Mi piace un mondo (voci dal pianeta) di Paolo Polvani/Nicoleta Craete: tutto ciò che ti resta è legare gli alberi a faccia in giù. Due poesie.  Nota di lettura di Carlo Di Legge

 

Poeta e traduttrice rumena, è redattrice di Athanor. Numerosi sono i premi e i riconoscimenti da lei ricevuti, tra i quali: primo premio per la sezione poesia e Trofeo Festival al Festival di Letteratura Moştenirea Văcăreştilor a Târgovişte, primo premio al concorso di poesia Tudor Arghezi a Targu-Jiu, nella sezione Bilete de Papagal.

La sua prima raccolta di poesie La donna con un corpo di cera, in seguito al premio ricevuto come miglior manoscritto al Festival Internazionale di Poesia di Sighetu Marmației, è stato pubblicato nel febbraio 2019 dalla Grinta Publishing House, nella collezione Poezia 9. La silloge ha successivamente ricevuto il premio Libro dell’Anno al Festival della Letteratura di Ion Cănăvoiu nell’ottobre 2019.

Le sue poesie sono state tradotte in inglese, ceco, spagnolo, francese, arabo, ebraico, greco.

 

 

La versione inglese delle due poesie è di Nicoleta Crăete . La traduzione italiana è di Lucilla Trapazzo.

 

enlightened poem

fear has sat down at the basis of the world to take a rest
above its head some ants were smashing seeds
one two
seven nine

but here is how from the right ear a religion has risen
bearing long legs
the middle worshippers would worship her
the left worshippers would worship her as well
even the worshipped ones would also worship her
and too much concord would have been there in the world
hadn’t it been

but there is how from the left ear rage was growing up from final
moods floods
wars
the right worshippers would worship them
even the worshipped ones would also worship them

you just hold me the candle so that I could write

 

 

poesia illuminata

 

sedeva la paura alla base del mondo e riposava

sopra la sua testa formiche spaccavano semi

uno due

sette nove

 

ma ecco che dal suo orecchio destro sorgeva una religione

indossando gambe lunghe

i devoti al centro l’avrebbero adorata

i devoti a sinistra l’avrebbero adorata

finanche gli adorati l’avrebbero adorata

e troppa concordia ci sarebbe stata al mondo

se ciò non fosse stato

 

ed ecco allora che dall’orecchio sinistro cresceva rabbia

dall’ultimo sentire dall’ultimo diluvio

da una guerra ultima

gli adoratori a destra l’avrebbero adorata

e anche gli adorati l’avrebbero adorata

 

tienimi la candela così che io possa scrivere

 

foto di attila bartis

Una maniera molto forte di far poesia, quella di Nicoleta Crăete. La prima viene presentata sotto forma di apologo. Si tratta di un’allegoria molto efficace sulle radici della violenza e della guerra tra gli uomini, che qui vengono fatte risalire a una delle grandi differenze, quella religiosa. Personalmente non credo che sia questa l’unica radice della violenza e del dolore, ma, come pare di vedere nei fatti, è una delle tante, che sia un pretesto o no. La maniera in cui scrive l’autrice è forte. Se non vi fossero state le religioni, dice, che pure avrebbero dovuto portare salvezza, troppa calma vi sarebbe stata nel mondo! Perché gli uomini possono distorcere i fini per cui ogni cosa è nata, per quanto tali fini siano buoni all’origine, e anche le migliori intenzioni si prestano alla perversione.  Qui la chiusura introduce una brusca, inattesa soluzione di continuità: il lettore mediti, se vuole, sul senso che questo può avere.

 

overturned dream

 

love is a scaffold where we sleep

whereas our sleep has a sight towards birds

 

don’t make yourself a cradle from a watered woman’s hair

a bird has built a nest in it

so it could die

 

you are to plant it the next day

and you will know

that you know nothing that you know

while reading on the bodies with your blinded hands

 

all you are left with is to tie the trees face down

so that the earth should mirror them when calling you

with a strange name

 

sogno rovesciato

 

l’amore è un’impalcatura sulla quale dormiamo

mentre il sonno rivolge lo sguardo agli uccelli

 

non farti una culla con i capelli di una donna sbiadita

un uccello vi ha costruito il nido

dove andare a morire

 

lo pianterai domani

e saprai

che non sai nulla di ciò che sai

mentre leggi sui corpi con le tue mani cieche

 

tutto ciò che ti resta è legare gli alberi a faccia in giù

così che la terra li specchi quando ti chiama

con un nome straniero

Nella seconda composizione, come fosse un altro genere di scrittura: qui le metafore che s’incontrano non risultano sempre altrettanto trasparenti di senso, se si esclude l’apertura – ma qui sembra che la maniera di pensare sia più simbolica che allegorica, come se s’invitasse a spaziare “a volo d’uccello” e dunque a cercare sensi e interpretazioni che non sembrano dati immediatamente (ma in poesia perché dovrebbero?). Nemmeno il nesso di senso tra le quattro parti della poesia risulta evidente, è da cercare. La costruzione finale (“non ti resterà…”) mi sembra la più ardua da interpretare, almeno per come risulta in traduzione: pertanto non propongo una mia versione, lasciando a chi legge la propria. Se, infatti, un nome/nume risulta sconosciuto anche al destinatario cioè “straniero”, come è scritto in chiusura, allora ogni consecutio è possibile e anche questo non è assurdo quanto potrebbe sembrare. Anche i nomi, anche quelli che non sembrano rispondere all’oggetto di riferimento (e quali parole del linguaggio, in realtà, rispondono all’”oggetto”?), anche gli alberi legati “a faccia in giù”.