Mi piace un mondo

                                                                                          (voci dal pianeta)

 

Voglio una cosa sola, una morte semplice e tranquilla, incontro con la poesia di Mahmud Darwish, a cura di Sana Darghmouni e Pina Piccolo, traduzione di Sana Darghmouni e Pina Piccolo

 

Pubblicata nel 2004, Non scusarti per quel che hai fatto è una delle ultime sillogi di Mahmud Darwish e contiene 47 liriche brevi e sei poesie lunghe che nella parte conclusiva rimodulano in maniera più articolata alcuni dei temi anticipati. Già nell’epigrafe il poeta evoca Una telepatia di menti o una telepatia di destini mettendo a confronto la citazione di Abu Tammam “Né tu sei tu, né dimore sono le dimore” e quella di Lorca “E ora, io non sono io, né la dimora è casa mia”. Il luogo, quindi, costituisce un elemento fondamentale in cui l’io poetico viene declinato in una grande varietà di assetti temporali: storici, mitici e del quotidiano che rispecchiano la sua visione dell’umanità in generale e del palestinese in particolare vista la catastrofe, il trauma e l’espatrio a cui quest’ultimo è stato sottoposto nella sua terra e all’estero. L’andamento stesso della raccolta è vivacizzato dal fatto che spesso piccoli gruppi di due o tre liriche aprono un dialogo tra di loro creando accostamenti e incroci, nei quali il luogo chiuso rimanda all’appartenenza, alla nostalgia e alla comunione mentre quello aperto riporta alla dissociazione, ripugnanza e paura dell’ignoto.
 
 
“Sa cosa desidera dal significato. Tutto
 è invano. E a caccia delle proprie antitesi le parole usano i propri trucchi,
invano. Strappa l’imene alle parole e poi le porta
riverginate al suo vocabolario.  E come pecore conduce i cavalli  
dell’alfabeto verso la sua trappola, radendo
il pube del linguaggio: Mi sono vendicato dell’assenza.”
 
(da, Il Curdo non possiede che il vento)
 
 
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Un altro giorno verrà
 
Un altro giorno verrà, un giorno femmineo,
alla metafora trasparente, compiuto,
diamantino, di visita nuziale, soleggiato,
fluido, allegro. Nessuno sentirà
alcun bisogno di suicidio o di migrazione.
Poiché ogni cosa, fuori del passato, e naturale e vera,
sinonimo dei suoi attributi originari.
Come se il tempo oziasse in vacanza… “Prolunga il bel
tempo
della tua grazia. Illuminati nel sole dei tuoi seni di seta,
e aspetta l’arrivo della buona novella. Poi,
potremo crescere. Abbiamo ancora tempo
per crescere dopo questo giorno…”
Un altro giorno verrà, un giorno femmineo,
dal cenno canterino e dal saluto e verbo azzurri.
Tutto e femmineo fuori del passato,
l’acqua scorre dalle mammelle della pietra.
Nessuna polvere, nessuna siccità, e nessuna sconfitta.
E le colombe dormono in un carro armato abbandonato
quando non trovano un piccolo nido
nel letto degli amanti.
 
 
 
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In un giorno simile a questo
 
In un giorno simile a questo, nell’angolo nascosto
di una chiesa, adornata come una donna,
in un anno bisestile, nell’incontro di un verde
infinito con l’oscuro colore di kohl di questa mattina, e
nell’incontro della forma con la sostanza,
e del sensuale con il mistico,
sotto il legno di un ampio pergolato
nell’ombra di un passero
che sconvolge l’immagine del significato, e in questo
luogo sentimentale
incontrerò la mia fine e il mio inizio
e diro: “Che voi due siate maledetti! Prendetemi
e lasciate
il cuore della verità fresco per le figlie affamate dello
sciacallo”,
diro: “Non sono un cittadino
o un rifugiato
e voglio una cosa sola,
una cosa sola:
una morte semplice e tranquilla
in un giorno simile a questo
nell’angolo nascosto delle iris,
che potrebbe risarcirmi molto o poco
per una vita che ero solito misurare
in minuti
o partenze
e voglio una morte in giardino
niente di più e niente di meno!”.
 
 
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Il cavallo è caduto dalla poesia
 
 
Il cavallo è caduto dalla poesia
e le donne di Galilea erano bagnate
di farfalle e di rugiada,
ballavano sopra i crisantemi
I due assenti: tu e io
tu e io siamo i due assenti
Una coppia di colombe bianche
che chiacchierano sui rami di un leccio
Nessun amore, ma amo
le antiche poesie d’amore che difendono
la luna malata dal fumo
Attacco e mi ritiro, come il violino nelle quartine
mi allontano dal mio tempo quando sono vicino
alla topografia del luogo…
Non c’è più margine nel linguaggio moderno
per celebrare ciò che amiamo,
perché tutto ciò che sarà… e stato
Il cavallo è caduto insanguinato
dalla mia poesia
e io sono caduto insanguinato
dal sangue del cavallo…
 
 
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Non chiesi scusa al pozzo
 
 
Non chiesi scusa al pozzo quando gli passai davanti,
presi in prestito dal pino secolare una nuvola
e la spremetti come un’arancia, poi attesi una gazzella
bianca e leggendaria. E ordinai al mio cuore di essere
paziente:
“Sii imparziale come non fossi mio!”. Proprio qui
i miti pastori se ne stavano per aria perfezionando
i loro flauti, e persuasero le pernici dei monti ad andare
verso
il laccio. E proprio qui sellai un cavallo per volare verso
i miei pianeti, spiccando poi il volo. E proprio qui la
sibilla
mi disse: “Attento alla strada asfaltata e alle macchine
e cammina sulle tue esalazioni”. Proprio qui
allentai la mia ombra e attesi, raccolsi il sassolino più̀
minuto
e rimasi sveglio fino a tardi. Infransi il mito infrangendo
me stesso.
E girai attorno al pozzo finché  non volai via da me stesso
verso ciò̀ che non gli appartiene. Una voce profonda mi
gridò: “Questa
tomba non è tua”. Allora chiesi scusa.
Lessi i versetti del saggio libro e dissi
all’ignoto nel pozzo: “Pace a te il giorno che
fosti ucciso nella terra della pace, e il giorno in cui ti
alzerai vivo
dalle tenebre del pozzo!”.
 
 
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Ora, quando ti sarai svegliato, ricorda
 
 
Ora, quando ti sarai svegliato, ricorda l’ultima danza
del cigno. Hai ballato coi cherubini
mentre sognavi? La farfalla ti ha illuminato
mentre ardeva della luce eterna della rosa? La fenice
ti è apparsa nitida… e ti ha chiamato
per nome? Hai visto sorgere l’alba
dalle dita della tua amata? E hai toccato il sogno
con la mano, o hai lasciato che il sogno sognasse da solo,
quando all’improvviso ti sei accorto della tua assenza?
Non è così che i sognatori lasciano il sonno,
diventano incandescenti,
completando nel sogno la propria vita…
Dimmi come hai vissuto il tuo sogno
in un qualche luogo, e ti dirò chi sei
 
E ora che sei sveglio, ricorda:
hai maltrattato il tuo sonno?
Se lo hai fatto, ricordati
l’ultima danza del cigno!
 
Mahmud Darwish, poeta palestinese nato il 13 marzo del 1941 in un villaggio chiamato al-Birwah,
situato in Galilea, ma raso al suolo dall’esercito israeliano in seguito all’occupazione del ’48 e
quindi scomparso dalla carta da allora. I genitori di Mahmud decisero di rifugiarsi temporaneamente
in Libano, per evitare il massacro organizzato ma riuscirono a rientrare in Palestina clandestinamente dopo un anno. Le sue prime opere risalgono agli anni tra il 1966 e il 1970 e daranno un forte nutrimento alla cultura della resistenza. Nel 1970 Darwish conosce un secondo esilio quando decide di abbandonare la Palestina, dopo aver subito umiliazioni, arresti e condanne continue da parte degli israeliani a causa del suo impegno e attivismo, trascorrendo così la sua vita in periodi diversi tra città e capitali sia arabe che europee. In seguito agli accordi di Oslo nel 1993, Darwish ritorna in Palestina e si stabilisce tra Ramallah e Amman fino all’anno della sua morte a
Houston nel 2008. Tra le sue opere Una memoria per l’oblio (1987), Meno rose (1986), Undici astri (1992), Murale (2000), Stato d’assedio (2002).
 
 
 
Sana Darghmouni è docente di lingua araba all’università degli studi di Bologna e traduttrice di poesia araba. Tra le sue ultime traduzioni Dalla biografia dei giorni smarriti di Samira Albouzedi (Di Felice Edizioni, 2022), In disparte e altre poesie di Hassan Najmi (Astarte edizioni, 2021).
 
 
Pina Piccolo è una poeta, traduttrice e attivista culturale che opera in Italia e nel mondo anglofono.
In italiano ha pubblicato la raccolta I canti dell’Interregno (Lebeg 2018).