A tentoni nel buio di Paolo Polvani/ Cercando una lingua comune / che è Poesia (note di lettura a Respiri, di Anna Fresu, Macabor editore, 2025)

 

 

Il titolo del nuovo libro di Anna Fresu, Respiri, si situa alla confluenza di due diversi modi di interpretarlo: da un lato un’aspirazione a scrollarsi di dosso i miasmi di una società sempre più in crisi, sempre più soggetta ad una progressiva asfissia; situazione perfettamente esplicata in questo brano di Bifo, tratto da Respirare. Caos e poesia: “Il senso di soffocamento predomina ovunque, nelle metropoli strangolate dall’inquinamento, nella condizione di milioni di rifugiati detenuti in campi di concentramento in tutto il bacino del Mediterraneo, nel sequestro di un milione di palestinesi isolati a Gaza dagli strangolatori israeliani, nella condizione precaria della maggioranza dei lavoratori sfruttati, nella pervasiva paura della violenza, della guerra, dell’aggressività”.

Trovo tale percezione di una realtà soffocante e problematica nel breve testo che apre il libro, dal titolo

Inquietudine

 

Mi inquieta l’attesa.

Paura, speranza, curiosità.

Domani mi dirai se è la fine.

 

La poesia dunque come ribellione e anelito a liberarsi dai gravami che ci opprimono: “Libera e leggera / sorella dell’aria / sfuggirò a questa forza / che mi schiaccia sulla terra”.

Sotto un altro aspetto, il respiro è strettamente connesso alla misura del verso. Se il ritmo è nella dimensione profonda di tutte le cose, la poesia viaggia nella direzione di una connessione essenziale, di una sintonizzazione con il sentimento del tempo e con il sentire degli uomini.

Inoltre lo spazio di accoglienza della poesia è situato nel tratto di un respiro, tra un movimento di ispirazione e uno di espirazione. E non mi pare un caso che comunemente chiamiamo ispirazione la scintilla creativa da cui origina una poesia.

Nella prefazione al libro Gabriella Gianfelici scrive: “Ognuna di queste poesie è un respiro, sono brevi come il tempo di un respiro e, come tale, le dobbiamo vivere, quasi uno sbirciare, un sentire per poi riportare tutto dentro noi stessi per riflettere, per far nostre le emozioni che abbiamo percepito”.

Uno spazio discreto è occupato da riflessioni a scena aperta: “Il dolore che si insinua / nelle pieghe della gioia / e la gioia che riaffiora / nelle pieghe del dolore”. Pianto e riso che si incontrano e si alternano, dramma e commedia sullo stesso palco. Qui l’esperienza del teatro, legato alle vicende biografiche dell’autrice che tanta vita ed energia vi ha dedicato, si rende manifesta.

Indubbiamente sprazzi di biografia affiorano nei versi, a volte disegnati in piccoli tratti a matita, su di un foglio di carta, ad evocare un piccolo porto, un piccolo paese, piccole barche, altre volte appena accennati nel corso breve di un respiro: “Nata d’estate / compivo gli anni al sole”.

Non mancano i momenti in cui il presente affiora, col peso grave delle sue incertezze, delle sue paure, con l’eco delle guerre, delle ingiustizie, delle sopraffazioni: “resisto / aggrappata / a un filo d’erba / del presente”.

L’autrice ci ricorda che era estate, quando scesero giù dal cielo bombe, e non stelle cadenti, e che in quella notte di guerra “Tutto restava / in silente attesa / di un presagio, / forse di un miracolo”.

L’ossigeno di cui sono costituiti questi respiri, la sostanza che li nutre, ci vengono elencati nella prefazione: “I versi sono intrisi e mescolati di tutto quello che ha composto la realtà dell’autrice: il mare, l’isola, gli affetti famigliari, il vento, il ballo, il teatro, e infine la scrittura”.

La lingua di cui si avvale è una lingua pratica, sincera, di sicura e facile comunicazione, direi quotidiana: “Tutto ho scordato: / nomi, volti, suoni. / Resta /un raggio di sole / sulla pelle”.

Memoria, desiderio, riflessione, ma la scrittura resta la principale protagonista del libro, alla ricerca di uno stesso flusso che ci unisce, “dall’uno all’altro / dentro l’Universo / cercando una lingua comune / che è Poesia”.

 

foto di Malick Sidibé

 

La casa sull’isola

 

Persiane verdi

si aprivano sul porto

e io viaggiavo

per spazi infiniti

°     °      °     °     °

Il cerchio della vita

 

Ricordava quand’era

un’isola nel ventre

di sua madre.

A quell’acqua

voleva ritornare.

°     °     °      °      °

Il gioco della vita

 

Nel gioco fummo tutto:

guardie e ladri,

cowboys e indiani,

vittime, carnefici.

E fu così che

imparammo la vita.

°     °     °     °     °

Nel blu

 

Con le pagine lette

fece aerei di carta

e cominciò a volare.

°     °     °     °     °

Senza titoli

 

Amo la scarna

poesia dei rovi

e delle pietre

che mi rivela

la bellezza

in luoghi inattesi.

°     °     °     °     °

Tratti

 

Piccolo porto,

piccolo paese,

piccola gente,

piccole barche,

tracciati a matita,

sbiaditi,

su un foglio di carta.

°     °     °      °      °

Isolani

 

Siamo gente

con lo sguardo

perduto

oltre l’orizzonte.

Ritorna a sera

questa voglia di mare.

Contemplo

la distesa d’acqua

sull’orlo

di un abisso di pietra.

 

Anna Fresu, nata a La Maddalena, in Sardegna, si è laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università La Sapienza a Roma. È scrittrice, poetessa, regista, autrice e attrice di teatro, traduttrice. Dal 1977 al 1988 ha vissuto in Mozambico, dove ha insegnato e diretto la Scuola Nazionale di Teatro e creato e diretto, col regista e giornalista Mendes de Oliveira, il “Dipartimento di Cinema per l’infanzia e la gioventù” realizzando diversi film che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. In Argentina, dal 2009 (alternando a lunghi periodi in Italia), è stata docente di Lingua e Cultura Italiana presso la Società Dante Alighieri e l’Università di Mendoza e ha partecipato a congressi sulla letteratura italiana e realizzato diversi spettacoli teatrali. Nel 2013 ha pubblicato il libro di racconti Sguardi altrove, Vertigo edizioni, Roma; nel 2018 ha pubblicato il libro di poesie Ponti di corda, Temperino Rosso Edizioni e ha curato l’antologia poetica Molti nomi ha l’esilio, Kanaga Edizioni. Nel 2020 pubblica per Macabor editore la raccolta di micro-racconti Storie di un tempo breve, anzi brevissimo, pubblicato anche in Argentina con il titolo Historias de un tiempo breve, màs es brevisimo per Acercàndonosediciones di Buenos Aires, con la traduzione di Daniel Fermani; e nel 2021, sempre per Macabor editore, pubblica la sua silloge poetica Fluida. Sue poesie e racconti sono presenti in diverse antologie. Collabora con alcune riviste on line e blog.