Cosa sognano i popoli in cammino? Nota di Paolo Polvani a “Verrà l’anno” di Vera Lùcia De Oliveira.

     

Riprendere in mano libri del passato, anche se di un passato non molto lontano, riserva sempre delle sorprese. In un libro letto recentemente, Ogni coincidenza ha un’anima, l’autore, Fabio Stassi, parla di “contemporaneità psichica” allo scopo di illuminare i motivi per cui rileggere un libro ci regala emozioni diverse da quelle della lettura precedente: perché in realtà chi ha letto quel libro era un’altra persona, e perciò rileggere libri è un ottimo sistema per incontrare il nuovo inquilino che abita il nostro corpo. Così riprendendo in mano un libro di Vera Lùcia de Oliveira del 2005, Verrà l’anno, Fara Editore, mi ricordo sì che il libro ha vinto il premio Popoli in cammino, ma mi accorgo di alcune altre cose che non avevo notato allora, e cioè che l’argomento centrale del libro è la casa, anzi gli argomenti sono due: la casa e la mamma (da ricordare anche che è sua una delle più belle poesie sui gatti, Il gatto e la fisica, che però è in un altro libro). Il libro è del 2005 e in quegli anni il cammino dei popoli era già planetario, perché i popoli non hanno mai smesso di camminare e non smetteranno mai di spostarsi, a dispetto dei muri, dei naufragi e dei respingimenti, ma non era ancora accompagnato da quel frastuono eclatante che sappiamo. Anche Vera è una migrante, atipica perché la necessità del migrare trova le sue motivazioni in ragioni amorose, ed è inoltre una migrante privilegiata, considerato che lavora nell’università, intrattiene relazioni e collaborazioni con importanti istituzioni, traduce libri (e a questo proposito è da ricordare che è sua la traduzione di un bellissimo libro di Ledo Ivo, Illuminazioni). Che cosa mi fa pensare la poesia di Vera? mi fa pensare che quando incrociamo quegli occhi disperati guardarci dai barconi, o fuori dai supermercati chiederci l’elemosina, il sogno di quegli uomini e di quelle donne è avere una casa, un luogo di stabilità, e in quella casa custodire le proprie memorie, i propri affetti. Com’è la casa di Vera? ospitale, molto ospitale, come leggiamo in queste poesie:

      

nella mia casa abita un passero
che ho invitato a entrare
gli ho dato da mangiare
gli ho detto signor passero
quando vorrà potrà anche uscire
non è detto che debba sempre
rimanere qua dentro

*

nella mia casa adesso entrano i ghiri
anch’io sono un ghiro e così ci riconosciamo
hanno il segreto del sonno e anch’io ora ho
il segreto del sonno
noi abbiamo i nostri lettini i cuscini
lenti sentiamo il respirare piano
la notte di ognuno di noi

*

ora nella casa c’è posto per le rondini
se d’autunno non vogliono partire
ci sarà un letto caldo e cuscini
chiuderanno gli occhi
crederanno di volare ancora
godendo il tepore del sole

*

poi aprirò il cortile ai gatti
con i gatti si può parlare
li guardi e miagoli e loro
ti guardano e si chiedono
cosa mai mi vorrà dire
questo grosso gatto strano

*

c’è posto per i morti essi
possono entrare ma debbono
stare in silenzio come si conviene
ai morti se no cominciano a lamentarsi
e non ho il cuore per tanto dolore
poi a loro le parole come fanno
a uscire da bocche da tanto tempo
chiuse?

*