Angoli di poesia di Luca Ariano | Claudio Recalcati, Vittima delle rose (Samuele editore, 2024)

Il poeta milanese Claudio Recalcati dopo un lungo silenzio (Cartoline dell’addio Stampa2009, nel 2013 la precedente raccolta) pubblica una nuova corposa e densa raccolta intitolata Vittima delle rose. Il libro consta di varie sezioni: Anna e i coriandoli, Luce inclinata, Round, Trittico dell’amore adolescente, La confessione, Vittime de toutes les roses (Carteggio), Trattoria onirica, Vittima delle rose, Anna e le caramelle. Il volume è dedicato ad Anna alla quale sono intitolate la prima e l’ultima sezione dove l’amore è l’argomento principale, come nella seconda poesia della prima sezione: “Cosa diceva lei, oh Amore mio? / Ma cosa cantava lei e poi sembrava / nell’uragano che li travolgeva / una sguattera, una massaia arruffata / ed io ridevo e / non era poi per delicatezza / e nobile stirpe o volo.” Nella prima poesia l’autore mescola l’argomento amoroso a riferimenti a poeti come Zanzotto e Testori: “Sotto parlavano ancora di progetti / sull’urbanizzazione, su Zanzotto, / sui quadri di Testori. / Ti guardai a lungo… / Sembravi esangue.” Non traggano in inganno queste citazioni, Recalcati appartiene ad un filone di poeti lombardi come Luciano Erba, Giovanni Raboni, Vittorio Sereni, Mario Santagostini, Maurizio Cucchi, quest’ultimo, non a caso, ha prefato il volume, ma con uno stile molto personale lontano da certi luoghi comuni e schematizzazioni  tracciate dalla critica sulla cosiddetta “Linea Lombarda”. La seconda sezione Luce inclinata è quasi una dichiarazione di poetica in questa alternanza di luci e ombre, di lirismo autobiografico e osservazione della città, dei luoghi e delle trasformazioni sociali: “La luce inclinata travolge / un pomeriggio limpido di nomi, / le nostre voci paiono assopirsi, / farsi modeste e poi timidamente flebili / e maldestre / nel recitare ruoli non richiesti, / nel nominare cose in nome d’altri.” Non solo Testori e Zanzotto, ma numerosi sono i poeti che Recalcati cita come nota puntualmente Cucchi: “Recalcati si muove su territori diversi, convoca varie figure di grandi poeti, passando magari dall’ “armonia delle note di Whitman” per arrivare a introdurre un’“onda lunare con la faccia di Poe.” Round e Trittico adolescente vedono sempre affacciarsi l’amore in tutte le sue sfaccettature, anche di sofferenza: “Fremo nella bellezza ansante / delle tue guance, nella luminosità / dei tuoi occhi ciechi al buio della notte / e desti in una luce filtrante, / una sconvolgente luce di paure e arti / annodati e inteneriti a tratti, / violenti come il vento all’improvviso, / dannati come un profumo di seta.” Dopo La confessione che contiene solo due testi molto personali, in Vittime de toutes les roses (Carteggio), Recalcati mostra il suo lato più espressionista con versi molto diretti ed immagini forti che descrivono il cambiamento antropologico e culturale di Milano, ma anche del nostro Paese: “Sono fuggita, sono fuggita, dille / ho le gambe graffiate dagli sterpi, / sono a Milano e non ritornerò / nè a raccattare i vermi per la pesca / nè a far la serva per un uomo vile. / E non mi innamorerò mai più. / Brutta e incivile!” Sono versi di una straordinaria potenza evocativa come in tutta la sezione che richiamano il Franco Loi dell’Angel o Delio Tessa de La Ninetta del Verzee o François Villon (non a caso tradotto in dialetto milanese da Recalcati). Testi che rivelano tutto lo sguardo attento alla realtà che ha caratterizzato i numerosi poeti lombardi citati in precedenza. Trattoria onirica che ricorda il titolo dell’ultima raccolta di Maurizio Cucchi La scatola onirica, si apre con una dedica ad Antonio Porta (altro punto di riferimento di Recalcati con Edoardo Zuccato) e ci trasporta in un luogo metafisico alla ricerca di misteriose presenze: “Dicono di età troppo diverse, / chi dice trenta, quaranta, ma no, / quaranta, cinquanta ma non saprei… / Qualcuno azzarda la frase meno scema / “il dato anagrafico non conta, conta la luce”. Dopo la sezione Lupa dal tono allegorico dantesco e caproniano, (Lupa./ Esilissima carne, / hai le guance d’aceto contratte / una smorfia sottile / l’energia d’un digrigno, d’un volto / inseguito nel tempo.”) in questa sorta di viaggio iniziatico, si passa a Vittima delle rose che dà il titolo alla raccolta: “… lascia che in controluce / l’ombra lunare inghiotta / liquori e zanzare… / […] da giovane signora / vittima delle rose…” Sezione composta da testi brevi ricchi di metafore e con quel tocco espressionista già citato dove sullo sfondo vediamo alcuni personaggi letterari o poeti. Chiudiamo, come abbiamo aperto, con Anna e l’amore in Anna e le caramelle in cui Anna è una sorta di Beatrice che ha guidato e salvato il poeta da una sorta di inferno umano e personale: “Sei giunta, andata e giunta / come l’uragano, il mare che tanto ami, / non come una preghiera liturgica, / rito a me ignoto. / Io restavo li ad osservarti invano / col mio bagaglio di povere, / di ricche cose. / Ti chiesi di colmare la mia vita, io / “Vittima delle Rose”. Vittima delle rose, nel percorso scrittorio di Recalcati, è una raccolta fondamentale, summa di tutta la sua poetica, di un viaggio esistenziale che lo ha visto non sempre riconosciuto dalla critica come avrebbe meritato e che fa scrivere sempre a Maurizio Cucchi: “Recalcati riappare con un ampio, ma felicemente scheggiato documento poetico, una testimonianza della indubbia autenticità di un autore che i lettori più attenti non avevano certo dimenticato.”

 

 


 

Claudio Recalcati è nato a Milano, dove vive, nel 1960. Ha pubblicato le raccolte poetiche Riti di passaggio (1995), Senza più regno (1998), Un altrove qualunque (Moretti & Vitali, 2001) supervincitore del Premio Internazionale Eugenio Montale 2002 e Microfiabe (Mondadori 2010 – Finalista Premio di Poesia Mauro Maconi 2011). Ha tradotto poeti per la rivista letteraria «Testo a Fronte». Ha tradotto in dialetto milanese gran parte dell’opera poetica di François Villon, nel volume, in collaborazione con Edoardo Zuccato, Biss, lüsert e alter galantomm (Effigie 2005). È apparso sulle maggiori riviste letterarie e sull’«Almanacco dello Specchio» (Mondadori 2006).