A tentoni nel buio di Paolo Polvani |Caracas, gatto randagio, è stato legato ai binari e poi schiacciato dal treno nella stazione di Roma Tuscolana (note di lettura a Le mucche, se non le mungi esplodono (di gioia), di Teodora Mastrototaro, Marco Saya editore 2025)

“Ciao Paolo, oggi voglio parlarti di un’esperienza terribile che ho vissuto in un macello di cavalli. Non servono molte parole. Quegli occhi ti raccontano tutto: il terrore, la consapevolezza di quello che sta per accadere, l’impotenza.
In quel momento ero lì, a pochi passi da lui, in un macello, uno dei primi in cui sono stato nella mia vita, ma ricordo ancora oggi quelle scene, è difficile togliersele dalla testa. Quegli occhi mi tormentano ancora. Qui i cavalli arrivavano dopo viaggi estenuanti di migliaia di chilometri da Polonia, Francia e Spagna.
Ho ripreso scene disumane: cavalli assistere all’uccisione di loro simili, altri indietreggiare impauriti, consapevoli di ciò che stava per accadere e poi ovviamente il momento dell’uccisione, il dolore e il sangue…”
Questo messaggio mi arriva da una delle tante associazioni che si battono a favore degli animali; oggi esistono diverse organizzazioni che hanno come obiettivo migliorarne le condizioni di vita, e un numero crescente di persone sceglie un’alimentazione vegetariana o vegana. Un nuovo tipo di consapevolezza, di attenzione, che presuppone un cambio di visione: gli animali non sono oggetti, non sono di nostra proprietà, hanno una vita emotiva, sentimentale non diversa dalla nostra, e ucciderli o maltrattarli costituisce un crimine e ci pone un grande problema di coscienza.
Oltre la nuova consapevolezza etica, non è da trascurare un aspetto pratico: gli allevamenti animali contribuiscono in maniera rilevante all’inquinamento atmosferico, all’utilizzo dissennato di estensioni enormi di terreni per la coltivazione dei mangimi, allo spreco di acqua, insomma scelte etiche ma con immediati risvolti pratici.
Nel nuovo libro di Teodora Mastrototaro all’ingresso leggiamo:
-Per non urtare la sensibilità al cancello d’entrata scriviamo IMMAGINI FORTI-
E davvero forti sono le immagini che incontriamo: Natalia, femmina di scimpanzé nello zoo di Valencia, per tre mesi ha tenuto con sé il corpo del suo piccolo, morto dopo solo quattordici giorni, “Da allora non lo ha più lasciato, tenendolo sempre con sé, accarezzandolo e toccandolo delicatamente col muso”.
Immobile
a curare il corpo
finché il restare
diventi vivere.
Il sottotitolo del libro recita: crudeltà sugli animali, un inventario. Non solo i maltrattamenti e le uccisioni negli allevamenti intensivi, ma anche negli zoo, negli acquari, nei delfinari, negli istituti di medicina.
I testi si susseguono perfettamente in linea con l’avvertenza iniziale, dopo Natalia, detenuta in uno zoo, incontriamo un numero infinito di episodi di cattiveria gratuita, agnelli torturati da ragazzini, condannati ad un’agonia durata giorni, orsi tenuti in gabbia per più di vent’anni, trent’anni di prigionia invece è la condanna di un gorilla detenuto allo zoo safari di Fasano; un gatto randagio legato ai binari e poi schiacciato dal treno nella stazione di Roma Tuscolana, macachi oggetto di macabri esperimenti in istituti di medicina: condannati a una progressiva cecità mediante interventi chirurgici:
La punta del bisturi fa della cella
una stella che scrocchia
un mezzogiorno invecchiato,
il tramonto.
Davvero un inventario terribile, purtroppo destinato a rimanere incompleto, giacché gli episodi di crudeltà contro gli animali continuano ad allungarsi nei giorni, e le notizie che trovano spazio nella cronaca dei giornali sono sempre parziali, non denunciano certamente tutti gli episodi. Tra gli animali torturati, seviziati, uccisi, non manca quasi nessuno all’appello, si registrano episodi a carico di cinghiali, orsi, orche, scimpanzé, gatti, agnelli, cani, maiali, tartarughe, mucche, elefanti, galline, trichechi, cavalli, delfini, granchi, vitelli, asini, pipistrelli e altri uccelli, panda, leoni, giraffe, ricci, pecore, pesci, bufali, cicogne. Davvero sorprendente la sfrenata fantasia delle tecniche assassine adoperate.
Scrive la prefatrice Bianca Nogara Notarianni: “La poesia diventa così la voce – ripetizione del verso – nel quale questi smisurati lutti possano trovare non forse riposo, ma inesausta risonanza”.
In che maniera è strutturato il libro? Ogni episodio trova una sua collocazione spaziale e temporale, segue una breve descrizione, infine i versi.
L’autrice scrive:
“Le poesie sono brevi, delle istantanee, perché anche estraniandosi, le parole tendono a cedere di fronte ad un dolore atroce procurato in ogni modo, con ogni disattenzione o attraverso meticolosi procedimenti, designando un territorio dell’umanità che ha giustiziato ogni etica in favore di qualsiasi cosa: economia, noia, divertimento, fame, fame di ogni cosa. Puro consumo da un lato, puro dolore dall’altro. In mezzo la scelta quotidiana, la lotta”.
Qualcuno si chiede se nei territori della poesia abbia legittimità l’incursione dei fatti di cronaca, e se una scelta ideologica non comporti da parte della poesia il mettersi al servizio di qualcosa, perdere la propria indipendenza, minare l’idea di libertà che accompagna la creazione.
Se la poesia nasce, come qualcuno dice, sempre da una ferita, allora le vie del quotidiano, le infinite asperità della realtà, perché non dovrebbero trovare accoglienza nei versi?
Del resto viviamo in una grande fabbrica dell’infelicità, in una bolla di solitudine, è lecito e giusto, necessario che il dolore si traduca in parole poetiche, che il desiderio di rivalsa, di riscatto, di lotta, spiri liberamente.
Oggi attenzioni e sensibilità diverse si affacciano in maniera sempre più decisa all’interno di focolai di ribellione disseminati nel quotidiano: sono infinite le ingiustizie, le prevaricazioni, le umiliazioni che siamo costretti a vedere e a subire, ed è giusto, e anche bello che la poesia non resti sorda ai richiami, alle aspirazioni ad un mondo più giusto e sano.
In questo libro di Teodora l’ambizione a condizioni di vita rispettose e generose si conciliano con una resa estetica decorosa? Si tratta di vera poesia?
La frammentazione del verso, il respiro esiguo, il lampo dell’empatia, il grido, il lamento, l’imprecazione, il singhiozzo, trovano una loro dignità estetica? Personalmente trovo la modalità espressiva funzionale ai fini del risultato, e mi trovo d’accordo con quanto esprime l’autrice nella sua nota iniziale:
“un commiato di lutto, come un grido di denuncia, come un commento sarcastico (e quindi violento) nei confronti dei carnefici, come occhio specista nei confronti delle vittime (assumendone il linguaggio stolto), sempre cercando di essere fedele all’immaginazione, alleata di una futurità migliore”. Da segnalare le belle immagini a corredo dei testi, opera di Alessandra Antonini.
° ° ° ° °

foto di Lukas Vincour
18 maggio 2024 Zoo di Valencia, Spagna – Natalia, femmina di scimpanzé di ventuno anni, per oltre tre mesi ha portato con sé il corpo esanime del figlio, nato a febbraio e morto quattordici giorni dopo la nascita. Da allora non lo ha più lasciato, tenendolo sempre con sé, accarezzandolo e toccandolo delicatamente col muso, nonostante il processo di decomposizione in corso.
*
Immobile
a curare il corpo
finché il restare
diventi vivere.
*
Abbassare le palpebre
per serrare il figlio
in una fossa
per abitare spoglia
i suoi detriti.
*
La carne morta
produce mosche.
Femmine depongono
le uova…
questa madre
-tra le braccia-
non resta sola.
Cullare altri figli schiusi nella morte.
° ° ° ° °
7 luglio 2024 Fabriano – durante uno stage nella fattoria della scuola, sei ragazzi hanno torturato un agnello di poche settimane spezzandogli la spina dorsale, paralizzandolo. L’agnello è morto dopo molti giorni di agonia.
*
Allontanare la colonna vertebrale
per disossare la carne di agnello
è un’operazione complessa
se fatta pre-mortem.
Potevano chiedere al macellaio
di staccarla con la sega.
Il terrore paralizza.
° ° ° ° °
17 luglio 2024 Roma – Caracas, gatto randagio, è stato legato ai binari e poi schiacciato dal treno nella stazione di Roma Tuscolana.
*
Vietato attraversare i binari
lasciatelo morire
in pace.
Chissà se avrà aspettato in sala d’attesa
prima di partire
per l’aldilà.
*
Vietato attraversare i binari
in attesa dei treni,
si potrebbe inciampare su un gatto
legato
potrebbe morire schiacciato.
*
I papaveri che nascono sui binari
fanno dei binari un cimitero.
° ° ° ° °
24 giugno 2016 Sangineto – quattro ragazzi hanno torturato Angelo, cane randagio, impiccandolo ad un albero e finendolo a badilate, riprendendo il tutto con i loro smartphone.
*
La corda inciampa nel laccio
il peso del mondo si spezza
essicca la pelle del suolo
singhiozza una foglia di pietra.
Cedersi a proteggere il fiato
con gli ultimi colpi a crollare.
Impiccata la morte al tuo nome
impara ad ululare.
° ° ° ° °
9 dicembre 2023 Cava de’ Tirreni – gatto scuoiato vivo e lasciato agonizzante in strada. È morto dopo 4 giorni nonostante le quotidiane cure dei veterinari. Lo avevano chiamato Leone.
*
Il cucciolo di gatto
senza la pelle
assomiglia a un
coniglio,
trema di paura.
Conciamo la pelle del gatto
per trasformarlo in un prodotto eterno,
inattaccabile da insetti e roditori
tranne che dall’uomo.

Teodora Mastrototaro, poetessa, drammaturga di testi teatrali, attivista per i diritti animali, antispecista. La sua ultima pubblicazione di poesia antispecista è Le mucche se non le mungi esplodono (di gioia) (crudeltà sugli animali, un inventario) pubblicata da Marco Saya Editore. La silloge Il piano Finale, che affronta il tema del grattacielo (allevamento – mattatoio) dei maiali in Cina, è stata pubblicata sulla rivista di critica antispecista Liberazioni n 57. Da Aprile 2024 sta portando in scena il suo monologo teatrale Il Riflusso – dalle reali testimonianze dei lavoratori dei mattatoi, pubblicato sulla rivista di critica antispecista Liberazioni n 51. La sua ultima performance è Per il nostro bene – performance sulla sperimentazione su animali vivi, con il ballerino Stefano Di Martino.




















07/09/2025 alle 08:19
Credo che solo chi e` poeta, o artista in altro modo, possa esprimersi con reazioni di rabbia e dolore invece che restare ammutolito e sopraffatto dal gravame degli atti d’accusa: fatti che rientrano nel nostro bagaglio di conoscenze, ma che raccolti spietatamente in un elenco ci risultano difficilmente tollerabili e quindi scappiamo: troviamo rifugio nella critica sociale (e` colpa del capitalismo) o nel razionalismo (la crudelta` fa parte dei meccanismi naturali, come sappiamo di certi ragni che paralizzano le loro prede larve con un veleno per divorarsele vive a poco a poco) o nell’anestesia (distraiamo la mente con qualcosa di coinvolgente, cosi` non abbiamo tempo di porci dubbi e sensi di colpa) o nel cinismo (tutti piu` o meno soffriamo e poi moriamo, e` il destino comune), o nella filosofia (il male e` inevitabile e necessario, per apprezzare la luce nella sua esistenza deve esserci anche il buio); fingiamo di non sapere che gli animali torturati simboleggiano cio` che l’uomo somministra ai suoi simili piu` fragili e che tutti siamo in qualche modo responsabili, anche solo per ignavia; l’uomo da` anche vita ad associazioni volte a tutelare il benessere e la dignita` degli animali, aiutandoci a distinguere quando la violenza e` gratuita e quando e` funzionale a un bene considerato prioritario. L’uomo fa e disfa, il poeta racconta, come un cronista particolarmente capace di coinvolgimento emotivo.