A tentoni nel buio di Paolo Polvani |Senza rumore son passati i sogni (note di lettura a Le notti ritrovate, di Franco Costabile, Lebeg edizioni 2024, a cura di Pasqualino Bongiovanni)

 

Il sottotitolo di questo libro recita: Un racconto e altri testi pubblicati sul settimanale “Voce del Popolo” negli anni del premio Taranto

 

Non conoscevo Franco Costabile, poeta calabrese nato nel 1924 e morto suicida nel 1965. Ci penserà l’ottimo lavoro di Pasqualino Bongiovanni della Lebeg edizioni a colmare questa lacuna.

Negli ultimi anni, grazie a una splendida proliferazione di case editrici meridionali, i lettori hanno potuto avvicinarsi alle opere di tanti poeti del sud semi sconosciuti o addirittura sconosciuti, penso a Vittorio Bodini, Lorenzo Calogero, Beppe Salvia, Pasquale Pinto, Assunta Finiguerra, Rocco Scotellaro; e sicuramente altri, di cui non sono a conoscenza, saranno salvati dall’oblio. 

“Le notti ritrovate” costituisce un ottimo assaggio, un punto d’avvio molto promettente. È un librino smilzo, contenente testi pubblicati sul settimanale Voce del popolo: si tratta di un racconto, di tre poesie, e di una recensione al Mestiere di vivere di Pavese. Materiale scarno, e tuttavia sufficiente per testimoniare di uno spessore artistico degno di nota.

Il racconto è ricco di riferimenti autobiografici. Costabile ha subito un primo abbandono all’età di sei anni, quando il padre ha lasciato la famiglia e si è trasferito in Tunisia. Di qui il fortissimo legame con la mamma, testimoniato dalla bellissima poesia Lettera.

Affiora da questi pochi scritti il peso della solitudine, evidenziato da una citazione contenuta nella recensione al diario di Pavese: “L’opera equivale alla preghiera, perché mette idealmente a contatto con chi ne usufruirà. Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri”.

Questo l’inizio del racconto:

“Potrò uscire domattina. Metterò il vestito bianco; e non mi importa se lo avrò soltanto io, in giro, ora che la stagione è finita. Avrò i capelli come quella sera, ricorda, che piacquero a te. Domani potrai uscire. Metterai il vestito bianco e mi farà piacere se l’avrai tu sola, bianco. Avrai i capelli come quella sera, ricordo. Domattina”.

Nel racconto c’è tutto un gioco di sospensioni, di pause, di insistenze, che rimandano ad un procedimento analogo al discorso poetico, e lasciano intuire i drammi esistenziali dell’autore, vi spira il vento triste della solitudine.

 

Negli ultimi tempi più volte è entrata nel discorso poetico la città di Taranto: commentando i libri di Silvano Trevisani, Il poeta dimenticato, dedicato alla figura di Pasquale Pinto, e la raccolta La ballata di Alda e Michele, in cui si racconta della relazione tra Alda Merini e il poeta Michele Pierri; entrambi i libri hanno come sfondo la città di Taranto.

Anche questo di Franco Costabile ha a che vedere con Taranto, perché il settimanale La voce del popolo si pubblicava in quella città ed era legato a filo doppio al Premio Taranto, il cui presidente di giuria per la sezione narrativa fu Giuseppe Ungaretti per tutte le quattro edizioni, dal 1949 al 1952.

Per dare un’idea dello spessore e della qualità del settimanale, citerò alcuni nomi di autori che vi pubblicarono: Giuseppe Ungaretti, Alberto Savinio, Aldo Palazzeschi, Carlo Emilio Gadda, Raffaello Brignetti, Carlo Bo, Pierpaolo Pasolini, Enrico Falqui, Raffaele Carrieri, Gianna Manzini, Franco Costabile, Fausto Pirandello, Sibilla Aleramo, Giacinto Spagnoletti, Michele Pierri.

La voce del popolo era l’organo di stampa del premio Taranto, che vide come vincitore della prima edizione Raffaello Brignetti, e della terza Carlo Emilio Gadda, mentre tra premiati e segnalati nelle varie edizioni troviamo i nomi di Vittorio Sereni, Pierpaolo Pasolini, Giorgio Caproni. Dunque un premio importante e una rivista di grande spessore. Il curatore del libro, Pasqualino Bongiovanni, a questo proposito scrive:

“Tutto questo andava necessariamente detto per dare l’idea dell’effettiva importanza che aveva assunto il premio Taranto nel panorama della cultura italiana dell’immediato dopoguerra, e soprattutto per poter dare il giusto valore alle pagine della “Voce del popolo” che del premio era l’organo di stampa e che pertanto diffondeva i migliori testi degli autori che gravitarono intorno a quella riuscitissima manifestazione”. 

Mi piace infine sottolineare la passione che traspare dalla impaginazione, dalla ricchezza e dalla precisione delle note, insomma il gran lavoro, la dedizione che il curatore ha messo in questo libro.

 

 

LETTERA

 

Potrei dirti una pena, ora che è sera

e la città è appena un tram che passa

e dà un brivido ai vetri: potrei dirti

e poi piangere, come allora chiudermi

nelle tue mani miti e ancora credere.

Ma quale, quale pena se ogni sera

è pena, mamma, e il cuore te lontana

nel suo battito eternamente giace,

eternamente ad un lume declina

che in collina già s’è acceso e mi chiama.

Ahi le sere d’estate, quale trama

improvvisa d’asfalti, quale cielo

ha divise; le nostre sere o mamma

e una riva tranquilla di pianura,

forse di Dio. Ma già dattorno è buio

e ancora un giorno fra mai chieste facce

un altro giorno cede (e come solo,

come più solo ormai nel disamore

lento io vivo, perfino dei pensieri).

A una sola finestra mai credevo

che si stampasse il cielo, così largo

un tempo e luminoso, mai che gli alberi

un al di là nel loro folto cuore

nascondessero al vento, come un nido.

Senza rumore son passati i sogni

fra le insegne crudeli e i marciapiedi.

Ma tu lontana nell’alba lontana

tu rimani ed al giro d’ogni sorte,

perché di te, di te mai nulla o mamma

ha saputo morire. Sei rimasta,

sin da quando io mi sono allontanato

appena un miglio dal mio primo amore;

e al fondo del tuo cuore che so eterno

io già scordo il silenzio che la morte

fra gli alberi e una stanza può donarmi.

 

 

Franco Costabile nasce a Sambiase (ora Lamezia Terme) il 27 agosto1924. Conseguita la maturità classica, si iscrive alla facoltà di lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma dove diviene allievo di Ungaretti ed entra a far parte della sua cerchia letteraria. Ha pubblicato due raccolte poetiche: Via degli ulivi (1950) e La rosa nel bicchiere (1961). Ha curato le Lettere da Sant’Anna di Tasso (1960) per l’editore Cappelli di Bologna e – con Giorgio Petrocchi e Pietro Citati – La bella età: una ricca antologia per la scuola media edito da Garzanti (1964).