Un piccolo fuoco:

                                     State sereni

                              (tre inediti di Marco Cappellini)

 

Alcune domande per conoscerci meglio:
In che direzione viaggia la tua poesia?

 La poesia, singolo componimento o silloge, non viaggia per me veramente in una direzione. Solo una volta arrivata riesco a dare un senso, che poi mi aiuta a ritornarci sopra. Insomma è un po’ un dialogo Il componimento che vorrei proporre “è viaggiato” da una mimesi di certa qual comunicazione sui social media a una riflessione sul cannibalismo reciproco per le vite degli altri.

Quali strette o larghe connessioni tra la vita quotidiana e i versi che buttiamo giù?

Parto sempre da qualcosa che viene dal vissuto, un aneddoto. La scrittura poetica è un modo per dare un senso a cose che mi lasciano perplesso, sognante o che comunque non capisco.

Quale pensi che sia la funzione sociale della poesia?

Non lo so. Ho solo idee vaghe a questo proposito, e probabilmente banali e senza interesse.

Leggi e / o acquisti libri di poeti contemporanei?

 Si, leggo molto, anche poesia. I libri che ho in mano in questo momento: Paradiso di Stefano Bianco, Wellness di Nathan Hill, La storia del jazz edito da Hoepli (senza contare tutti gli articoli e tesi di dottorato letti per lavoro). Poi a volte un libro mi fa ritornare ad altri in libreria, come quando leggendo Caproni ho dovuto ritirare fuori la Commedia di Dante, quindi i libri in libreria sono sempre un po’ sui blocchi di partenza.

 

 

 

State Sereni

 

                                                                  Ci piace l’uomo, ci piace l’uomo                            

 

Sei tu a turbinare su social rezzagli

esplori con fame con noia con uso

e costume il tramaglio consueto, diverso

ad ognuno uguale per tutti il muro

che cade dal basso, tiktokki

un video sorto all’istante da un

telegramma, poi facebook prevale

il tuo sguardo

 

Putin lodato seguito da gatti

spassosi ï musi a mangiare ghiaccio

clicchi e ridi  citazioni un po’ vere

da facce di successo, se lo sono

meritato, successivi sorrisi

sgargianti in coppia a vacanze passate

presenti o a venire, Caraibi

Isola di Pasqua e Brasile keep calm

and cataclismi complotti previsti

per dopodomani sventati grazie

a solerti cittadini virtuali

necrologi in coro il tuo post è visto

senza commento ma state sereni,

in modalità udite udite

proclamano certi d’aver bisogno

di nessuno, gite immortalate

in zattera a Venezia con Medusa

video da sogno pollici eretti

su lamenti quotidiani Trenord

chiede di dieci mila euro danni

a portavoce pendolari  sfide

a palesarsi: chi non ha tatuaggi…

morti benvenute tragiche nascite

rinnovano la specie di sviluppo

personale pillola di saggezza

trombate di più e parlate meno,

ma tromberà, chiedi, chi ha postato?

Suggerimenti di amici di una

vita (sarà il tuo ordine partito?)

pubblicità che non vedi e non è

reciproco, coloràti alimenti

e corpi affusolati, bei denti

e gambe sulle spiagge, fai da te

sorprendente, augúri a chi è di turno

foto – ahi – di patente 18enne /

38enne (potrei essere madre

della me stessa di allora) casi

umani insegnano umanità,

Bacon studio figure alla base

di crocifissione ferito a morte

non divorò coccodrillo di metri

cinque il suo salvatore e cavalcare

si lasciò per vent’anni, pensi manco

Furia manco Ilona Staller, ingaggi

per squadre a cifre lunghe, lunghissime,

chatta un amico (chi era?) con l’altro

sui disastri del Milan.

                                               Hai capito il giochetto che stanno facendo?

                                                Adesso Leao non è più trequartista,

                                                 è “attaccante” quindi “siamo a posto

                                                 così”. Tralasciando che per fare il 3-

                                                  5-2 gli attaccanti di solito sono

                                                  uomini d’area… Rincara l’altro, bresciano

                                                   La sola possibilità di essere a posto sarebbe

                                                   un compratore che non fosse un tirchio fondo

capisci è il momento di dire la tua

intervieni ti butti scrivendo

                                                     In attacco adottiamo il 3-

                                                     5-2, ma ripiega in difesa

                                                     su un 4-3-3. Quindi ‘sto fondo

                                                     va bene così. Non diamo i numeri 😉

alzi lo sguardo, nella camera un’eco

e il crocifisso di tua madre

                                                        Chi è questo qua? Vieni, andiamo a parlare

                                                         da soli lontano da certi naselloni.

 

error 456

 

Ma non son queste le regole del gioco!

Se parli in fronte a tutti, tutti possono parlare!!

Col pensiero a mezz’aria valuti

stratega se è meglio ripostare

o tacere, non destare l’algoritmo

vorace di conflitti rilanciàti.

Brucia però in te

il sentimento di rivolta il bisogno

di rivalsa, avere l’ultima parola

quella giusta a zittire il torto

dirne l’esistenza, l’essenza.

Lo sprofondo da schivare, la paura

della gogna virale soli imbriglian la tua rabbia.

    E non reagisci.

Ma io ti ho visto, te umiliato

in vulnerabili schermi, e con me altri, senza,

fortuna tua, una prima belva e il suo primo morso.

Vedi, qui il tuo silenzio al nulla

ti ha ridotto al di là della vergogna.

Ti lascio al cacofonico uniformato

infinito mangiar loto

e alla tua mortificazione, m’esilio io

dall’eterno ritorno del progresso

tecnico, in un vuoto, a pesare

il nostro comunicare, la nostra comunione.

 

Crediti e aneddoti

L’esergo viene dalla canzone “Antropophagus” dell’album Amen del gruppo Baustelle. L’aneddoto di partenza è una non conversazione effettivamente vista quando ancora passavo del tempo su Facebook, probabilmente verso 2010: qualcuno che non conoscevo si era inserito in una conversazione pubblica tra un mio conoscente ed un suo “amico” in cui discutevano dell’AC Milan. Ho preso una licenza nel trasporre questo episodio nel 2025. La maggior parte degli elementi del muro Facebook sono adattazioni di post letti effettivamente preparando il pezzo, a cui ho aggiunto riflessioni scurrili e quotidiane del ‘tu’ del componimento. Diversi riferimenti al cannibalismo si trovano nel pezzo, per esempio nei Caraibi, Isola di Pasqua e Brasile. La zattera della Medusa (nel quadro di Géricault) è citata nello stesso senso di cannibalismo. Il legame tra la Medusa e la sessualità mi viene da una lettura che ho dimenticata. L’eco della camera rinvia al concetto di echo chamber. L’error 456 è un Unrecoverable error (errore irrecuperabile) nella comunicazione sul web tra un navigatore ed un server. Inutile esplicitare l’ispirazione a Vittorio Sereni e alla sua polifonia, qui rivisitata anche in chiave pessimistica e metrica nell’assenza di comune denominatore tra i non interlocutori.

foto di Paolo Zanardi

Ritorno a Aix

 

Le mie città sono una scabbia

che scava tunnel nella pelle

e poi la spacca

un mattino di gennaio intorpidito

quando il treno stride e ferma l’Étoile.

Il primo morso è il Dent du roy

poi tutto è incedere di squarci

un fiotto vivido a fantasmi di cene ciclabili e risa

come la fontana dove Leo a due anni

cade, e fuori dal tuffo la fiorista

gli offre una margherita.

 

Sono stordito che tutto esiste

ed esiste ancora senza ch’io passi

da manciate di mesi, già quasi due anni.

Sui miei passi oggi ogni sguardo incrociato

è uno sbreccio su vicende troncate,

più di tutti l’amica

che quasi grida il mio nome chiedendo

di là della piazza se son io disassato;

lei madre d’Ulisse seppellito a sei mesi,

e l’Ulisse di Paul gli salta al collo, e ride, e cresce.

 

Sarei dannato nel tentare,

ma quanta bellezza lascio qui, e ovunque, stasera

ed altra trovo tornato a casa

dai pini d’Aleppo alla mia quercia

il mio presente che non fa ombra

che è solo rami, tronco,

corteccia che porta morti dentro

e nodi in gola.

 

Crediti e aneddoti

La figura della scabbia mi viene da Cartarescu, Solenoide, che però invece di portarla verso la città (Bucarest) la girava in senso di scrittura e in senso cristico. L’Étoile è il nome di un massiccio montagnoso tra Aix en Provence e Marsiglia. Il Dent du Roy è un pilone di questo massiccio, che prende il suo nome dalla forma, che ricorda quella di un dente. Le “Roy” è probabilmente un riferimento a Réné d’Anjou, le Roy Réné che dà il suo nome a molti luoghi d’Aix en Provence e dintorni. La figura dei morti dentro la corteccia degli alberi è anche da intendere in senso letterale, in quanto l’interno del tronco, il durame, non comporta cellule viventi. Leo è il mio secondogenito. Ho italianizzato il nome dei due Ulysse.

 

*

Concentŭs irae

 

Un altro morto, questo a pezzi

certi mangiati già dall’oblio.

Alcune forme nella memoria:

a Campo Volo tre palchi a semicerchio

noi su rettangoli di plastica

a separarci da imbuti di fango.

 

Il concerto d’apertura non l’ho più;

arriva Ligabue e a ballare sul mondo

si sbrindella la plastica. Fra lui sul palco

e la mia realtà c’è un ubriaco che mi cozza

spinto dai suoi in disparte: cada

un po’ addosso agli altri.

 

E qui di nuovo non ricordo che si inceppa:

è un blackout – il pubblico mosso in insulti

d’origine oscura

le braccia lanciano ingiurie e oggetti

le mie son basse e basito osservo

tra sgomento e sgomitate

anche morte e natura stupiti

tutti intorno sdoganati in ruggiti rigurgitati

rabbiosamente nella bolgia. Chi oserebbe

se non qui e non ora?

Tra gente in collettiva collera son fatto singolare;

nessuno m’ha spinto ma son fuori dal ritmo

non colgo il momento o non so se non so

esprimermi o se è perché stento

a sentire come gli altri tutti,

anche Laura che di fiamme ardendo

bestemmia e si recupera appena

forse nello specchio dei miei occhi straniati.

 

Due minuti e riviene la luce – tutti a cantare

a squarciagola.

 

Al ritorno in macchina in coda chiosano

gli amici – si sono divertiti.

Io anni dopo leggo Arendt ed altri

e sarà professato nel libro scritto

la banalità del male – circolare

fa il vigile segno: non c’è niente da capire.

Anche se si guida piano e rido

un po’ m’angoscia la poca aderenza

e che in quel giorno io sia perduto.

 

Crediti e aneddoti

Due riprese di titoli di canzoni di L. Ligabue: “Quelli fra palco e realtà” e “Balliamo sul mondo”. Tommaso da Celano, “Dies irae” a più riprese a partire dal titolo ‘concerto dell’ira’. Petrarca, “Gli occhi di ch’io parlai sì caldamente”. L’aneddoto è tratto da un momento al concerto di Ligabue a Campo Volo nel 2005. Con amici avevamo portato dei cellophane per sederci durante la lunga attesa sulla terra intrisa della pioggia della veglia, forse all’origine del blackout durante il concerto. Laura era stata la mia ragazza al liceo.

 

 

foto di Paolo Zanardi

 

Nota biografica: Marco Cappellini (Crema, 1985) ha conseguito una laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli studi di Bergamo con una tesi sulla poesia di Jean Hans Arp e una maîtrise in letteratura contemporanea francese all’Université Lille 3 con una tesi su L’Homme approximatif di Tristan Tzara. Vive a Lione (Francia), dove lavora come ricercatore in scienze del linguaggio all’ENS Lyon svolgendo ricerche sull’apprendimento delle lingue e la comunicazione in ambienti digitali (curriculum scientifico all’indirizzo https://cv.hal.science/marco-cappellini). In ambito di poesia, si è classificato terzo al XII premio De Palchi-Raiziss. Nel 2025, ha recensito Fiume Nefrite Vortici di Fabio Pusterla per la rivista Atelier poesia.