A tentoni nel buio di Paolo Polvani | Ho bisogno di una sciabolata di luce cristallina (note di lettura a Nelle acque di Babel, di Oronzo Liuzzi, Edizioni Milella 2025)

Fin dal titolo questa raccolta annuncia al lettore che Nelle acque di Babel la ricerca si sviluppa su un doppio piano parallelo, da una parte la ricerca della propria identità e del senso di stare nel mondo; più volte ci troviamo di fronte al seguente interrogativo:
“davvero non so chi sono”, in una delle primissime poesie, la quinta nella successione cronologica; e nella poesia che chiude il libro leggiamo: “chi sono non so semplicemente un uomo / dall’anima che non ha sesso non ha una fine”. Ma la domanda continua a riecheggiare lungo tutto il corso della raccolta e comunque l’atmosfera si conserva legata alla domanda primigenia:
“cerco di continuo il chi siamo
il chi sono insomma m’interrogo a lungo
sulla identità la mia la nostra io sono
nato al sud in via bruni di giovedì
in una società frammentata che vive
la disperazione di Telemaco”
Dunque la prima Babele si trova in quello spazio personalissimo, reso perfettamente dal verso “qui dentro dove la dolcezza / aspetta il mattino”. Ma poi lo sguardo si allarga, apre la strada a un interrogativo che coinvolge il mondo, dov’è il senso della collettività, il senso dello stare al mondo?
“il futuro quello tradito certo adesso dorme
quante domande credimi capisco non è
il paradiso e poi questo futuro inascoltato
adoro i popcorn
dico che è una malinconia il presente
volentieri vado oltre i confini del godibile
oh che emozione”
È all’interno di questa evoluzione dello sguardo, del passaggio dall’io al noi che la poesia diventa assunzione di responsabilità, tentativo di risposta a dubbi, a interrogativi che investono il significato dell’esistenza su scala globale, e qui acutamente nella prefazione Carmen De Stasio sottolinea:
“Ecco, dunque, come l’impegno letterario vada a coincidere con un impegno di portata sociale. In tal senso, i versi attuali concordano nell’espressione univoca, identitaria e, pertanto, poetica, di un’esperienza che infine dice di sé nella “stanza irregolare”, in cui le contraddizioni bastano a se stesse nella reciproca alterazione (e allora nudo penso lo so accade a volte / ai resti di un passato scompigliato e aspetto / chissà qualche gioia nascosta in un angolo / della terra con lo sguardo nel buio muto / senza freccia dentro questa stanza irregolare / solo un attimo mi basta forse anche meno)”.

foto di Paolo zanardi
La struttura del libro dunque corre tra questi due poli non opposti ma complementari, la Babele che investe il singolo individuo e la frammentazione dei linguaggi, dei desideri, delle spinte, delle aspettative che serpeggiano nel mondo, delle contraddizioni che lo dilaniano, delle domande irrisolte che sempre accompagnano la nostra vita. E tuttavia la bellezza del libro sta in certe improvvise sciabolate di luce che rendono luminoso il percorso della lettura, a volte in forma di confessione, a volte in forma di illuminazione inaspettata, che trasbordano di colpo dal dubbio, dalla delusione (è un mondo alla rovescia il nostro altrove non so) o dallo sconforto (si vive nella dolente realtà del fingere), dalla disperazione di fronte alle lacerazioni del nostro tempo (adesso la squallida realtà è una menzogna morde / provoca stermina così ogni giorno in lacrime / rimargino ferite dimenticate), trasbordano dunque a celebrazioni meravigliose della vita:
tutto è stupendo ovunque l’alba eterna
luminosa trabocca di stupore e d’amore
Oronzo Liuzzi, oltre che poeta, è artista conosciuto e apprezzato in varie parti del pianeta, e riconosco nella sua poesia le stesse impennate che rendono vive e vivide e vitali le sue opere pittoriche, certe sferzate creative capaci di allargare uno spazio a dismisura, certi improvvisi scarti anche nei testi: “mangio una mela vedo il tigì divento umano”, o anche “il corpo / svanisce tra il vociare delle stelle in festa”; questi versi costituiscono a mio parere la risposta alle incertezze del viaggio all’interno della Babele che contraddistingue i nostri tempi, il pericolo del ritorno ai tempi bui, a un neo feudalesimo che ha già spalancato le porte a terribili regimi autocrati dove conta solo la forza del denaro e delle armi; così la struttura del libro, l’assenza di segni d’interpunzione, l’incedere frammentario, sregolato dei versi, insieme a certi lampi improvvisi, “io adesso voglio cantare la rivoluzione”, costituiscono un atto di resistenza agli orizzonti impervi del presente, e un ancoraggio importante per il lettore, un invito a conservare un briciolo di speranza nel futuro.

foto di Paolo Zanardi
non sono nato ancora un giorno forse
adesso resto nella vastità del non visibile
ridacchio dondolo le gambe è solo
una questione di cronologia atemporale
niente allucinogeni leggo la vita sono
una foglia immatura un’acqua ammainata
una solitaria nuvoletta sono
un alimento impeccabile in una parola
mai nato forse in futuro lassù incarnato
in quell’emblema di cielo ormai mi sfugge
il sensuale crepitare del firmamento
oh non penso agli attributi così m’invento
un domani inalterabile certo nella mente
mia madre dice sei
un noioso garibaldino sempre lo dice
ogni mattina
° ° ° ° °
l’alba veloce cambia volto in caduta libera
dal cielo sostiene l’entusiasmo convive
con lo spazio decisamente bella civettuola e
attempata ci parla con la terra
io adesso voglio cantare la rivoluzione
basta con l’odio sanguinario gli orrori
questi cercano solo la morte è l’amore
che canto io e sogno distese vallate di luce
altro che aria bucata e sgonfia giorno
dopo giorno consapevole avvampo
di gioia l’anima degli uomini tutti e ancora
il tepore dell’infanzia sempre io
tutto è stupendo ovunque l’alba eterna
luminosa trabocca di stupore e d’amore
° ° ° ° °
lo faccio all’infinito tendo al divenire
nel perimetro del tempo m’incammino
per le nicchie del virtuale senza confini
cerco di continuo il chi siamo
il chi sono insomma m’interrogo a lungo
sulla identità la mia la nostra io sono
nato al sud in via bruni di giovedì
in una società frammentata che vive
la disperazione di Telemaco
il mare il cammino il viaggio
di Abramo il pianto di Ulisse sulla spiaggia
di Calipso e comprendo e m’interrogo e
torno indietro e incarno il passato remoto
il dolore più cupo l’altro l’inarrestabile
linguaggio
vado certo devo andare anzi vado
ai margini dei margini di un cosmo
che rivive il celestiale tempo umano
vado
° ° ° ° °
chi sono non so semplicemente un uomo
dall’anima che non ha sesso non ha una fine
forse da lontano vengo anzi da molto lontano
chi lo sa qualcosa è successo d’inspiegabile
l’origine conviene discutere di continuo
nella confusione parlo al mondo e capire
non si può
tutto può succedere è nel mistero il sogno
di noi umani che battagliero si ripete certo
l’addio fuggente fa paura rivive la memoria
mentre l’anima profonda di vita e di luce
infinitamente si dona
continuo pizzico i sensi guardo un futuro
lontano incontro per un istante l’intera
immensa esistenza non so chi sono ancora
e il computo del tempo scorre va oltre
ci sto arrivando è inevitabile il nuovo inizio
arrivo

Oronzo Liuzzi, nato a Fasano (BR) nel 1949, vive a Corato (BA). Laureato in filosofia all’Università di Bari, è artista, poeta e performer. Ha esposto in numerosi musei e gallerie di tutto il mondo. Ha pubblicato: L’assoluta realtà (1971), Poesie (1975), Teresa / Attunico (1977), Poesie (1977), Mio figlio è l’albero (narrativa, 1979), Bio (1987), Ronz (1989), Canzone antica (micronarrativa, 1990), Plexi (1997), Nuvole di gomma (2001), Poesie – 1972 – 1977 (2002), L’albero della vita (Portofranco 2003), Chat-Poesie (2004), Pensieri_in transito (2006), Poesia Povera (2009), Via dei barbari (2009), Io e Caravaggio (2010), Una nuova storia d’amore (narrativa, 2011), Poesie invisibili (2012), In Odissea visione (2012), Condivido (2014), E mentre l’arte…(2014), DNA (2015), Lettera dal mare (2018, finalista Premio Montano), Mutomutas (2020), ECCOMI: il sacrificio di Isacco (2020), NON STOP ( 1970-2020), (2021), Un giorno adesso (2023).




















22/12/2025 alle 08:32
Questa avvincente presentazione mi evoca una riflessione, pur nella mia ignoranza della materia letteraria (di cui mi scuso con chi vanta un approccio piu` colto).
La poesia consiste, per tutti, nell’espressione piu` o meno avvolgente , piu` o meno armoniosa, piu` o meno trasgressiva (sotto forma di parola scritta e/o recitata) di un contenuto; questo contenuto, elaborato dalla mente, puo` essere, come spesso avviene, emotivo, elicitato da esperienze personali (amore, lutto, piacere, esperienze sensoriali, malinconie…); il contenuto puo` anche essere, pero` , come mi sembra in questo caso, intellettuale – filosofico, con sconfinamenti nel senso sociale.
Non si tratta certo dell’unico caso in cui si realizza questa dinamica, ma provo gratitudine per Oronzo Liuzzi, e per Paolo Polvani che si e` prodigato nella proposta, per avermi indotto un nuovo elemento di conspevolezza, oltre naturalmente al piacere estetico per il prodotto poetico in se`.