Osservatorio Poetico di Sonia Caporossi | Simone Beghi

Simone beghi Modena Sud (estratto)
Da sezione I: Modena Sud.

1. CUT-UP

C’è disinteresse al mondo mentre
la biblioteca di quartiere accoglie tutti.
Molta gente di sabato ci viene a dormire.
Un nuovo fenomeno sociale. Sprofondano
sedie vicino alla Bibbia, al Tallone
di ferro, a Moro e la sua utopia.
La gente prende a sonnellini i volumi.
Qualcosa succederà, si dice. Sogneranno
Marx, Engels, verranno messia, se verranno.
Intanto riposa, da chi, da cosa?
Nel grande salone ci sono
i diabolici laboratori didattici
dai quattro ai sei anni, dove tutto
è calma e voluttà, ritaglio e incollatura.
Purtroppo, l’unico vero cut-up
della loro vita sarà questo
e poi una breve carriera
nella squadra di calcio locale
a giocarsi il menisco.

*

2. CLUB COLOMBOFILO DI QUARTIERE

Di fianco al parco c’è il club colombofilo di quartiere.
C’è stato un incendio, sono morti tanti colombi, 150 su 200.
È una perdita se non altro affettiva, fanno sapere e comunque
l’allevamento costa.
-Vedi – dice il tizio della critica – qui sarebbe da essere rigorosi
sul procedimento, l’effetto non è di capitale importanza. Quello
che scrivi, i colombi…-
Cita questo e quello, Deleuze, in primis, poi c’è sempre qualcosa
di Lacan, c’è sempre una qualche ciliegina di Lacan sulla torta,
il bere te lo porti da casa, tu/toi/io/je/moi,
siamo in tanti, l’accademia pontificia e Lacan.
Mia zia va dal dentista di Lacan. Lacan.
Siamo tutti qui a guardare colombi morenti.
Anche loro, i tizi della critica.
Dispiace, si vede che erano affezionati,
si vede.

*

3. CAMMINATA METABOLICA

Lassù, lassù c’è il cartello sul cavalcavia.
Gli dicono di partecipare
al Festival della Concentrazione.
È un evento biennale.
Fissare sul muro una macchia di colore
giorno per giorno, 8 ore ordinarie e 16 straordinarie
di duro lavoro in palestra, festivo compreso.
Come gli è venuto in mente, come?
Ricorda quella volta che organizzavano
l’evento Camminata Metabolica:
un cerchio di gente per mano nel parco, gente
sfinita, con la tuta acrilica, con le cuffie lampeggianti
ascoltava il sussurro di motivatori nascosti tra i pioppi.
Almeno fin dove prendeva il segnale bluetooth poi
un abisso di niente, il tempo stringeva una morsa.
Tutta la sua freccia lineare, tutta ficcata nel cervello.
Non c’è più alternativa, solo comitiva convinta.
Allenarsi. Allenare, altrimenti decade.
Che cosa? L’identità.

Simone Beghi è nato a Ferrara nel 1978. Come musicista e cantautore, nel 2010 ha portato live Lucistante (trio acustico) e Dioscuro (duo di musica elettronica e parole). Collabora dal 2012 con il poeta Fabio Vallieri nel progetto di spettacoli dal vivo Tetro, Dissonanza D’Urto. Come autore di testi poetici, ha vinto il concorso Eroticanzoni di Prato (2012), è tra i sei finalisti al Premio Città di Como, sezione poesia inedita nella edizione del 2024 ed era tra i selezionati del 2023, ha vinto il terzo posto al Premio Ragioni di una Poesia (2024), è stato segnalato al Premio Europa in Versi (2024) con la raccolta inedita L’opinione degli Oggetti, è stato finalista al premio Arcipelago Itaca (2024) con la raccolta Mettersi tra parentesi (in corso di pubblicazione con la stessa casa editrice). È stato tra i 10 finalisti del premio 2024 Poesia di Strada indetto da Seri Editore. Una sua raccolta inedita è stata ammessa alla partecipazione in selezione a Premio Pagliarani 2025. Suoi testi poetici sono comparsi sui lit-blog Poeti Oggi di Luca Bresciani e Poesia Ultracontemporanea di Sonia Caporossi. Psicologo e psicoterapeuta, vive a Modena e lavora a Bologna nel mondo organizzativo industriale.

Nelle tre poesie della raccolta inedita Modena Sud qui presentate, Simone Beghi mostra con grande coerenza una sorta di poetica dell’osservazione laterale, collocandosi ai margini dei luoghi comuni della provincia contemporanea e registrandone le micro‑dinamiche con un tono che oscilla tra il documentario e il sarcasmo disincantato. L’effetto è quello di una cronaca poetica dell’infraordinario, dove la realtà è dismessa e viene lasciata parlare nella sua stessa, spesso comica, insignificanza. Nel primo testo, la biblioteca di quartiere diventa un laboratorio antropologico: non più tempio del sapere, ma dormitorio sociale, luogo di sospensione e di deriva, dove il cut‑up non è tanto un procedimento formale quanto metafora di una frammentazione esistenziale che descrive vite ritagliate, incollate, incasellate in destini minimi, per evocare i quali la poesia lavora su un’ironia fredda, quasi clinica, che però non cancella la pietà: il sonno accanto ai volumi di Marx o Moro è un gesto di inconsapevole resistenza, un sogno politico degradato a micro‑sonnellino in cui l’utopia sopravvive come eco stanca di un grande sogno represso. In Club colombofilo di quartiere, l’oggetto è ancora più dimesso: un incendio in un club di colombi. Ma il vero bersaglio è la retorica critica, l’accademia che sovrainterpreta tutto e tutto sovrastima, che cita Deleuze e Lacan come tic linguistici, automi lessicali, citazionismi vuoti di significato. Beghi mette in scena una satira dell’apparato teorico, mostrando come la critica, invece di illuminare, si sovrapponga alla realtà fino a diventare rumore di fondo, lo stesso che evoca il refrain “Lacan” come mantra vuoto, come un segno di appartenenza più che di pensiero; ma intanto, i colombi muoiono davvero; e il testo si chiude su un paradosso tenero e crudele: anche i critici, in fondo, sono affezionati, l’empatia arriva dove la teoria fallisce. La terza poesia, Camminata metabolica, porta la riflessione sul piano della performatività contemporanea: festival della concentrazione, camminate metaboliche, motivatori nascosti tra i pioppi come parodie di un mondo che ha trasformato l’identità in un esercizio allenatorio continuo, laddove il compito della poesia diviene quello di mostrare come la soggettività sia ormai un dispositivo da mantenere in efficienza: “Allenare, altrimenti decade. / Che cosa? L’identità.” Qui Beghi tocca un nodo cruciale dell’ultracontemporaneità: la sostituzione dell’esperienza con il protocollo, del sentire con la prestazione. Il tono è più cupo, quasi distopico, ma sempre attraversato da un’ironia che smonta la retorica del benessere, per la quale si rende ormai evidente come Beghi lavori su una poetica dell’ordinario deformato, dove la provincia diventa specchio di una condizione più ampia: la burocratizzazione dell’esistenza, la deriva performativa dell’identità. Lo sguardo del poeta, in questa temperie, è insieme partecipe e disilluso, capace di cogliere la contraddizione tragicomica dell’esistenza attraverso l’uso di una lingua piana, narrativa, ma attraversata da scarti improvvisi che aprono squarci indecidibili, qua è là, di vivida pregnanza simbolica.