Osservatorio Poetico di Sonia Caporossi | Carla Forza
Autodisciplina
Dissociare i piani nell’urto del reale
modellare il fluire del pensiero,
adattarlo agli ingorghi, tenerlo a freno.
Impiegare i mesi in affanni stirati,
per lo più impilando ai margini
i danni correlati, in uno sciatto
ripetersi dei versi.
Così curarsi dell’odierno
che scalza la nostra resistenza,
deponendola al di là della porta,
come sterile lume di lanterna.
*
Raccoglimento
Mi allontano dagli alberi
per discernere oltre la chioma
nel ritaglio che imbrunisce,
quand’anche la fronte corrugata
fosse attratta verso il prato
verso la collusione di stilemi e zolle.
Fili d’erba intrappolano i passi
sofferti nell’arretramento,
mentre il corpo raccolto in un pegno
si allerta ad ascoltare le membra.
All’interno il rumore si ferma
non appena il vuoto penetra
per distruggere i detriti.
Passione contorta non tradisce
il cielo.
Scontento, nel tempo
di vendemmia, a seccare le viscere.
*
Smottamenti
Cedevole al tatto la notte
dispone spugna sull’impugnatura
degli orli laddove l’io freme rotolando.
Aggiorno la rubrica delle frane,
ritratte sotto la superficie,
tra le vene divaricate.
Vischiosa la pelle si attacca allo sterno
simile all’argilla che tiene
se ha un tronco da tirare a sé,
alla madre.
Carla Forza è nata in Toscana nel 1964. Dopo la maturità classica si laurea in Filosofia della Storia all’Università di Pisa. Attualmente vive in Lombardia e lavora, come docente di Materie letterarie, in un Istituto Tecnico. Figura tra gli autori dell’Antologia Rebèlde, Catartica Ed. 2023 e dell’Agenda poetica 2024 Ed. Ensemble. Alcuni testi inediti sono stati pubblicati su vari lit-blog. Nel 2024 ha pubblicato la raccolta Grandina disgrazia e noi restiamo ciechi per 4Punte edizioni.
Le poesie di Carla Forza che offriamo qui in lettura condividono una ricerca espressiva intensa, caratterizzata da un linguaggio evocativo e fortemente simbolico, in cui l’esplorazione di una tensione interna assume gli aspetti di un movimento oscillante tra resistenza e abbandono, tra il peso del quotidiano e la ricerca del senso dell’esistere. In Autodisciplina, il tema centrale sembra essere il conflitto tra il fluire del pensiero e la necessità di adattarlo alle contingenze del reale. L’urto del quotidiano impone una forma di controllo e di selezione, e il ripetersi dei versi diventa quasi un’ossessione, un gesto necessario per sopravvivere al caos dell’esistenza, laddove la “lanterna sterile” dell’umana razionalità non può che rimanere inerte, incapace di illuminare pienamente una realtà intollerabile, di fronte a cui non vale alcuna resistenza. In Raccoglimento, la tensione tra natura e coscienza si estrinseca attraverso una serie di immagini patentemente materiche, fisiologiche persino: l’allontanamento dagli alberi e la riflessione sulla chioma evocano il bisogno di discernere, di andare oltre l’apparenza, mentre il prato diventa un luogo di attrazione e di collusione tra forme estetiche e la natura concrezionale della physis. Il vuoto, che “penetra per distruggere i detriti”, assume in questo contesto una funzione purificatrice e rivelatrice, preliminare rispetto all’atto di un qualsivoglia demiurgo operante in una chora, uno spazio in cui il rumore si arresta per lasciare posto a una comprensione cosmogenica della propria interiorità. A sua volta, Smottamenti è una poesia costruita su immagini tattili e viscerali, in cui la notte diventa una presenza densa e corporea, dove l’evocazione del tema dell’appartenenza, come se l’individuo fosse in costante ricerca di un punto di ancoraggio che lo trattenga e lo definisca, si concretizza nell’immagine del tronco e dell’argilla che radicano nell’indefinito l’elemento del materno in maniera spiazzante, ma pur sempre secondo l’uso reiterato, a ben vedere in tutti e tre i componimenti, di una pratica poetica che ben conosciamo: il correlativo oggettivo di tipo eliotiano-montaliano. Ed è proprio Montale il poeta che ci viene in mente all’istante, fin dalla lettura dei primi versi; un Montale, però, depurato dagli elementi novecenteschi a livello stilistico, finanche lessicale; un Montale rinnovato alla luce dei paradossi del reale ultracontemporaneo, che non si attiene al puro nulla, bensì, in qualche modo, positivizza il nichilismo e in cui non c’è alcun muro da accusare della propria iniquità. Insomma, per dirla in breve, se dal punto di vista stilistico Carla Forza è poetessa capace di gestire l’enjambement pasolinianamente, dal punto di vista del contenuto è in grado, finalmente, di chiedere “la parola che squadri da ogni lato..”. Eccetera.



















Lascia un commento