A tentoni nel buio di Paolo Polvani |Dammi il tempo che ti resta (note di lettura a La ballata di Alda e Michele, di Silvano Trevisani, Giuliano Ladolfi editore, 2025)

La ballata di Alda e Michele è il racconto in versi della relazione, poetica e amorosa, tra la poetessa Alda Merini e il poeta Michele Pierri.
Nella biografia della poetessa milanese un periodo importante è costituito dal suo soggiorno, durato circa quattro anni, nella città di Taranto. Avevo letto di questo suo trascorso in un libro dello scorso anno, sempre di Silvano Trevisani, “Il poeta scomparso ed altre storie”, dedicato alla figura del poeta tarantino Pasquale Pinto, dove si racconta che Pinto era solito intrattenersi a lungo in trattoria con Alda Merini in interminabili conversari.
Non è difficile immaginare quale importanza rivestisse quella presenza per i poeti del luogo, ne troviamo conferma in questo passaggio di Silvano Trevisani: “Erano le stagioni della poesia. Giovani, avevamo tanta voglia di ripercorrere insieme le tracce dei grandi che ci avevano preceduto”.
Gli interminabili conversari tenuti dalla poetessa con Pasquale Pinto hanno evidentemente coinvolto anche il giovane Silvano, considerato che il libro “La ballata di Alda e Michele” si apre con una poesia che la Merini ha scritto per lui, ha dedicato a quel “ragazzo delle selve”, giovane giornalista che va su e giù dal suo giornale, e scrive versi sempre innamorati e stringe il suo fascio di poesie quasi accarezzandole:
Rimani qui, ragazzo delle selve
col tuo fascio di poesie
che accarezzi come anima d’automa
che fa il suo corso a piedi
e ha lo sguardo un po’ canaglia.
Ti nutri del caldo soffocante
e scrivi versi sempre innamorati.
Tu vivi in questa città dolente
e dormi il tuo sogno da poeta
non sai ancora quanto c’è da soffrire
e quanto è lungo il viaggio fino a casa.
Ma scrivi, tanto non puoi farne a meno
e lascia spazio a chi ti muove accanto.
Non scordarti di vivere
mentre vai su e giù dal tuo giornale.
Quale occasione ha favorito la permanenza di Alda Merini a Taranto? Lasciamo che sia Silvano, all’inizio del libro, a raccontarlo:
“È un freddo giorno d’inverno. Natale 1980 è trascorso. Da pochi mesi Michele ha perso Aminta, madre dei suoi dieci figli, rimasta a letto paralizzata per undici anni. A lei dedica un …mare di poesie. Alda, da un anno, è ritornata a casa. Ha ripreso a scrivere …un fiume di parole, che spedisce Giacinto Spagnoletti, il critico che l’ha scoperta e pubblicata per la prima volta giovanissima nel 1952. Michele e Alda sono stati già legati dal filo della poesia, intrecciato tanti anni fa. Forse ora è il momento che si conoscano personalmente. Michele, che è un grande saggio, medico, poeta, filantropo saprà dirle parole redentive. Giacinto procura a entrambi i recapiti telefonici e così il dialogo ha inizio”.
E ha inizio così anche “La ballata di Alda e Michele”: in forma di dialogo telefonico Silvano ricostruisce momenti salienti della reciproca attrazione, della passione per la poesia, di questo amore dapprima solo “telefonico”.

foto di Gianni Berengo Gardin
(Michele)
Pronto? È quello che ti giunge
solo il racconto di una speranza
tronca che potrei affidare ai tuoi silenzi
se hai voglia di redimere il passato.
Fummo poeti a un tempo, ma tu eri
bambina intrisa di infinito, una speranza
che meritava vite condivise, mentre io
io ero già un racconto disilluso
della mia smania folle di salvezza.
Quello che insieme possiamo
è incrociare i nostri serti di malia
e darci ancora fede nei pensieri
perché diventino un sole senza danno.
° ° ° ° °
(Alda)
Pronto? Sono l’eco rifratta di un grido
ingabbiato tra i muri incolori
di una pena scontata goccia a goccia.
Ti chiede di assaggiare
questo veleno dolce
che porta il nome di Alda e che cerca
una coppa di cristallo capiente
in cui le parole anneghino
restando trasparenti. Tu chi sei?
ricordo di Pier Paolo che ci unì
in un connubio orfico e non altro
ma i tuoi versi scendono dal cielo
e io ho bisogno di rivelazioni.
Dimmi quanto colore puoi dare
al mio tempo liberato dalla morte?

foto di Gianni Berengo Gardin
Ma facciamoci ancora guidare dalle parole di Silvano Trevisani:
“Chi, come me, ha conosciuto e frequentato Alda negli anni della sua unione con Michele, che per noi giovani aspiranti poeti pugliesi era un punto di riferimento imprescindibile, sa bene che molte sue ricostruzioni storiche vanno prese per atti creativi letterari, come quando scrive che lei e Michele si erano già amati da giovani ma poi lei era stata internata e allora Michele si era sposato: racconto struggente ed evocativo, ma immaginario, fantasioso, dal momento che quando Michele sposò Aminta Baffi, Alda non era ancora nata. Per questo, anche quando scrive: “per quattro anni fui una sposa felice”, riferendosi agli anni trascorsi accanto a Michele, sposato in seconde nozze, va presa con le molle, perché sappiamo bene che non furono tutti momenti felici, ma certamente quello fu un periodo positivo, anzi: fu la prima lunga parentesi positiva della sua vita, caratterizzata dalla condivisione degli affetti familiari (pur di una famiglia acquisita), dall’agiatezza economica, dalla ripresa d’interesse della critica e dalla ripresa delle pubblicazioni, che proprio il suo soggiorno tarantino consentì”.
Non conosco in maniera approfondita né la poesia di Alda Merini, né quella di Michele Pierri, e tuttavia immagino lo sforzo di Silvano Trevisani di restituire un tentativo accettabile di ricostruzione delle loro voci, delle loro capacità espressive. Inoltre lo sforzo di riportare una cronaca fedele, aderente ai fatti, alle situazioni realmente vissute. Avendo Silvano frequentato entrambi, credo che la narrazione proceda non solo in maniera rispondente a criteri di fedeltà, ma che vi siano contenute anche le crepe inevitabili che si aprono in un rapporto, così come gli slanci di passione, la condivisione di un sentire. Per esempio questi versi in cui la Merini si lamenta di una scarsa attenzione:
“Io sto scappando e tu non sei ospitale
col mio bisogno d’amore, di essere donna”.
E la risposta di Michele, che oltre ad avere trent’anni più della Merini, appare tenacemente ancorato alla realtà, a giudicare da quello che Silvano Trevisani gli fa dire; sembra ispirato da una maggiore saggezza:
“Restiamo così, sospesi
come fosse un delirio da ragazzi”.
Dunque una ballata dal valore doppio: illumina la storia d’amore di due poeti ancora vicini ai giorni nostri, racconta sprazzi di vita della Merini che continua a ricevere molta attenzione e affetto da parte dei lettori, riporta alla ribalta un poeta pugliese meno conosciuto della Merini ma indubbiamente di notevole spessore, già apprezzato negli anni ’50. E infine costituisce una prova poetica da considerare in maniera autonoma rispetto ai personaggi cui presta la voce; dimostra, infine, la generosità di Silvano Trevisani, che già col precedente libro aveva gettato luce su un poeta legato alla città di Taranto, Pasquale Pinto, e anche in questa ballata proietta la luce della passione poetica su due figure importanti di poeti.
(Alda)
Ma come non ti accorgi
che fai di me una donna
col solo dare ascolto
ai miei appetiti morbosi intellettuali.
I giorni bianchi tra letti di dolore
quando a Dio immolavo la mia rabbia
sono le carte del mio credo inerte.
Lo so c’è ancora chi mi soffre accanto
ma io non posso dare che parole e parole
che possono ammalare
chi come me stessa
non le sa ascoltare.

Silvano Trevisani, laureato in filosofia, giornalista professionista, è redattore capo di nuovodialogo.com, responsabile del bimestrale di poesia «Il sarto di Ulm» e del trimestrale di narrativa «Il sogno di Orez» (Ed. Macabor). È stato per molti anni responsabile dei servizi culturali del «Corriere del giorno di Puglia e Lucania», ha collaborato con «L’Osservatore romano», collabora con «Repubblica Bari» e con giornali e riviste. Saggista, poeta, scrittore e critico d’arte, ha pubblicato oltre 50 volumi di storia, economia, arte, letteratura, oltre a opere di poesia e narrativa. Ha ideato le celebrazioni ufficiali per il ventennale di Giorgio de Chirico, nel 1998, per conto della Fondazione de Chirico, realizzando un saggio per il catalogo De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo (Rizzoli, 1998). Per la narrativa: il romanzo umoristico Lo norevole (Manni, 1997), con prefazione di Vincenzo Mollica, Storie di terre di sole (2a ediz. Capone, 2007), prefazione di Donato Valli, Ombre sulla città perduta (Radici Future, 2017) e il thriller satirico Cosa sarei senza di me!? (2023, Radici Future). . Tra i suoi numerosi saggi: Creatività e inclusione (Rubbettino, 2013); Alda Merini e Michele Pierri, cronaca di un amore sconosciuto, (Edit@ 2016). Tra le altre pubblicazioni: Viaggio nella Puglia archeologica (2002, Capone), Borboni e briganti (2003, Capone). Nel 2019 ha curato il volume omaggio per il decennale della scomparsa: Alda Merini tarantina (ed. Macabor), e nel 2022 Taranto città della poesia (Macabor) a conclusione del progetto Sulle orme di Alda Merini, per il Comune di Taranto. Per la poesia ha pubblicato: Poesie (Nuova Amadeus, 1995), prefazione di Giacinto Spagnoletti, 5 poesie d’amore, in “Amore, amore… nei versi di dieci poeti pugliesi” (Edizioni AltaMarea, 1998, prefazione di Donato Valli), L’altra vita delle parole (Nemapress, 2012), con prefazioni di Plinio Perilli e Cristanziano Serricchio, Geometrie del desiderio, con le illustrazioni di dieci grandi artisti (Ed. Galleria Margherita, Taranto 2012), Le parole finiranno, non l’amore (2020, Manni editore). Il poeta scomparso e altre storie (2024, Edizioni Puntoacapo) con prefazione di Mauro Ferrari. È presente in numerose antologie e riviste cartacee e online. Per le edizioni Macabor ha realizzato numerosi saggi e curatele tra cui l’antologia (2023): La guerra che è in noi, con prefazione di Eraldo Affinati e poesie di alcuni dei più noti poeti italiani, il saggio Pasolini: l’ergastolo della mia vocazione (2024); Orme di luce (antologia della giovane poesia italiana), 2025; il dramma La sera dopo (al Cenacolo), 2025. Ha curato le monografie di poeti italiani, tra cui Milo De Angelis, Ennio Cavalli, Isabella Leardini, Daniela Pericone. In uscita quelle su Umberto Piersanti e Giovanna Rosadini.




















22/08/2025 alle 08:31
Grazie Paolo e grazie Silvano Trevisani, per averci resi partecipi della dolcezza emanata da un amore poetico, o per meglio dire suggellato dalla poesia, dacche’ l’amore e` sempre poetico. E` anche fuori dal tempo, e` nell’eternita`: per questo io non chiamerei fantasie certi riferimenti contrastanti con le note biografiche; cosa possiamo chiamare realta`? Quella che ci viene dai documenti ufficiali e dalla fisica o la magia che riconosciamo in cio` che siamo e in cio` che ci circonda?
23/08/2025 alle 11:53
grazie a te caro Piero! finché potrò contare su lettori attenti e appassionati come te continuerò a dedicarmi a questa meravigliosa esperienza di districarmi tra i misteri della poesia