L’omino e la donnina sono andati alla fiera. Sono saliti sull’otto volante, la ruota, le autoscontro, il toboga; sono entrati nel labirinto di specchi, nel tunnel dell’orrore, hanno visto la donna cannone e la donna sirena, fatto amicizia con il nano e il gigante, hanno sparato ai barattoli e ai palloncini e picchiato pugni per stabilire la forza. Alla fine sono arrivati al tavolo con le bocce di vetro dei pesciolini rossi, che bisogna cercare di centrare con le palline da ping pong per vincere il pesce. La donnina però è stanca e dice all’omino: «vai avanti tu. Io ti aspetto seduta su questa panchina.» L’omino tira 33 palline e vince il pesce rosso. Torna dalla donnina con il classico sacchetto di plastica che contiene il pesce nell’acqua, e, alzando le braccia al cielo in segno di trionfo, grida: «Ho vinto!». E la donnina risponde, facendo con la mano un segno che significa «vieni»: «Si, bravo, però adesso andiamo a casa» Il mio vestito è il sacchetto con il pesce rosso conquistato (l’acqua è di tulle azzurro e qualche bambino stupito mi chiede -del pesce tridimensionale, a cuscino- «ma è vero?»). Al collo ho una collana di 33 palline da ping pong e sulle palline ci sono l’omino che esulta con le braccia alzate e la donnina, ancora seduta sulla panchina, che lo chiama per tornarsene a casa.
23/05/2021
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