Mi piace un mondo (voci dal pianeta) di Paolo Polvani |Adrian Suciu e l’arte del camminare sull’acqua – Nota di lettura di Carlo Di Legge

 

 

Adrian Suciu è uno dei più importanti poeti e giornalisti rumeni. Tra i suoi libri editi, Postponed Mythologies (2011, poetry), A Bullshit Novel (2013, fiction), The Popular Prophet (2015, poetry), Treaty for Walking on Waters (2021, poetry); adesso, Poiein (2024). Presidente della Sezione Media Culturali della Unione Professionale dei Giornalisti in Romania e produttore di programmi culturali per la TV. Ha promosso un grande numero di giovani poeti, a partire dal 2013.

 

                                …  felice/come il coltello d’uno spietato macellaio” (48 sgg)

 

Il libro, molto singolare nel quadro della poesia internazionale a me nota, comprende 27 poesie più numerose traduzioni (conto 23 traduttori tra cui Lucilla Trapazzo. I nomi dei traduttori risultano solo a p. 3, tutti insieme, ma non ogni poesia è tradotta in tutte le lingue che vi sono presenti). Lingue di destinazione non soltanto europee (italiano, francese, spagnolo e inglese) ma anche slave,  in più oltre il rumeno trovo i caratteri cirillici del russo e/o ucraino e l’arabo. Spero di non averne omesse.

Poco ordinario è anche il personaggio-autore, che ho conosciuto di persona in Italia: di fatto uomo cordiale e accogliente, viene ritenuto uno dei più importanti poeti romeni.

Non stento affatto a crederlo, mi è bastata una prima occhiata perché alcuni versi presenti nel libro mi catturassero.

Sono carichi di provocazioni intellettuali e di apparenti paradossi, a partire dall’inizio:

Non ho scritto nulla. Ho deposto sulla carta…

Ho fotografato cancelli

che non ho mai aperto e guerre che non sono state.

Sporadicamente una scintilla splende nell’oscurità

e la rende più oscura” (p. 11).

 

Questi versi, in apertura, quasi esergo al libro, offrono un assaggio della poesia di Adrian Suciu. Sono costruiti sulla reiterazione “non ho scritto nulla (3 volte per 15 linee in tutto) che esorta  il lettore a crederlo: per quanto “si leggano” versi, il poeta che firma il libro non ha scritto, in realtà. Oppure ha scritto, senza scrivere? Oppure

chi ha scritto?

Resta impressa la chiusura: “Non ho scritto nulla./Solo Dio sa come scrivere/e ha

scritto una sola volta” (ivi). L’enigma non è sciolto, viene solo riproposto.

Per uno spirito appena curioso è dato seguire, con poca ricerca a dizionario, il senso in apparenza preciso (perché appunto forte, netto, ma sùbito si vede che non possono mancare le interpretazioni) di ogni poesia. Dopo il quasi-apologo sul profeta popolare,  si legge polmoni (qui come nella precedente e in molte  poesie successive, ho tradotto da una delle lingue in cui trovo i versi): sono tanti i tipi d’ aria, e di respirare ci sono tanti modi. Lo sappiamo? E dove lo troviamo detto in modo simile a questo?  Versi ricchi, pur nella concisione, di analogie, di un modo di  deviare dall’uso comune della lingua, dai sensi che siamo soliti trovare nell’uso quotidiano, che rende quasi inconfondibile questa voce.

Nemmeno l’apocalisse è tema nuovo, si vede che è un argomento preferito da Suciu (30 sgg; ma compare anche alla fine).

Il lato disincantato o addirittura nichilistico, un po’ beffardo e un po’ scanzonato, fa il paio con l’ironia lanciata a piene mani da chi non crede, l’autore, o anche crede in nulla:

 

Scriverò il Trattato sull’arte del

camminare sul’acqua, mi rappresenterà

nel Giorno del Giudizio.

 

… io stesso non sarò in prado di presenziare

sarò infatti molto impegnato con una signora (40 sgg.).

 

 

 

 

 

foto di Attila Bartis

Nel successivo intorno all’appassire (45 sgg.), s’incontra il brillare tagliente, aguzzo di alcune immagini –  non c’è che da scegliere,

 

                          Trovi reduci di guerra. Non d’amore.

 

                          E le tue mani sono così pulite

                          da lavarci l’acqua    (52 sgg., trad. mia dallo spagnolo).

 

Una vena di pessimismo, forse l’assurda presenza del niente trapassa il libro da parte a parte: “il tempo/è un treno i cui vagoni trasportano serenità/al nulla” (19, trad. mia dallo spagnolo);  oppure è conseguenza di un avviso, in “Metti le mani sul tuo uomo” (58 sgg.)… perché

 

Ad amare e a morire nessuno è capace, Lo prova

che le illusioni dell’uomo sull’amore

sono uguali a quelle sulla morte (22 sgg: trad. mia dall’inglese).

 

e dire “amore” dev’essere conseguenza d’un “difetto d’immaginazione” (73 sgg., tr. mia dall’inglese).

 

Ma del tutto diversa dai toni che ho già tratteggiato sembra la scrittura a partire da p. 85 (trad. mia dal francese):

 

                        Quelli che piangono dentro

                        Seduti a due, o a tre, intorno a un tavolo nero.

Bussano rabbiosamente alla porta coloro che vogliono compatirci. Un

altro si alza in piedi, come da una vita lontana e

scrive sulla porta con un dito appena mozzato:

Non vi rendete conto che quelli che piangono dentro si conoscono

anche se si vedono poco o niente? E

prepariamo i tavoli e vi mettiamo su le nostre foto.

I bambini sbagliati escono dalle foto. Escono due uccelli

che riempiono il quadro. Le nostre madri escono in luce

come per una serie di soli, ma non ci accecano al punto da

non vedere

la notte.

 

Sembra, ancora, che il tono cambi sensibilmente, anche con madre o figlio di vedova (da p. 87 sgg.) che appaiono pregne di pathos… per poi tornare a registri precedenti, provocatori, con “l’ospedale della fine dei tempi”  (101 sgg.), ma dapprima con garbo, quasi sommessamente.

Riservando qualche sorpresa-ripresa per finire, chiudendo in cerchio con l’inizio, con un pennello di luce, e soprattutto con le invenzioni del visionario, grandioso come si conviene all’argomento, provocatorio certamente, L’apocalisse secondo Suciu (105 sgg., trad. mia dallo spagnolo) :

 

Dio dice: che la luce sia! Ed è luce,

per un secondo. La luce sogna la parola

e la parola getta ombra sulla luce. Generano

un bastardo

e gli offrono il dominio dei perduti. È per questo motivo

che lo chiamano poesia, perché è un guinzaglio per i morti

permettendo loro di trascinarsi come cani volenterosi.

Di trascinarsi nel letto delle donne

come traditori dell’oblio (…)