano Broggiato, Francesco Macciò, Beppe Salvia, Maria Grazia Calandrone, Davide Rondoni, Alessandro Agostinelli, Francesco Tomada, Flaminia Cruciani e Viola Barbara.

È importante notare che attuale, qui, non significa semplicemente “vivente” o “appena pubblicato”. La presenza di Patrizia Cavalli e, soprattutto, di Beppe Salvia – morto nel 1985 – dimostra che il curatore intende la contemporaneità come un organismo più ampio, nel quale il presente dialoga con le voci che lo hanno preparato. È una scelta condivisibile, perché permette al lettore argentino di non ricevere una fotografia momentanea, ma di intuire alcune delle traiettorie attraverso cui la poesia italiana è arrivata al presente.

Anche la scelta di affiancare nomi ormai canonici a poeti meno conosciuti all’estero è importante. Milo De Angelis, Patrizia Cavalli e Maurizio Cucchi rappresentano ormai punti di riferimento imprescindibili; accanto a loro compaiono autori di generazioni successive e figure più giovani. L’antologia diventa così una sorta di passaggio di testimone, senza però suggerire che esista una sola linea evolutiva della poesia italiana.

La scelta di Beppe Salvia è, in questo senso, particolarmente significativa: introduce nella panoramica una voce interrotta prematuramente, appartenente alla stagione di rinnovamento della poesia italiana degli anni Settanta. La sua presenza ricorda che una tradizione non coincide con la semplice successione dei viventi, ma comprende anche le opere che continuano ad agire dopo la morte del loro autore.

   

Proseguo dando spazio a due poeti che amo particolarmente:

   

Milo De Angelis in una foto di Viviana Nicodemo

Milo De Angelis: la poesia come luogo dell’irreparabile.

Fra i poeti scelti, Milo De Angelis occupa inevitabilmente una posizione di grande rilievo. Nato a Milano nel 1951, De Angelis è presentato attraverso un arco bibliografico molto ampio, da Somiglianze del 1976 fino a Poesie dell’inizio 1967-1973, pubblicato nel 2025. L’antologia non si limita dunque a mostrare un singolo momento della sua produzione, ma costruisce un piccolo percorso attraverso diverse fasi della sua poesia.

E il percorso scelto è molto ben calibrato.

Si comincia con Cartina muta, dove la città, la notte, una farmacia, un volto e una relazione amorosa diventano elementi di una scena quasi cinematografica. Ma la realtà immediatamente si incrina: «è lo stesso che una volta chiamai amore» dice il poeta, e quella parola, amore, appare già come qualcosa che non può più essere attraversato.

In Biografia sommaria il rapporto fra esperienza e parola raggiunge uno dei punti più alti della selezione. Dopo il racconto di una notte milanese, il poeta dichiara: «Riportiamo esattamente / i fatti e le parole. Questo, / questo mi è possibile». La poesia sembra quasi voler rinunciare alla poesia per poterla ritrovare a un livello più profondo: raccontare esattamente i fatti diventa l’unico modo per avvicinarsi a ciò che non può essere detto.

Poi arriva una delle immagini più caratteristiche di De Angelis: l’infinito che appare nel poco. Non nel grande paesaggio, non nell’assoluto dichiarato, ma in uno spazio minimo, in un intervallo quasi invisibile fra il corpo e una barriera, in un soffio, in una nota che si spegne. La poesia sembra abitare proprio quel margine infinitesimale in cui qualcosa sta per scomparire.

In Tema dell’addio la perdita diventa addirittura una condizione cosmica: quando il volto amato mostra i segni del tempo, «è notte su ogni volto / che abbiamo amato». È uno dei passaggi in cui si comprende meglio perché De Angelis sia una presenza tanto importante nella poesia italiana contemporanea: il dato autobiografico non rimane mai semplicemente autobiografico. La perdita di un volto diventa la perdita di tutti i volti; l’addio individuale diventa una legge della materia e del tempo.

La scelta di Incontri e agguati aggiunge poi un altro elemento fondamentale: l’amicizia, la marginalità, il corpo ferito, la poesia stessa vissuta come qualcosa di tremendo e necessario. Quel «poesia poesia poesia» ripetuto dal poeta è quasi una dichiarazione di fede e insieme di disperazione. E il finale «io adesso ti rifiuto / e ti amo» condensa magnificamente una delle tensioni fondamentali della sua scrittura: l’amore non è mai separabile dalla distanza, dalla perdita, dal rifiuto.

Infine, Nemini, tratto da Linea intera, linea spezzata del 2021, sposta la metafisica di De Angelis dentro un tram. È una scelta straordinaria perché dimostra quanto il suo universo poetico possa sopravvivere anche quando viene collocato in una scena quotidiana: un numero di linea, il vetro appannato, le rotaie, una donna che scende, un gesto che sembra un saluto e invece è un addio. Le note del traduttore mostrano inoltre quanto sia stata meditata la resa argentina del testo: il tram, il voseo, il lessico della città rioplatense non sono ornamenti, ma tentativi di far respirare la poesia nella nuova geografia linguistica.

È proprio qui che la traduzione smette di essere un semplice servizio e diventa interpretazione.

   

Francesco Tomada

Francesco Tomada: la poesia delle cose che ci riguardano.

Se De Angelis rappresenta nella raccolta una delle grandi linee della poesia italiana dell’introspezione, della perdita e dell’esistenza sul bordo dell’irreparabile, Francesco Tomada costituisce una presenza diversissima e altrettanto necessaria.

Nato nel 1966 e residente a Gorizia, Tomada porta nella poesia una dimensione concreta, quotidiana, familiare, civile. Insegnante di biologia e chimica, ha pubblicato diversi libri di poesia e i suoi testi sono già stati tradotti in una quindicina di lingue.

La sua collocazione nell’antologia è particolarmente felice perché introduce anche una poesia capace di parlare della storia attraverso le piccole cose.

È evidente, per esempio, in A mia madre. La scena è semplicissima: una casa, una madre anziana che sistema le stanze, cambia la cucina, lucida i pavimenti, dipinge la ringhiera. Ma dietro questa normalissima attività domestica si apre la consapevolezza della morte. «È come se prima di andare / tu mettessi in ordine i ricordi»: il trasloco diventa così la metafora di un passaggio definitivo.

È una poesia di straordinaria sobrietà. Tomada non ha bisogno di proclamare il dolore: gli basta osservare una madre che mette in ordine la casa.

Ancora più interessante, per un lettore argentino, è L’Italia è un melograno. Qui il poeta parte da un’esperienza personale e geografica – un albero piantato nel proprio giardino – per affrontare il tema dei confini. La cresta dei monti che è stata Italia, poi Jugoslavia e infine Slovenia diventa la prova concreta dell’arbitrarietà delle frontiere.

«I confini dovrebbero essere come gli orizzonti»: la frase contiene una concezione della patria completamente diversa da quella identitaria o nazionalistica. Il confine si sposta con chi cammina; la patria, infine, è «dove / un uomo pianta un melograno / e può aspettare di mangiarne i frutti».

È difficile immaginare una poesia più adatta a un’antologia destinata al lettore argentino. Non perché parli direttamente dell’Argentina, ma perché parla di confini, appartenenza, migrazione, terra e memoria attraverso una lingua profondamente italiana e, nello stesso tempo, comprensibile oltre il confine nazionale.

La scelta di Tomada permette dunque al curatore di mostrare un’altra possibilità della poesia italiana contemporanea: non una poesia chiusa nell’io, ma una poesia capace di trasformare un albero, una madre, una casa, una frontiera in strumenti di interrogazione del mondo.

E poi c’è Parola, dove il discorso si allarga ancora. «Amore e misericordia» rimangono appesi alla parola come «azioni d’equilibrio»: il linguaggio diventa ciò che può ancora tenere insieme un mondo fragile. La poesia si chiude con immagini di luoghi, incontri, merci, sogni, sapori lontani, fino alla brezza di un giorno felice.

È significativo che proprio in questa poesia il traduttore scelga un argentino sostené al posto di un più neutro imperativo spagnolo. Nelle note Filoni spiega esplicitamente la volontà di usare il voseo e un lessico capace di risuonare con la tradizione della pampa e delle città argentine. Non si tratta dunque di tradurre l’italiano in uno spagnolo standard, ma di farlo arrivare in una lingua riconoscibile dal lettore a cui il libro è destinato.

    

Tradurre non significa neutralizzare. Questa è probabilmente una delle caratteristiche più importanti dell’intero progetto.

Filoni definisce il proprio lavoro una «trasposizione affettiva e tecnica» e dichiara di aver privilegiato il voseo e un lessico che potesse risuonare nella tradizione poetica argentina. Le note alla traduzione confermano quanto questo principio sia stato applicato concretamente.

Per Tomada, per esempio, termini come «mudanza», «rumbo», «piolín» o «pedaleás» vengono scelti non semplicemente perché corretti, ma perché capaci di produrre nella lingua d’arrivo una vicinanza emotiva analoga a quella dell’originale.

Lo stesso accade con De Angelis. Il traduttore spiega, per esempio, perché in Nemini abbia mantenuto il tram, pur essendo un mezzo oggi estraneo alla Buenos Aires quotidiana: nel testo di De Angelis le rotaie sono parte della struttura simbolica del destino. Il voseo, invece, permette di trasformare il rapporto fra il poeta e il lettore in una sorta di intimità sussurrata.

Questa attenzione rende l’edizione qualcosa di più di una pubblicazione bilingue. È un vero atto di ospitalità linguistica, come lo definisce lo stesso Filoni: la lingua argentina non viene utilizzata come semplice contenitore della poesia italiana, ma viene chiamata a partecipare alla sua nuova vita.

    

Maurizio Cucchi

Il valore più grande di Poesía italiana actual è forse proprio questo: portare fuori dall’Italia una poesia che, nonostante la qualità degli autori scelti, rimane spesso confinata entro i limiti linguistici del proprio Paese.

Filoni ricorda nella sua introduzione la condizione paradossale della poesia contemporanea: un genere marginale dal punto di vista commerciale, ma estremamente ricco e vitale, che negli ultimi anni ha trovato anche negli ambienti digitali nuovi strumenti di circolazione. L’antologia nasce dunque dentro una situazione in cui la poesia è contemporaneamente periferica rispetto al mercato e centrale nella ricerca sul linguaggio.

Ed è proprio per questo che la traduzione internazionale diventa essenziale. Un romanzo può trovare facilmente un editore straniero sulla base del proprio successo commerciale; la poesia ha bisogno di qualcuno che la scelga, la traduca, la presenti, la contestualizzi e la faccia incontrare con una comunità di lettori.

Qui tutto questo avviene in un Paese particolarmente predisposto all’incontro. L’Argentina non è soltanto un luogo in cui la poesia italiana viene tradotta. È un luogo in cui può essere riconosciuta. La consistente presenza storica dell’immigrazione italiana ha creato un terreno culturale nel quale l’italiano, anche quando non viene più parlato quotidianamente, sopravvive attraverso la memoria familiare, la musica, la letteratura, i nomi, le abitudini, le immagini tramandate. La poesia può quindi diventare uno dei modi attraverso cui quella memoria torna a dialogare con il presente.

E in questo senso la scelta di Buenos Aires come luogo di pubblicazione assume un valore quasi simbolico: una città costruita anche attraverso successive stratificazioni migratorie accoglie una nuova generazione di voci italiane e le restituisce in una lingua che non è semplicemente quella della traduzione, ma quella viva del Río de la Plata.

   

Patrizia Cavalli

La poesia italiana diventa argentina senza smettere di essere italiana. Il risultato più riuscito dell’antologia è forse proprio questo paradosso: i poeti non vengono “argentinizzati”, ma la loro poesia viene messa nelle condizioni di poter essere ascoltata dall’Argentina.

De Angelis rimane milanese, notturno, metafisico, ferito; Tomada rimane goriziano, concreto, civile, familiare. Patrizia Cavalli conserva la sua ironia e la sua straordinaria capacità di trasformare la quotidianità in materia poetica; Cucchi il suo rapporto con la città e con la memoria; gli autori più giovani portano altre sensibilità, altri ritmi, altre forme di rapporto con il presente.

Ma tutti, attraversando lo spagnolo rioplatense, acquistano una seconda possibilità di esistenza.

È questo, in fondo, il significato più profondo di un’antologia poetica tradotta: non spostare semplicemente dei testi da una lingua all’altra, ma permettere loro di trovare nuovi lettori senza perdere la propria identità.

Filoni conclude la sua introduzione ricordando che, al di là della distanza geografica, italiani e argentini condividono i medesimi limiti del linguaggio e, dunque, «il medesimo mondo». È una conclusione che il libro dimostra più che affermare.

Perché se De Angelis può parlare a un lettore argentino della perdita, dell’amore e del tempo passando attraverso una stazione di Milano, e Tomada può parlare di patria a partire da un melograno piantato sul confine orientale d’Italia, allora la poesia ha già compiuto il viaggio.

Non è più soltanto poesia italiana tradotta in Argentina. È poesia italiana che, attraverso l’Argentina, ha trovato un altro luogo in cui continuare a vivere.

 

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VER. ESP

    

Hay antologías que reúnen poetas y antologías que construyen puentes. Poesía italiana actual / Poesia italiana attuale, publicada en 2026 por Buenos Aires Poetry en la colección Abracadabra, pertenece a la segunda categoría. No es solamente una selección de catorce voces de la poesía italiana contemporánea, sino un proyecto de transferencia cultural pensado desde su origen para un destinatario preciso: el lector argentino y, más específicamente, el lector del área rioplatense.

Daniel Filoni

A cargo de la selección, traducción e introducción del volumen está Daniel Filoni, quien en la nota inicial declara sin ambigüedades la naturaleza del proyecto: no se trata de un relevamiento de carácter abstractamente académico, sino del intento de poner en comunicación dos tradiciones poéticas que, a pesar de la distancia geográfica, poseen una profunda familiaridad. Filoni identifica en el arraigo de la cultura italiana en Argentina una de las razones fundamentales de la empresa y habla de la sensibilidad argentina como particularmente permeable a la lírica italiana. La literatura italiana, en este contexto, no llegaría entonces como una voz completamente extranjera, sino como algo que puede ser reconocido, acogido y hecho propio.

Es una intuición particularmente acertada en un país como Argentina, cuya historia moderna estuvo profundamente marcada por la inmigración italiana. La relación entre ambos países no es, por lo tanto, la relación, bastante abstracta, entre una cultura exportadora y una cultura receptora: es la relación entre dos mundos que ya han compartido familias, palabras, gestos, apellidos, memorias, paisajes interiores. La Italia que llega a estas páginas no es necesariamente la Italia de los estereotipos, sino una Italia literaria que puede encontrar en Argentina una memoria de origen y, al mismo tiempo, una nueva posibilidad de lectura.

   

La estructura de la antología es significativa. Filoni no pretende ofrecer una representación estadística de la poesía italiana de las últimas décadas, sino que declara haber buscado autores capaces de mantener a lo largo del tiempo una fuerte coherencia temática y una rigurosa relación con el lenguaje poético. La selección atraviesa distintas generaciones: desde Maurizio Cucchi y Patrizia Cavalli hasta Maria Borio y Alberto Fraccacreta, pasando por Milo De Angelis, Tiziano Broggiato, Francesco Macciò, Beppe Salvia, Maria Grazia Calandrone, Davide Rondoni, Alessandro Agostinelli, Francesco Tomada, Flaminia Cruciani y Viola Barbara.

Es importante señalar que actual, aquí, no significa simplemente “viviente” o “recién publicado”. La presencia de Patrizia Cavalli y, sobre todo, de Beppe Salvia – muerto en 1985 – demuestra que el curador entiende la contemporaneidad como un organismo más amplio, en el que el presente dialoga con las voces que lo prepararon. Es una elección compartible, porque permite al lector argentino no recibir una fotografía momentánea, sino intuir algunas de las trayectorias a través de las cuales la poesía italiana llegó hasta el presente.

También es importante la elección de poner junto a nombres ya canónicos a poetas menos conocidos en el extranjero. Milo De Angelis, Patrizia Cavalli y Maurizio Cucchi representan ya puntos de referencia imprescindibles; junto a ellos aparecen autores de generaciones posteriores y figuras más jóvenes. La antología se convierte así en una suerte de relevo, sin sugerir, sin embargo, que exista una única línea evolutiva de la poesía italiana.

La elección de Beppe Salvia es, en este sentido, particularmente significativa: introduce en el panorama una voz interrumpida prematuramente, perteneciente a la etapa de renovación de la poesía italiana de los años setenta. Su presencia recuerda que una tradición no coincide con la simple sucesión de los vivos, sino que comprende también las obras que continúan actuando después de la muerte de su autor.

   

Continúo dando espacio a dos poetas que amo particularmente:

   

Milo De Angelis

Milo De Angelis: la poesía como lugar de lo irreparable.

Entre los poetas elegidos, Milo De Angelis ocupa inevitablemente un lugar de gran relevancia. Nacido en Milán en 1951, De Angelis es presentado a través de un arco bibliográfico muy amplio, desde Somiglianze, de 1976, hasta Poesie dell’inizio 1967-1973, publicado en 2025. La antología no se limita, entonces, a mostrar un único momento de su producción, sino que construye un pequeño recorrido a través de distintas etapas de su poesía.

Y el recorrido elegido está muy bien calibrado.

Se comienza con Cartina muta, donde la ciudad, la noche, una farmacia, un rostro y una relación amorosa se convierten en elementos de una escena casi cinematográfica. Pero la realidad se resquebraja inmediatamente: «è lo stesso che una volta chiamai amore», dice el poeta, y esa palabra, amor, aparece ya como algo que no puede volver a ser atravesado.

En Biografia sommaria, la relación entre experiencia y palabra alcanza uno de los puntos más altos de la selección. Después del relato de una noche milanesa, el poeta declara: «Riportiamo esattamente / i fatti e le parole. Questo, / questo mi è possibile». La poesía parece casi querer renunciar a la poesía para poder reencontrarla en un nivel más profundo: contar exactamente los hechos se convierte en la única manera de acercarse a aquello que no puede ser dicho.

Luego aparece una de las imágenes más características de De Angelis: el infinito que aparece en lo pequeño. No en el gran paisaje, no en el absoluto declarado, sino en un espacio mínimo, en un intervalo casi invisible entre el cuerpo y una barrera, en un soplo, en una nota que se apaga. La poesía parece habitar precisamente ese margen infinitesimal en el que algo está a punto de desaparecer.

En Tema dell’addio, la pérdida se convierte incluso en una condición cósmica: cuando el rostro amado muestra las huellas del tiempo, «è notte su ogni volto / che abbiamo amato». Es uno de los pasajes en los que se comprende mejor por qué De Angelis es una presencia tan importante en la poesía italiana contemporánea: el dato autobiográfico nunca permanece simplemente autobiográfico. La pérdida de un rostro se convierte en la pérdida de todos los rostros; el adiós individual se convierte en una ley de la materia y del tiempo.

La elección de Incontri e agguati añade luego otro elemento fundamental: la amistad, la marginalidad, el cuerpo herido, la poesía misma vivida como algo tremendo y necesario. Ese «poesia poesia poesia» repetido por el poeta es casi una declaración de fe y, al mismo tiempo, de desesperación. Y el final «io adesso ti rifiuto / e ti amo» condensa magníficamente una de las tensiones fundamentales de su escritura: el amor nunca es separable de la distancia, de la pérdida, del rechazo.

Finalmente, Nemini, tomado de Linea intera, linea spezzata, de 2021, desplaza la metafísica de De Angelis al interior de un tranvía. Es una elección extraordinaria porque demuestra hasta qué punto su universo poético puede sobrevivir incluso cuando se lo coloca en una escena cotidiana: un número de línea, el vidrio empañado, las vías, una mujer que baja, un gesto que parece un saludo y, en cambio, es un adiós. Las notas del traductor muestran además cuánto se ha meditado la versión argentina del texto: el tranvía, el voseo, el léxico de la ciudad rioplatense no son adornos, sino intentos de hacer respirar la poesía en la nueva geografía lingüística.

Es precisamente aquí donde la traducción deja de ser un simple servicio y se convierte en interpretación.

   

Francesco Tomada

Francesco Tomada: la poesía de las cosas que nos conciernen.

Si De Angelis representa en la antología una de las grandes líneas de la poesía italiana de la introspección, la pérdida y la existencia al borde de lo irreparable, Francesco Tomada constituye una presencia muy diferente e igualmente necesaria.

Nacido en 1966 y residente en Gorizia, Tomada lleva a la poesía una dimensión concreta, cotidiana, familiar, civil. Profesor de biología y química, ha publicado varios libros de poesía y sus textos ya han sido traducidos a una quincena de lenguas.

Su inclusión en la antología es particularmente acertada porque introduce también una poesía capaz de hablar de la historia a través de las pequeñas cosas.

Es evidente, por ejemplo, en A mia madre. La escena es sencillísima: una casa, una madre anciana que ordena las habitaciones, cambia la cocina, lustra los pisos, pinta la baranda. Pero detrás de esta actividad doméstica absolutamente normal se abre la conciencia de la muerte. «È come se prima di andare / tu mettessi in ordine i ricordi»: la mudanza se convierte así en la metáfora de un pasaje definitivo.

Es una poesía de extraordinaria sobriedad. Tomada no necesita proclamar el dolor: le basta con observar a una madre que pone la casa en orden.

Aún más interesante, para un lector argentino, es L’Italia è un melograno. Aquí el poeta parte de una experiencia personal y geográfica  – un árbol plantado en su propio jardín – para abordar el tema de las fronteras. La cresta de las montañas que fue Italia, luego Yugoslavia y finalmente Eslovenia se convierte en la prueba concreta de la arbitrariedad de las fronteras.

«I confini dovrebbero essere come gli orizzonti»: la frase contiene una concepción de la patria completamente diferente de la identitaria o nacionalista. La frontera se desplaza con quien camina; la patria, finalmente, es «dove / un uomo pianta un melograno / e può aspettare di mangiarne i frutti».

Es difícil imaginar una poesía más adecuada para una antología destinada al lector argentino. No porque hable directamente de Argentina, sino porque habla de fronteras, pertenencia, migración, tierra y memoria a través de una lengua profundamente italiana y, al mismo tiempo, comprensible más allá de la frontera nacional.

La elección de Tomada permite entonces al curador mostrar otra posibilidad de la poesía italiana contemporánea: no una poesía encerrada en el yo, sino una poesía capaz de transformar un árbol, una madre, una casa, una frontera en instrumentos para interrogar el mundo.

Y después está Parola, donde el discurso se amplía todavía más. «Amore e misericordia» permanecen colgados de la palabra como «azioni d’equilibrio»: el lenguaje se convierte en aquello que todavía puede mantener unido un mundo frágil. El poema se cierra con imágenes de lugares, encuentros, mercancías, sueños, sabores lejanos, hasta llegar a la brisa de un día feliz.

Es significativo que precisamente en este poema el traductor elija un argentino sostené en lugar de un imperativo español más neutro. En las notas Filoni explica explícitamente la voluntad de utilizar el voseo y un léxico capaz de resonar con la tradición de la pampa y de las ciudades argentinas. No se trata, entonces, de traducir el italiano a un español estándar, sino de hacerlo llegar a una lengua reconocible para el lector al que el libro está destinado.

   

Traducir no significa neutralizar. Esta es probablemente una de las características más importantes de todo el proyecto.

Filoni define su trabajo como una «trasposizione affettiva e tecnica» y declara haber privilegiado el voseo y un léxico que pudiera resonar en la tradición poética argentina. Las notas a la traducción confirman hasta qué punto este principio ha sido aplicado concretamente.

En Tomada, por ejemplo, términos como «mudanza», «rumbo», «piolín» o «pedaleás» son elegidos no simplemente porque sean correctos, sino porque son capaces de producir en la lengua de llegada una cercanía emocional análoga a la del original.

Lo mismo ocurre con De Angelis. El traductor explica, por ejemplo, por qué en Nemini mantuvo el tranvía, aunque sea un medio de transporte actualmente ajeno a la Buenos Aires cotidiana: en el texto de De Angelis, las vías forman parte de la estructura simbólica del destino. El voseo, en cambio, permite transformar la relación entre el poeta y el lector en una suerte de intimidad susurrada.

Esta atención convierte la edición en algo más que una publicación bilingüe. Es un verdadero acto de hospitalidad lingüística, como lo define el propio Filoni: la lengua argentina no es utilizada como un simple recipiente de la poesía italiana, sino que es convocada a participar de su nueva vida.

   

Beppe Salvia

El mayor valor de Poesía italiana actual es quizás precisamente este: llevar fuera de Italia una poesía que, a pesar de la calidad de los autores elegidos, permanece a menudo confinada dentro de los límites lingüísticos de su propio país.

Filoni recuerda en su introducción la condición paradójica de la poesía contemporánea: un género marginal desde el punto de vista comercial, pero extremadamente rico y vital, que en los últimos años también ha encontrado en los entornos digitales nuevas herramientas de circulación. La antología nace, entonces, dentro de una situación en la que la poesía es simultáneamente periférica respecto del mercado y central en la investigación sobre el lenguaje.

Y es precisamente por eso que la traducción internacional se vuelve esencial. Una novela puede encontrar fácilmente un editor extranjero a partir de su éxito comercial; la poesía necesita de alguien que la elija, la traduzca, la presente, la contextualice y la haga encontrarse con una comunidad de lectores.

Aquí todo esto sucede en un país particularmente predispuesto al encuentro. Argentina no es solamente un lugar donde se traduce la poesía italiana. Es un lugar donde puede ser reconocida. La importante presencia histórica de la inmigración italiana ha creado un terreno cultural en el que el italiano, aun cuando ya no se hable cotidianamente, sobrevive a través de la memoria familiar, la música, la literatura, los nombres, las costumbres, las imágenes transmitidas. La poesía puede entonces convertirse en una de las formas en que esa memoria vuelve a dialogar con el presente.

Y en este sentido, la elección de Buenos Aires como lugar de publicación adquiere un valor casi simbólico: una ciudad construida también a través de sucesivas estratificaciones migratorias recibe a una nueva generación de voces italianas y las devuelve en una lengua que no es simplemente la de la traducción, sino la lengua viva del Río de la Plata.

   

Flaminia Cruciani

La poesía italiana se vuelve argentina sin dejar de ser italiana. El resultado más logrado de la antología es quizás precisamente esta paradoja: los poetas no son “argentinados”, sino que su poesía es puesta en condiciones de poder ser escuchada por Argentina.

De Angelis sigue siendo milanés, nocturno, metafísico, herido; Tomada sigue siendo goriziano, concreto, civil, familiar. Patrizia Cavalli conserva su ironía y su extraordinaria capacidad de transformar la cotidianeidad en materia poética; Cucchi, su relación con la ciudad y con la memoria; los autores más jóvenes aportan otras sensibilidades, otros ritmos, otras formas de relacionarse con el presente.

Pero todos, al atravesar el español rioplatense, adquieren una segunda posibilidad de existencia.

Ese es, en el fondo, el significado más profundo de una antología poética traducida: no trasladar simplemente unos textos de una lengua a otra, sino permitirles encontrar nuevos lectores sin perder su propia identidad.

Filoni concluye su introducción recordando que, más allá de la distancia geográfica, italianos y argentinos comparten los mismos límites del lenguaje y, por lo tanto, «il medesimo mondo». Es una conclusión que el libro demuestra más que afirmar.

Porque si De Angelis puede hablarle a un lector argentino de la pérdida, del amor y del tiempo pasando por una estación de Milán, y Tomada puede hablar de patria a partir de un granado plantado en la frontera oriental de Italia, entonces la poesía ya ha realizado el viaje.

Ya no es solamente poesía italiana traducida en Argentina. Es poesía italiana que, a través de Argentina, ha encontrado otro lugar donde seguir viviendo.

   

 

La casa dentro de la casa: Sobre Poesía italiana actual / Poesia italiana attuale. Antología de 14 poetas

 

La traduzione in spagnolo del presente articolo è stata effettuata mediante ChatGPT