Osservatorio Poetico di Sonia Caporossi | Adele D’Addario
L’anniversario
Celebriamo quest’oggi, a questa mensa,
l’anniversario del nostro incontro
mancato, il fiorire disatteso
dei germogli che mai ponemmo a dimora.
Guardami.
Sono un’attesa che freme,
un desiderio che geme e si sconfessa,
una belva che divora se stessa,
la propria ostinata autarchia.
Sono una asserzione reiterata, spogliata
di ogni aggettivo garbato,
sono la soglia di un bisogno
occultato, di un bisogno
che ripudia attese ulteriori
e mai se ne affranca.
Schiava dei miei rimpianti,
della mia sottomissione.
Tu ora guardi altrove, tu
mai davvero sfiorato
dal crollo
del nostro destino mancato.
*
Insonnia
La notte è uno scivolare d’ombre
rasenti i muri, un attardarsi di passi,
di bisbigli che da tempo hanno smesso
di commuovermi.
È un’insonnia di luci lampeggianti,
di camion rombanti sulla provinciale.
è un minaccioso latrare di cani
protetti dalle inferriate.
Altri cani rispondono, in lontananza,
concorrono, consapevoli, a frantumare
ogni residua aspettativa di silenzio.
Conosco quanto infruttuoso sia
ogni tentativo di resistenza
Toccarsi è una consolazione magra
da ripetere fino a consunzione
da mantenersi segreta.
Se pure il silenzio fosse
una consolazione
non resterebbe che mordersi le labbra.
*
Dalla parte opposta della tavola
A essere sincera
non è stato di gran conforto
voltare il viso in direzione opposta
a quella dove crescevano i silenzi
a cui mi costringevi.
Ora reclami la stipula di un patto
di quieta rassegnazione
che non mi sento di approvare.
La battaglia con me stessa perdura
nella lotta corpo a corpo coi momenti
in cui tu stavi dalla parte opposta della tavola
apparecchiata per la cena
e sorridevi
a mano armata.
Adele D’addario nasce a Locarno, in Svizzera, sul finire del secolo scorso, da genitori siciliani. All’età di 10 anni, a seguito della separazione dei genitori, si trasferisce a Messina con la madre. A Messina termina gli studi conseguendo la laurea in Lettere. Attualmente vive in provincia di Monza-Brianza dove insegna, come precaria, nelle classi medie inferiori. Ha pubblicato il libro di poesie La bambina melodrammatica (ChiareVoci Edizioni 2024).
In queste poesie di Adele D’Addario, tratte dalla raccolta La bambina melodrammatica (Chiare Voci 2024), emerge a tema dominante una soggettività ferita che si autodichiara sulla scena teatrale del mondo, in cui la voce poetica si colloca in una prima persona esposta, enunciata mentre si osserva, mentre soffre, desidera, si contraddice. Questa autoriflessività ci porta all’interno di un vissuto perturbato e franto da una lotta sentimentale che, nelle intenzioni dell’autrice, deve essere rivissuto a sua volta dal lettore. Per ottenere questo effetto, D’Addario pratica un lirismo controllato da un linguaggio limpido, quasi prosastico, ma innervato da immagini nette, figure che non cercano l’arditezza, ma la funzionalità emotiva, cercando così di coinvolgere il fruitore dei testi in modo immediato. La poesia così concepita risulta nell’infraordine di una confessione ordinata, dove ogni testo procede per quadri, senza scarti o slabbrature, attraverso una linearità discorsiva che avvicina la poesia alla prosa diaristica. La tensione, pur senza l’ossessione ritmica a tutti i costi, procede dalla progressione semantica, dall’accumulo delle constatazioni che porta a un punto di rottura. L’io e il tu, in questo senso, vivono in un conflitto asimmetrico all’interno del quale il “tu” è sempre distante, opaco, quasi un fantasma relazionale, mentre l’“io” invece è iper-analitico, sviluppato attraverso una consapevolezza totale del reale. Ne deriva una dinamica di asimmetria affettiva che è il vero motore dei testi, agìta da un contrasto osteso, inscenato poeticamente come exemplum e rappresentazione del dramma della vita, come unica via in cui ha ancora senso dire “io” nel lirismo ultracontemporaneo, lungi da qualsivoglia pretesa di autenticità.



















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