Osservatorio poetico di Sonia Caporossi | Pietro Mallegni
Fronte l’abat-jour, il fumo di sigaretta
si piega, sinuoso e sensuale a imitare
le tue forme lascive, nuda sul letto
in camere sommerse da pioggia e silenzio,
mentre Musil riposa accanto ed
io spargo briciole di me sul terrazzo,
aspettando vegetariani corvi
che saranno la mia sola compagnia.
Tolto il sale e la sua sporcizia,
non mi rimane niente, neppure il fato,
una lettera postuma dei miei pensieri,
che ora dormono appesi alla luce
in salotto, e lasciano un’ombra eterea
sul muro, un riflesso della mia idiozia.
*
Parla inutile la poesia, de-letta d’intorno
sconcertata e ostaggio indefinito di libri,
le mie dita innestate su alberi di limoni
e danzo la pioggia a Montale implorando
l’autentico e il sogno.
Pelle e sangue e corteccia, e odore di verde
vivere fresco l’estate che brilla; scellerato
ridisegno carminio a terra i rami della follia,
odoro di muffa frolla e putrescenza,
rancidezza e attiro solo animali che non rispondono.
Rendersi testo bianco: carta da stampare,
rivedermi e tagliare e trapiantare gambe
là dove crescono solo braccia e inverso.
Così tutte distrutte, rovine, mutilate
le metafore sull’adesso.
*
La felicità vagabonda ridicola,
cercando lettere anonime,
ma non conosce parola
e mi imbocca con biscotti molli e incubi,
zoppica, con capelli ricci e crespi,
magra di malattie e un niente di sonno,
si nasconde tra le trincee della vecchiezza,
costringendosi alla lontananza dei figli in crisi,
e promette brevità e sussurri,
per scongiurare l’epilessia e la paura.
La felicità passeggia lontana da me,
non mi guarda, spingendo le mie memorie
su una sedia a rotelle, sotto pioggia e benzina,
non dice niente e veste occhi spenti di timore.
La felicità non mi pensa, dimenticandomi,
scongiura l’ennesimo tentato suicidio
e negozia all’alba con lo specchio e le rughe,
e mi dice che io non assomiglio al mattino.
Pietro Edoardo Mallegni è nato a Carrara nel 1995. Nel 2013 ha pubblicato con la casa editrice Marco del Bucchia l’opera prima dal titolo Il dedalo in me. Nel 2015 ha pubblicato Il Dio Dada e in seguito le sillogi Neurocidio, Limina Mentis e Il nulla, Europa Edizioni. Ha ottenuto riconoscimenti dalla critica di settore e alcuni testi sono apparsi su diverse testate giornalistiche online. Diverse poesie sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, arabo e cinese. La sua ultima pubblicazione è Anedonia (o i piaceri scomparsi) (NeroLatte 2025).
Le poesie di Pietro Mallegni che qui presentiamo, tratte dalla silloge Anedonia (NeroLatte Edizioni 2025), utilizzano immagini permeate di sensorialità materica a stratificare un tessuto drammaticamente proteso verso la tensione metaforica del dettato, peraltro messa in risalto dalla mescolanza di elementi quotidiani e letterari, con riferimenti a figure come Musil e Montale, ad arricchire il tessuto del discorso poetico in direzione di un citazionismo non pedissequo. Il contrasto tra sensualità e malinconia, tuttavia, si rivela come lo strato di significanza maggiormente fruttuoso, nel passaggio dal corpo fisico all’eco intellettuale dei personaggi di riferimento. Un linguaggio fortemente grafico, quello di Mallegni, che dipinge scene dense di dettagli, esplicitati attraverso una struttura strofica frammentata, la quale conferisce una sensazione di discontinuità come specchio di un’interiorità composita e problematica. Il poeta sembra ossessionato dalla scelta, quasi programmatica, di immagini inaspettate, come “vegetariani corvi”, che aprono al lettore le vie d’accesso a una surrealtà essenzialmente predisposta all’evocazione dell’ambiguo. Certo, sembra dirci Mallegni, l’”inutile poesia” non riesce a cogliere il senso univoco delle cose, eppure, forse, proprio in tale consapevolezza meta-poetica si attua la sfida anticonvenzionale che l’autore vuole proporci, inscenata nell’auscultazione di simboli e segni provenienti dalle cose stesse, attuata proprio attraverso una sistematica metamorfosi oggettuale, laddove gli oggetti quotidiani si riconfigurano via via in simboli di un classico male di vivere. Per ottenere l’opportuno livello di simbolizzazione, il registro linguistico si muove tra un crudo realismo ed evocazioni oniriche, generando una peculiare interazione fra immagini e sentimenti. Mallegni è convinto del fatto che la poesia possa riconoscere e narrare compiutamente la frammentazione del sé; il poeta, allora, lavora per stratificazione, esplicitandola attraverso immagini di rovine e mutilazioni metaforiche, nella resa franta di un dialogo interiore che si scontra con la percezione della realtà, creando, cioè, una tensione sospesa tra sogno e disillusione, laddove gli stessi riferimenti naturali non rappresentano che il correlativo oggettivo di un io in crisi.



















27/05/2025 alle 09:18
Di spessore, se posso riassumere il suo modo di scrivere
Chapeau