Osservatorio poetico di Sonia Caporossi | Marco Banfi
La talpa
Vivere sotto la crosta
raggiungendo la Cina,
accertando che camminino al diritto… verità o diceria.
Il piacere d’affondare in sconosciuto celato,
stupendo luogo
o triste regalo
di sublime incarto.
Giù verso il centro con preghiera,
che la terra non sia piatta ma una sfera,
che ogni cosa potrebbe
oppure nulla,
che forse siam due facce d’uno specchio
di qui comanda il tempo
d’altra parte nasci vecchio.
*
Sincero
Il giorno più bello
sarà una mattina normale
del buon vino e del pane,
colori e profumi
d’un cielo invisibile agli anni,
che “dovevamo ricordarci”
per tornare ad ammirarlo…
bimbi lontani in un campo di grano.
Sarà tempo dolce d’alcun primo o secondo,
sulla strada dell’andata
o su quella del ritorno.
*
La Madunina
Periferie è la mia storia
in mezzo case di campagna,
quando mamma ti chiamava:
“Cena pronta! Dai, si mangia!”
Quattro sassi in mezzo la strada,
fischio d’inizio e mondiali alla radio,
un transito d’auto a settimana
frenava le ruote e attendeva l’azione.
Periferia nel mezzo dei campi
confine estremo Monza-Saronno,
eredità di generazioni
un tempo mio padre e prima mio nonno.
(Da Traversi incoscienti, Monetti Editore 2024)
Marco Banfi classe ‘77, nasce a Saronno e vive a Solaro nella periferia nord-Milano. Dopo aver conseguito una qualifica in telecomunicazioni, lavora come magazziniere mulettista. Verso i trent’anni comincia a scrivere poesie, canzoni e dialoghi in rima. Ironico e spesso irriverente, alterna scritti più leggeri a lavori più impegnati.
Le tre poesie che qui presentiamo, tratte da Traversi incoscienti, opera prima poetica di Marco Banfi (Monetti Editore 2024), riflettono sulla condizione umana attraverso uno stile quieto, pacato, quasi dimesso. Si tratta di un modus poetico che ricerca l’essenziale dell’immagine attraverso lo specchio lucido di una realtà che ognuno è in grado di esperire. In fondo, siamo un po’ tutti come la talpa che scava sotto la crosta terrestre per raggiungere la Cina, tra verità e diceria, tra la ricerca del meraviglioso e l’esigenza confortante che la terra sia sferica: l’incertezza dell’esistenza e la possibilità che la realtà abbia due facce speculari è qui resa attraverso una visione prospettica irregolare. Ci troviamo a considerare l’eventualità che il tempo scorra in direzioni opposte, che ciò che è noto non sia veramente davvero conosciuto, che la realtà e il suo stesso sovvertimento siano una dimensione sola: la poesia si fa così metafora della relatività della percezione umana. Con Sincero, invece, il tono si fa più intimo e nostalgico. Il “giorno più bello” non è un evento straordinario, ma una “mattina normale” fatta di cose semplici e quotidiane: del buon vino, un po’ di pane, colori e profumi di un cielo dimenticato. La purezza originaria, quasi persa nella frenesia dei giorni, riluce nella calda trasparenza di un momento chiaro, nell’evocazione del ricordo dell’infanzia, nella consapevolezza di una bellezza andata che però non viene mai detta irraggiungibile. La poesia esprime il desiderio di riscoprire la meraviglia nelle piccole cose, un ritorno a un tempo “dolce” e senza fretta, sia esso all’inizio o alla fine del percorso dell’esistenza. Infine, “La Madunina” descrive il correlativo oggettivo di un paesaggio autobiografico e affettivo, in cui la periferia non è un luogo se non dell’anima e diviene il fulcro della memoria, fatta di case di campagna e della voce materna che ancora offre la sua eco. Il poeta, così, diviene una sorta di fanciullino ultracontemporaneo, che evoca quasi neo-pascolianamente un’infanzia semplice e genuina, dove anche il raro passaggio di un’auto diventa un evento. La poesia celebra le radici familiari, il retaggio che trapassa di generazione in generazione, la storia fatta di tante piccole storie di una persona qualunque. Il valore della memoria e la bellezza dei semplici sono qui esaltati dalla voce costantemente autentica di Marco Banfi, poeta gioviale come un’ape operaia, dal tratto scrittorio essenziale e luminoso.




















27/03/2025 alle 09:44
quando ringraziare parole di vivere