
Dal Prologo di 69 Poesie e 7 peccati: “Ho chiesto in giro: – Che fine ha fatto l’eros? – Qualcuno dice si sia smarrito alla velocità di un’app […] Cercalo negli archivi, nelle emeroteche, nelle canzoni, sotto i tavoli delle biblioteche, cammina con la passione degli eroi […] – Mentre una gonna lascia intravedere ancora le sembianze di una donna […] oggi l’eros è nascosto dentro rivoli di incertezze, non si tinge di lenzuola, è bandito dai letti, guarda quei due, gli hanno messo addirittura la museruola… – […] ho visto suore e prostitute sugli stessi altari, politici e preti cantare le stesse messe, tra profeti in volgare, poeti distinguersi benché vegani […] Dov’è l’eros? Così vicino alla morte, così padrone di vite […] Ho cercato sinonimi per questa domanda, le risposte più belle sono tutte dettagli, e poi ancora silenzi, sospiri e lamenti, a volte eloquenti […] C’è chi si è offeso per il pudore indistinto, certe cose si vivono non si scrivono in versi […] Ho chiesto alla casalinga, all’impiegata, alla mamma, alla disoccupata […] Mi ha risposto lo scrittore che sogna una piazza in cui ogni martedì si faccia tutti l’amore! […] – Oggi l’eros è in due persone che fanno l’amore! Si perché è diventato così trasgressivo incontrarsi davvero! – […]”.
Ho riportato gran parte del Prologo per mettere ancor più in risalto ciò che viene dopo. È vero: definire l’eros non è impresa da poco. Anche se siamo convinti che le suddette domande e risposte hanno centrato il discorso, nulla equivale alle parole dei sensi. E’ questo che Nadia Lisanti ha tradotto in poesia, e il risultato va al di là di
ogni aspettativa. Si è denudata, scrivendo senza riserve, lasciando che fossero i sensi a meravigliare il lettore, assumendosi il rischio di essere esplicita ha intinto la penna nel proprio sudore e, sulla carta, si sono
impresse non solo le lettere ma gli aromi, i profumi provenienti dalle notti d’amore.
Tra le risposte, c’è anche quella del pudico, del casto, dello scandalizzato che si offende ritenendo che “certe cose si vivono non si scrivono in versi”. Mi piacerebbe chiedere a costui: “Mi dica, allora, che cosa va scritto nelle poesie?” Sono sicuro che, indignato, mi direbbe: “La poesia è purezza non pornografia”, dimostrando di non avere le idee chiare e di essere condizionato dai tabù, che distorcono il pensiero e lo fanno apparire meschino e – ancor peggio – denotano una piccolezza d’animo come poche tra gli esseri umani. Ma non finisce qui, perché – a mio avviso – sono costoro che rappresentano il nemico dell’eros, che ne limitano la libertà. Eros è vita, nel senso più autentico del termine. E la vita è amore. Ora, non fosse altro che per una proprietà transitiva, si evince distintamente che l’eros è amore.
Tornando all’ipotetica replica fornita, ci si rende facilmente conto della contraddizione in termini che la distingue. Se si è convinti che il sesso è qualcosa di peccaminoso, da esecrare, da accostare – appunto – alla pornografia, la succitata affermazione avrebbe perlomeno un senso; se non fosse che la confusione generata tra la purezza della poesia e la pretesa impurità del sesso non finisse con l’accettare la similarità tra il sesso stesso e l’eros.
Ecco perché ho parlato di ostilità. Chi crede – l’irreprensibile, il castigato – che l’amore fisico sia da tenere nascosto, teme il (pre)giudizio degli altri, misurando tutti con il suo metro. È, dunque, un atto d’immoralità quello di amarsi fisicamente, ed i sensi sono l’aspetto più animalesco, gli istinti meno nobili dell’uomo? Ditemi voi se questo
non vuol dire oltraggiare l’amore in senso lato, operare una scissione tra lo spirito e la materia che può risultare deleteria per la realizzazione completa della personalità umana. Questo convincimento allontana la possibilità – che abbiamo – di crescere nell’amore che, al contrario, ci spinge a godere della vita con tutti noi stessi, al fine di essere in perfetta armonia con la bellezza e con la grazia. Ma davvero vogliamo che suore e prostitute condividano lo stesso altare e che preti e politici cantino la stessa messa? Sarebbe prodigioso laddove avvenisse per maturazione di una scelta, tuttavia ciò non accade e sappiamo, con assoluta certezza, che lo fanno per convenienza, per il proprio esclusivo vantaggio; lo sappiamo talmente bene che ormai neppure ci si stupisce nel vederli insieme, gli uni accanto agli altri. Vedete a cosa porta una fede dogmatica, un’errata conoscenza del bene e del male? E, per inciso, sia chiaro che non sto condannando chi sbaglia, così come non biasimo chi, in coscienza, si crede nel giusto. Sono personalmente convinto che l’abbaglio sta a monte, e, paradossalmente (ma solo in apparenza) consiste proprio nella scelta. Coprirsi con le foglie del fico e disobbedire all’avvertimento di non cogliere il frutto proibito è
un’antinomia che ci portiamo dietro dall’inizio dei tempi. Come si doveva vivere nel Paradiso terrestre (sulla Terra) se non nudi? Fare l’amore sul serio, con i sensi e la mente, nei prati coperti di fiori e non di rifiuti. Non lo abbiamo voluto: dobbiamo ammetterlo. Bestemmia chi si scandalizza alla lettura di versi come quelli che seguono di Nadia Lisanti:
“Un azzardo la mia mano tra le gambe,
la perfetta indecisione
mentre mi possiedo
tu sei l’uomo con cui rinasco vergine
ad ogni peccato.
Potessi rimanere fedele al tuo dito,
sarei la sposa da sposare ancora.”
E poi:
“Mi chiamano puttana mentre elargisco piaceri,
non chiedo soldi
e godo.
Non chiedo soldi e sono,
non chiedo soldi e vivo
nel piacere di sentirli godere tutti come ossessi
mentre m’infilo in una trama di potere di cui ognuno ha già
[deciso il prezzo.”
ancora:
“Nei giochi proibiti cammina la morte – ti dicono i vecchi –
Non dargli mai retta, alberga passione
Distingui i tuoi istinti, rinasci leone”
(La saggezza degli anziani è tale perché si basa sull’esperienza, ma non per tutti la conoscenza è la stessa).
e ancora:
“Dicevo salvami,
ripetevo saziami
da queste lugubri vesti che nessuno tocca
dall’ingiuria dei sensi salvami
dall’assenza dei torti.
Dicevo prendimi
oltre ogni Purgatorio
in questo limbo ferito fammi il tuo Inferno, assolvimi.
Ci sono lingue che non si scoprono
Salvami da questa morte precoce
Ballerina funesta di ogni Cristo in croce […].”
E per finire:
“Gocciolo piano, poi forte,
se solo lo sapessi
mi apriresti come noce,
un gheriglio alla volta,
continua a gattonare – la tua tortura di un’ora –
mentre gli angeli decidevano
chi dei due fosse più puro.”
Sono soltanto esempi, tutto il libro è percorso dal desiderio di dare voce ai sensi. E Nadia c’è riuscita, andando oltre qualsivoglia inibizione, cercando la nudità integrale ha gettato via la foglia di fico, che le impediva di essere totalmente se stessa. Per farlo non ha avuto bisogno di disubbidire, al contrario, trasgredendo e dando carta bianca all’eros, si è riscoperta libera. Almeno per il tempo della scrittura, ha spezzato le catene che, seppure faranno di tutto per ricongiungersi – ne sono sicuro – non arriveranno ancora ad imprigionarla. L’eros si è tolto il cerotto che gli
tappava la bocca ed ha urlato i suoi diritti, capovolgendo l’assunto che lo vuole perverso e contro natura.
La scelta del titolo della raccolta, inoltre, lo libera dall’accusa della teologia cattolica che lo vorrebbe tra i sette peccati capitali, ossia quei peccati che procurerebbero la morte spirituale. Perché? Perché 69 sono le poesie erotiche, con un palese richiamo alla sessualità, e 7 i peccati, che si riassumono in un finale Epilogo erotico proverbiale, con il quale, satiricamente, Nadia conclude.
Sandro Angelucci

69 Poesie e 7 peccati. Nadia Lisanti. Controluna Ed. 2021. Roma. 2° edizione. Pp.88. €12,90
Nadia Lisanti nata il 4 Marzo. Interprete Lis e Docente di corsi Lis e di scrittura creativa in Lis, alfabetizzazione Latino e Greco in collaborazione con l’Istituto Internazionale Jacques Maritain e UnoItaliaTV. Per l’emittente svizzera ha ideato e conduce il programma TV in diretta live “l’ABC dei SENTIMENTI in Lis” al servizio della diffusione e
confronto libero della cultura e della lingua cultura delle persone sorde. Ha pubblicato cinque sillogi poetiche. Con la silloge “Un silenzio a due voci’ kanaga edizioni, prefazione di Alessandro Masi, segretario generale della società Dante Alighieri, vince il premio Leopold Sedár Senghor a Milano. Nello stesso anno pubblica la silloge “69 poesie e 7 peccati” edizioni Controluna e diventa Best Sellers per la poesia, unico caso in Italia. Di recente pubblicazione le due raccolte poetiche “L’ottavo peccato” e “Il respiro dei giorni”, opere concettuali e visual poetiche con cui
inaugura una collaborazione con l’art director Francesco Pogliaghi, che le fa dono della copertina: materica espressione allusiva all’ottavo peccato, e ironica dialettica in queste poesie civili di una denuncia della mancanza di Amore nella nostra società. Ha collaborato a diversi progetti di antologie finalizzate alla beneficienza oltre che a collettivi quali Dialogue. Per la rivista Nuova Tribuna Letteraria, Venilia editrice ha curato in particolare la
sezione “Interviste” oltre che contribuito alla promozione e realizzazione delle quattro agende poetiche in collaborazione con altri autori e autrici. Ad ottobre 2024 pubblica per il “glomerulodisale” edizioni la silloge “Eros e Kairos” presentata al Festival della Letteratura di Catania.



















04/04/2025 alle 09:47
Trovo molto coinvolgente la poesia di Nadia Lisanti, pero` non la assumerei a via per capire la realta`: la foglia di fico serve, cosi` come serve rimuoverla, e` il gioco del rincorrersi eterno fra conformismo e trasgressione nella psicologia umana, di cui si nutre Heros. Se la trasgressione diventa accettata, non scandalizza piu`, bisogna inventare una nuova inibizione a cui trasgredire; sarei curiosissimo di ritrovare Nadia fra 20 anni.
04/04/2025 alle 16:07
Buon pomeriggio Piero Vanniuccini!
Non so se ha letto il libro o solo la recensione critica ma grazie per l’augurio di ritrovarsi tra 20 anni! Tra Eros ed Heros viaggia già tutto un immaginario che non può essere confinato nella semplice dicotomia tra trasgressione ed inibizione… È già questo un approccio con tabù.
Mi faccia sapere se lo ha letto così possiamo approfondirne il senso!
Può scrivermi a nadia.lisanti@gmail.com per ricevere la copia!
Grazie ancora per la sua attenzione!
Nadia Lisanti
04/04/2025 alle 16:23
Buon pomeriggio! Ho letto solo la recensione, su quella mi sono basato per il mio commento. Sono certo convinto che la sua poesia e la significanza del Heros non si riducano alla dicotomia trasgressione/inibizione, sarebbe semplicistico affermarlo. E` il tipo di recensione che mi ha evocato quella riflessione, in forma di commento. Grazie anche da parte mia per avergli regalato attenzione!
Piero V.