Lanterna Magica di Antonella Sica | All’improvviso di Rita Greco

 

La videopoesia è un oggetto controverso soprattutto quando si realizza utilizzando testi scritti per essere solo letti, ossia testi che non nascono già in fase progettuale per essere messi in relazione con un tessuto video-sonoro dal poeta che li ha composti. Dico “controverso” perché spesso la videopoesia è intesa oggi come una sorta di oggetto promozionale per il poeta e non una creazione artistica che mette in relazione il testo con le immagini creando nuovi spiragli di senso.
Le videopoesie che realizzo mirano a creare nuove suggestioni rispetto al testo di partenza, lavorando con le immagini sui versi per analogia. Per realizzare i video utilizzo immagini di alta qualità libere da diritti che scarico da internet e rielaboro in fase di montaggio e post produzione. Ho scelto la strada della banca dati perché mi interessa sperimentare con immagini già girate per un altro uso e piegarle a un nuovo senso, come accade alle parole nella scrittura poetica. AS

 

Ho voluto realizzare un video con il monologo All’improvviso di Rita Greco perché ci costringe a guardare in faccia la realtà, in questo tempo in cui le guerre sono una presenza quotidiana, che devasta città e cancella vite in tante parti del mondo.
Rita ci mette di fronte a una domanda semplice e spietata: “Se arrivasse la guerra, cosa porteresti con te?” 
Una domanda che riguarda anche noi, qui e ora. Perché l’“improvviso” è “ciò che mentre corri e godi e riposi rubrichi alla voce: non è affar mio. (…) E pensi: questo crollare bruciare morire lontano troppo lontano da me mai mi toccherà”. Il monologo di Rita Greco ci ricorda che dietro i numeri — “60 mila morti, di cui più della metà donne e bambini” — non ci sono statistiche, ma volti, affetti, storie spezzate. Eppure, dentro questo buio, la poesia appare come un “bene inconsumabile”: non sfama né disseta, ma custodisce memoria e futuro, e diventa un argine contro l’oblio.

Antonella Sica

 


“Cosa porteresti con te, se all’improvviso arrivasse la guerra?”

Ho una propensione naturale allo spavento. Lo spavento è il corpo pietrificato, il fiato mozzato, la bestia che azzanna la gola.
Insieme a molto altro, la poesia negli anni mi è stata utile per addomesticarlo. Il molto altro riguarda l’umano.
Questo monologo parla di guerra, poesia, umanità. È il tentativo di ridisegnare l’umano con la mano limpida della poesia.
Questo monologo nasce da una domanda che mi sono posta, alla quale, per una volta, ho trovato una (mia) risposta.

Rita Greco

 


Rita Greco  è nata e vive a Mesagne (Br). Ha pubblicato le raccolte di poesie “Perché ho sempre addosso un cielo” (2007) e “La gioia delle incompiute” (Ladolfi Editore, 2021 – prefazione di Alfonso Guida). Diplomata attrice professionista presso la Scuola d’arte drammatica della Puglia “Talìa”, conduce laboratori di teatro-poesia per bambini nella scuola primaria e in collaborazione con associazioni locali. È vicepresidente dell’associazione culturale “Solidea 1 Utopia” e organizzatrice e membro di giuria del Premio letterario nazionale “Città di Mesagne”.
Ha ricevuto diversi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali, tra i quali la segnalazione al Premio “Lorenzo Montano” per la raccolta inedita, il terzo posto per la poesia inedita al Concorso “Città di Chiaramonte Gulfi”, il primo posto per la prosa poetica e il terzo posto per il libro edito al Premio “L’arte in versi”; è risultata finalista al Premio “Bologna in lettere” per la sezione “Poesia orale e performativa” e segnalata per la poesia inedita e ha ricevuto il “Premio Lucrezio”
nell’ambito del “Premio Nabokov” 2025. È stata ospite di “Primo – Festival internazionale di poesia civile e contemporanea del Mediterraneo”, del Festival internazionale di poesia “Pollino in versi” e di “Colpi di voce”, maratona letteraria di Bologna in lettere.
Suoi testi sono apparsi su vari blog, antologie e riviste letterarie, su “La Repubblica”, nel tredicesimo volume “Sud I poeti” e su “Secolo Donna 2023 – Almanacco di poesia italiana” (Macabor editore).